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30/06/2020

Dossier senza risposte e Senato a rischio, la calda estate di Conte

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta Manuela Perrone

MAGGIORANZA
Molti i fronti aperti, ma solo a settembre si decideranno le sorti del governo Scontro con Berlino. Merkel spinge per il Mes, il premier replica: ai nostri conti penso io
ROMA

Al Senato già stanno facendo i conti: per votare all'election day del 20 settembre con le regionali bisognerebbe sciogliere le Camere entro il 20 luglio. L'Aula di Palazzo Madama la prossima settimana non lavorerà, e quella successiva anche in caso di incidente potrebbe essere troppo tardi. In realtà nessuno pensa davvero a far cadere il governo adesso per andare alle elezioni. Ma il sospiro di sollievo dei senatori non elimina il percorso a ostacoli previsto già dalla metà di luglio, a cominciare dal voto sul nuovo scostamento di bilancio da 20 miliardi che dovrebbe tenersi proprio il 15 luglio e che richiede la maggioranza qualificata di 161 eletti a Palazzo Madama. E stavolta il soccorso del centrodestra non è scontato. Lo ha ricordato ieri Renato Brunetta di Forza Italia: «Se il governo continua a tirare dritto senza ascoltarci, non lo voteremo».

La votazione ritenuta da tutti più a rischio è però quella quasi contemporanea che si terrà sul pacchetto di aiuti europei, Mes compreso, alla vigilia del Consiglio europeo del 17-18 che dovrebbe chiudere l'accordo sul Recovery Fund. In questa occasione il premier Giuseppe Conte difficilmente potrà di nuovo trasformare le sue comunicazioni in un'informativa per evitare il voto. E le fibrillazioni in casa Cinque Stelle, segnata dai nuovi addii di questi giorni (tra cui la senatrice Alessandra Riccardi passata alla Lega di Matteo Salvini che ieri si è detto sicuro di nuovi traslochi), non fanno dormire sonni tranquilli ai partiti della maggioranza e allo stesso premier. Tanto che si sta studiando una risoluzione di maggioranza sul solo Recovery fund rimandando la questione Mes a settembre.

Ieri, peraltro, a incalzare l'Italia perché attivi la linea di credito del Fondo Salva-Stati è stata direttamente la cancelliera tedesca Angela Merkel: «Non abbiamo creato questi strumenti per lasciarli inutilizzati». Piccata la replica di Conte: «Sul Mes non è cambiato nulla. Rispetto l'opinione di Merkel, ma a far di conto per l'Italia è il sottoscritto con il ministro Gualtieri, il Ragioniere dello Stato e tutti i ministri».

Secondo le stime del Pd sarebbero almeno sette i senatori Cinque Stelle non disposti a votare il pacchetto Ue se all'interno ci sarà anche il Mes. E dal momento che ormai la maggioranza si regge su sei voti è evidente che il supporto di Forza Italia - più volte garantito da Silvio Berlusconi, in disaccordo con gli alleati - diventerebbe decisivo, alterando gli equilibri politici alla base del Conte 2. Anche per questo nelle scorse settimane il Partito democratico ha avviato, con il capodelegazione Dario Franceschini e il capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci, contatti informali sia con Fi sia con il M5S per capire se è possibile immaginare un ingresso in maggioranza degli azzurri. Ipotesi subito rigettata dai pentastellati, che non reggerebbero la convivenza con il vecchio "nemico" Berlusconi. E gli stessi azzurri hanno recapitato al Pd un messaggio di cautela: prima delle regionali, dove corrono insieme a Lega e Fdi, non sono pronti per uno strappo così forte con Salvini e Giorgia Meloni.

La deadline dell'autunno è considerata da tutti, anche dal M5S in piena crisi di leadership, come decisiva per capire davvero le sorti del governo e di Conte. A settembre infatti sarà più chiara l'entità della crisi post-Covid e il livello della rabbia sociale più volte evocato dal segretario dem Nicola Zingaretti negli ultimi giorni. Se a questo si dovesse aggiungere la mancata decisione sui dossier ancora aperti, potrebbe concretizzarsi il mix perfetto per convincere gran parte dei partiti di maggioranza a cambiare cavallo.

Non a caso Matteo Renzi, che in questa fase è molto collaborativo con il premier, lancia una sorta di avvertimento: «Un governo che vuole governare deve avere una rotta - dice il leader di Iv in un'intervista oggi al Foglio -. Un governo che procede un po' di qua e un po' di là è un governo che una rotta non ce l'ha. E quando manca la rotta le navigazioni diventano pericolose».

Un monito che arriva dopo l'ennesimo vertice inconcludente tra Conte e i capidelegazione. Il decreto semplificazioni, che era stato promesso dal premier per questa settimana, arriverà «non prima di metà luglio», ammettono fonti governative, dal momento che il testo è ancora in alto mare. Ieri è saltata una riunione politica su Autostrade, altra questione in sospeso ormai da due anni, con il M5S che continua a premere perché Atlantia ceda il controllo di Aspi. Nel cassetto restano anche, con grande insofferenza del Pd, le questioni ex Ilva e Alitalia. In Parlamento va poi approvato il decreto rilancio, la cui discussione sta andando per le lunghe alla Camera e per il quale l'ombrello della fiducia è dato per scontato.

Ma ai vecchi nodi se ne aggiungono di nuovi. Come il piano di rilancio tutto ancora da scrivere. Come gli scontri sul taglio dell'Iva e sugli ammortizzatori sociali, che dovrebbero confluire nel nuovo decreto luglio per cui serve l'autorizzazione a nuovo deficit per almeno 20 miliardi. E come, infine, le tensioni sulla nuova raffica di nomine, a cominciare dal cambio della guardia in Consip.

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2 MISURE IN ARRIVO Decreto Luglio, solo un mese per la conversione A rischio la pausa estiva La manovra d'estate è un classico dei Governi balneari e d'emergenza. Ma presentarsi in Parlamento, per altro con una maggioranza risicata al Senato, con una manovra da non meno di 20 miliardi potrebbe regalare più di un brivido al Governo. Calendario alla mano e dando in arrivo la nuova richiesta di deficit da 20 miliardi per la prima decade di luglio, al Governo resterebbe un solo mese per ottenere a ranghi completi la conversione in legge del nuovo Dl. A meno di non voler rinunciare per il secondo anno consecutivo alla pausa estiva, ma nell'estate 2019 si era aperta la crisi del "Papete".

I FRONTI APERTI

1

LO SCOSTAMENTO

Deficit, il rischio delle maggioranze qualificate

Soccorso "azzurro" a rischio

Il primo appuntamento a rischio per la maggioranza in Senato è quello - previsto per il 15 luglio - sul nuovo scostamento di 20 miliardi per varare il decreto luglio

che conterrà, tra l'altro, la proroga degli ammortizzatori sociali. Un voto che

richiede la maggioranza qualificata di 161 eletti a Palazzo Madama.

E stavolta il soccorso del centrodestra non è scontato.

Lo ha ricordato ieri Renato Brunetta di Forza Italia:

«Se il governo continua a tirare dritto senza ascoltarci, questa volta il centrodestra non voterà il terzo scostamento».

4

DL RILANCIO

Quaranta giorni per spartirsi la dote di 800 milioni

Spazio a micro interventi

È dal 20 maggio, giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n. 34, che i partiti della maggioranza si confrontano e discutono su come spartirsi la mini dote di 800 milioni che il Governo ha messo a disposizione di deputati e senatori per finanziare il via libera agli emendamenti. Una discussione che ha rallentato il "rilancio" a partire dal superbonus del 110% che il 1° luglio debutterà al buio in attesa dei regolamenti attuativi e soprattutto di correttivi ancora bloccati alla Camera in commissione Bilancio in cerca delle necessarie coperture.

7

FISCO

Scontro aperto sul taglio tasse tra Iva e lavoro

Sull'Iva premier isolato

Intervenire su una singola imposta con una rimodulazione al ribasso dell'Iva selettiva e temporanea o al contrario procedere con una riforma fiscale più ampia con al primo posto la riduzione delle tasse su lavoratori e imprese. Le distanze tra il premier Conte, sostenitore din un taglio dell'Iva per rilanciare i consumi, e il partito democratico non si sono mai ridotte dal giorno in cui al termine degli stati generali dell'economia Giuseppe Conte ha annunciato un intervento per sostenere i consumi. In senso contrario non solo il Pd ma anche tutti le altre forze di Governo.

2

5

FONDO SALVA STATI

Sul prestito del Mes da 36 miliardi pesa il veto Cinque Stelle

I timori per il voto al Senato

La linea di credito del Mes per l'emergenza Covid vale per l'Italia fino a 36 miliardi. L'unica condizionalità esplicita è che siano destinati a spese sanitarie dirette o indirette. Pd e Iv premono per attivarlo. Ma il M5S, ostile al Fondo Salva-Stati e sempre più diviso, resta contrario. L'intenzione di Conte resta perciò quella di evitare un voto sul Mes. Per sminare il terreno da possibili incidenti si valuta di presentare, prima del Consiglio Ue del 17 luglio, una risoluzione di maggioranza sul solo Recovery Fund. Rimandando la questione Mes a settembre.

8

AUTOSTRADE

Il destino di Aspi appeso al braccio di ferro nel governo

Due anni di rinvii

Il 14 agosto saranno passati due anni dal crollo del ponte Morandi a Genova, costato la vita a 43 persone. Da allora, su input dei Cinque Stelle, è partito nel governo il procedimento per la revoca della concessione. Che non si è mai chiuso. Il M5S vuole la revoca e chiede che Atlantia, la holding della famiglia Benetton, ceda il controllo di Aspi a una cordata guidata da Cdp, F2i e fondazioni. Pd e Iv spingono per un accordo su tariffe, investimenti e maxipenale. Il premier ha promesso che il dossier sarà chiuso a breve. Ma per il momento è ancora stallo.

3

SEMPLIFICAZIONI

Investimenti e codice appalti, il Dl non decolla

Il nodo commissari

Se ne parla da oltre due mesi ma il Dl semplificazioni per rilanciare gli investimenti pubblici non decolla, slitta di settimana in settimana. Forse perché i decreti con decine di miliardi di spesa sono più urgenti e politicamente più attraenti (ora ne arriva un altro a metà luglio). O più semplicemente perché sulle infrastrutture tutti i governi rischiano di rompersi l'osso del collo. Questo Dl non fa eccezioni: Palazzo Chigi prova a superare la paralisi mediando fra il Pd che non vuole i commissari e difende il codice appalti (sia pure da semplificare) e M5s e Iv che vogliono il modello Genova.

6

LAVORO

Proroga della cassa integrazione : generale o selettiva

Scontro sulla cig

La nuova proroga della cassa integrazione, crea divisioni nella maggioranza. Le 18 settimane finora concesse scadono a metà luglio per le imprese che hanno attivato da subito l'ammortizzatore. Ma c'è un problema di coperture: 4 settimane costano 4-5 miliardi. Mef e Pd ipotizzano di concedere la Cig ai settori più colpiti dal lockdown, ma il ministero del Lavoro e M5S premono per una proroga generalizzata fine a fine anno. L'estensione della copertura della Cig è chiesta anche della Lega.

9

ALITALIA

Alitalia, ritardi sul rilancio della compagnia

Il nodo delle nomine

Lo scontro sulle nomine ha ritardato l'avvio della Newco Alitalia, anche se i ministri hanno smentito divergenze. «Il piano industriale non c'è, ci sono le mie linee guida da condividere con il Mef e i colleghi. Siamo allineati su tutto», ha detto la ministra Pd De Micheli. «Stiamo accelerando», ha affermato il ministro M5S Patuanelli. Sta di fatto che è stato lo stesso leader Pd Zingaretti a chiedere di accelerare sulla compagnia. In base al decreto Rilancio, c'è uno stanziamento di 3 miliardi di dote. Con Italia Viva però stanca «di buttare miliardi di soldi contribuenti»