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25/05/2021

Dote e voto ai giovani, la strategia di Letta

Corriere della Sera - M. Gu.

Tensioni in maggioranza sugli appalti, Draghi cerca la sintesi. Salvini: la flat tax si farà, ma non ora
roma
A fare un passo indietro sulla tassa di successione Enrico Letta proprio non pensa. Il segretario del Pd difende con forza la sua proposta, perché «stiamo prendendo a calci nel sedere i nostri giovani che sono il futuro dell'Italia». Travolto dalle polemiche e dagli attacchi della destra, il segretario del Pd rilancia. Spiega di averne parlato con Draghi e si augura che la «sua» tassa possa entrare in quella «riforma fiscale più complessiva» che il premier ha in mente.

La maggioranza è scossa dallo scontro sulle regole per gli appalti, ma Draghi non potrà fare la sintesi sul decreto Semplificazioni in cabina di regia prima di mercoledì. La tensione è alta, i partiti litigano sulle norme per velocizzare i cantieri. Lette le prime bozze del decreto Semplificazioni Leu e parte del Pd chiedono di non togliere i limiti ai subappalti, Salvini spinge per «cancellare il codice degli appalti» e Forza Italia vuole liberalizzare al massimo.


In questo clima il segretario si accomoda nel salotto di Fabio Fazio a Che tempo che fa . Perché l'azzardo di una nuova tassa, che Draghi ha subito stoppato? «Per il motivo per cui sono tornato in politica - risponde Letta -. L'Italia deve tornare a essere un Paese per giovani, che in questo anno di Covid si sono sacrificati per la parte più fragile della popolazione». Se mai la proposta dovesse diventare realtà, alla metà dei diciottenni italiani andrebbero diecimila euro: «Soldi vincolati, non è un regalo». Servirebbero per continuare gli studi, affittare una casa, o mettere in piedi un'attività professionale. A pagare il conto sarebbe l'1% dei cittadini, i più ricchi, perché sulla parte eccedente i 5 milioni di euro dei grandi patrimoni scatterebbe un'aliquota del 20%. E qui Letta ricorda che da noi la tassa di successione è stata eliminata mentre c'è negli Usa e nei grandi Paesi Ue. «Il nostro è un Paese che premia la rendita - insiste Letta -. Io non dico di tassare il ceto medio, chiedo rispetto per i giovani tartassati costretti ad andarsene. La parte più ricca dia un contributo». E ancora: «Bisogna rompere la logica dell'evasione fiscale».


Letta rilancia anche il voto ai sedicenni, pur sapendo che «è una cosa divisiva». Non teme che con queste idee di sinistra perderà le elezioni? «Farò di tutto per vincerle, sono qui per dare un futuro all'Italia. Noi le riforme vogliamo farle. Fisco, giustizia, concorrenza... Il governo Draghi è una grandissima opportunità». Il leader della Lega ha rinunciato alla flat tax e Letta gli tende una mano: «Io sostengo il governo. E se Salvini in chiave europeista vuole fare la riforma della giustizia, con Draghi si può fare».


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La parola

dote

Il segretario del Pd Enrico Letta, in un'intervista a
7
del Corriere , ha proposto di distribuire più risorse ai giovani facendo leva sulla tassa di successione. Il progetto prevede una tassazione al 20% (con franchigia di 1 milione di euro) su successioni e donazioni superiori a 5 milioni di euro per assegnare una dote di 10 mila euro a circa 280 mila giovani, la metà dei 18enni, in base all'Isee familiare


Foto:

In tv
Il segretario
del Pd Enrico Letta, 54 anni, ospite di Fabio Fazio, 56, ieri
a Che tempo
che fa su Rai 3 per presentare il suo libro Anima
e cacciavite (Solferino)