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26/05/2020

Dopo le tensioni, la causa La Toto adesso porta la Provincia in tribunale

Gazzetta di Mantova - Francesco Romani

Svolta per il ponte di S. Benedetto. Il rischio: cantiere fermo sino al 9 novembre Le frizioni: il prezzo della caserma di via Chiassi e la ripresa lavori post Covid
Francesco Romanisan benedetto poLa Toto Costruzioni generali, la società che con la Vezzola si è aggiudicata nel 2015 l'appalto della Provincia per la sistemazione del ponte di San Benedetto Po, ha presentato al tribunale di Brescia una citazione per far dichiarare la stazione appaltante "inadempiente" agli obblighi assunti con il contratto di appalto. Nel mirino della Toto, due presunte mancanze: il valore della caserma dei carabinieri di via Chiassi, che la Provincia ha messo nel contratto come pagamento in aggiunta ai 30 milioni della Regione, e la mancata trasmissione del Piano di sicurezza e coordinamento (PSC) post Covid nei termini di legge. In attesa dell'udienza indicata al 9 novembre, o di un accordo, tutto si ferma. L'eccezione di inadempimentoToto ha chiesto l'applicazione dell'articolo 1460 del Codice civile ( "eccezione di inadempimento"). Una formula giuridica usata «quando una parte giustifica la mancata esecuzione della propria prestazione con l'inadempimento dell'altra». Toto, quindi, non ha eseguito tutto quanto imposto dalla Provincia, ma per l'azienda ciò è stato per colpa di Palazzo di Bagno. Trattativa o stop al contratto? La prima lettura del fatto è la volontà di Toto di mantenere il rapporto contrattuale rimettendo, però, le cose in parità. Chiedendo, insomma, al giudice che ponga equilibrio nei rapporti Provincia-Toto, che da tempo si erano trasformati in una sorta di braccio di ferro. Questo per poter ripartire senza più litigi e contenziosi. Ma sullo sfondo si profila anche una seconda possibilità, scenario che risulterebbe ben più pesante: la risoluzione del contratto per inadempimento della Provincia, causato dagli addebiti mossi dalla Toto. Il che comporterebbe la necessità di una nuova gara d'appalto, circa 3 anni di attesa, e una nuova ditta, sempre che accetti, disposta a riprendere il lavoro interrotto a metà. il nodo della casermaPer capire perché la Toto imputa alla Provincia di non avere adempiuto agli impegni contrattuali, occorre fare un piccolo passo indietro. Il bando di gara per il ponte prevedeva la cessione di un immobile (la caserma di via Chiassi) per 3,8 milioni. Il prezzo era stato stimato considerando un valore di rinnovo del contratto d'affitto (preventivamente disdetto dalla Provincia) in linea con quanto indicato dalle Entrate (320mila euro annui), poi ulteriormente revisionato dall'ufficio del Demanio della Provincia (248mila euro) poco prima della presentazione delle offerte. In realtà il contratto di affitto con il ministero dell'Interno non è stato rinnovato, il vecchio canone era 83mila euro, c'è un contenzioso in corso e il massimo che si potrà ottenere, ammesso che la diatriba si concluda a favore della Provincia, è già stato fissato: 211mila euro. Toto eccepisce, quindi, che in mancanza del rinnovo del contratto «l'appalto sarebbe privo della necessaria copertura finanziaria». In più il bene non ha contratto di locazione, perché disdettato e quindi Toto, che intende vendere l'immobile, non può avviare trattative con possibili acquirenti. L'emergenza CovidLa Provincia aveva sospeso il cantiere di riqualificazione del ponte per l'emergenza coronavirus ordinandone poi la ripresa per il 4 maggio. Ma, eccepisce la Toto, il Piano di sicurezza e coordinamento (Psc), il documento in base al quale la ditta deve riorganizzare il cantiere con le nuove regole anti Covid, non è mai stato trasmesso in forma definitiva a norma di legge. E ne sono solo state anticipate alcune bozze ad appena quattro giorni lavorativi dalla intimata ripresa del cantiere, rendendo impossibile l'effettivo riavvio dei lavori. udienza in novembreLa goccia dell'intimazione della ripresa cantiere ha fatto traboccare il vaso dei rapporti già tesi fra Toto e Provincia. L'azienda ha dato mandato allo studio legale dell'avvocato Arturo Cancrini, uno dei massimi esperti in Italia di appalti pubblici, di citare in giudizio la Provincia all'udienza del 9 novembre «per garantire l'eguaglianza delle posizioni delle parti nell'esecuzione del contratto». Ritenendo vi sia chiara «evidenza dell'inadempimento alle obbligazioni assunte dalla Provincia di Mantova in sede di gara e di sottoscrizione del contratto di appalto». Il cantiere, dunque, resta fermo. -© RIPRODUZIONE RISERVATA