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26/06/2020

Dopo la sfilata di Villa Pamphili il premier è di nuovo in panne

Il Tempo - ANGELO DE MATTIA

L'INTERVENTO Finiti gli Stati generali manca un vero spirito riformista per modernizzare il Paese
Rischio Il rinvio dei temiprincipali dell'azione dell'esecutivo rende più debole il nostro Paese agli occhi dei partner europei
Il rinvio dell'emanazione del «decreto semplificazione» dopo i reiterati annunci di imminente adozione non è di certo il miglior seguito degli Stati Generali, anche se non è mancato uno non circoscritto scetticismo sulla produttività della consultazione. Non è nemmeno sufficientemente chiara la motivazione del rinvio. In ogni caso, sembra ci si concentri sulle autorizzazioni, sulle concessioni e sul delicato e complesso codice degli appalti: temi di paricolare importanza, ma che non possono affatto essere ritenuti esaustivi di una rivisitazione dell'amministrazione. I punti terminali del rapporto con i cittadini - utenti, i relativi procedimenti sono quelli che per primi vengono in rilievo ed è, dunque, corretta l'attenzione ad essi dedicata. Ma una vera, efficace rivisitazione esige che si affrontino anche i «rami alti»: come si decide nell'amministrazione pubblica, le attribuzioni, le strutture organizzative e le interrelazioni tra le stesse e tra i diversi oirgani, le tecnologie, le deleghe, i rapporti tra i compiti propri della politica e quelli di spettanza dell'amministrazione in senso stretto, oltre al tema delle responsabilità penali e di quelle erariali. Insomma, se non si vara un disegno riformatore organico, completo, il rischio è che i problemi si ripresentino come la barba del diavolo che, rasa in una guancia, si riforma nell'altra e così di seguito. Ben oltre mezzo secolo di tentativi riformatori senza successo dovrebbero insegnare cautela, ma anche rendere evidente la necessità di una forte determinazione del decisore politico, cosa che non appare oggi, quanto meno nel grado in cui sarebbe necessaria. Il rinvio in questione finisce con il fornire motivazioni a coloro - in specie i cosiddetti Paesi frugali - che in sede europea avanzano dubbi sulla solidità della guida, da parte del Governo, e se ne servono per porre ostacoli sulla strada dei fondi da decidere con le diverse misure, in particolare con il «Next Generation». Ma, mentre si segna il passo in questo versante, avanzano riforme «silenziose», nel senso che non sono presentate come vere riforme, tutt'altro. La prima riguarda i poteri conferiti al Ministro dell'economia, con il «decreto Rilancio», per apportare le occorrenti variazioni di bilancio al fine di rimodulare l'assegnazione delle risorse prevista dallo stesso decreto. Un potere da esercitare, sentito il Ministro competente, ma modificando le decisioni del Parlamento: un grave sbrego costituzionale del quale pochi parlano, mentre, «mutatis mutandis», un pressoché simile potere viene attribuito anche al Ragioniere Generale dello Stato. Cosa si aspetta nel rimediare a una norma che potrebbe avere una sua plausibilità solo in uno «stato di eccezione»? E, comunque, si dovrebbe trattare di un'attribuzione da conferire al Presidente del Consiglio che, di volta in volta, dovrebbe almeno informare del relativo esercizio preventivamente le Camere. Che il potere esecutivo possa modificare le decisioni del legislativo con un provvedimeno di un Ministro (dunque, al di fuori della delega al Governo propria, con i suoi principi e criteri direttivi, dei decreti legislativi) è un'innovazione che non può affatto reggere così come è stata prevista. Se la norma fosse contestata e si arrivasse alla Corte costituzionale, è molto pobabile una pronuncia di incostiuzionalità. Ma contemporaneamente si pensa pure ad altre innovazioni di rilievo nel governo dell'economia riguardanti, in particolare, il campo di intervento della Cassa Depositi e Prestiti che ora si vorrebbe fare entrare, insieme con F2i, in Autostrade, mentre qualche altro ipotizza un rafforzamento della stessa Cdp in Tim che eguagli la partecipazione di Vivendi, in raccordo con l'interessenza detenuta in Open Fiber. Operazioni, soprattutto la prima, che dovrebbero essere chiarite qualora abbiano fondamento, con particolare riguardo alla Cassa le cui attribuzioni si starebbero estendendo, tanto da dare sostegno alla tesi di chi dice che si starebbe creando difatto un nuovo Iri, senza che il Parlamento e lo stesso dibattito pubblico siano coinvolti, come anche giuridicamente necessario.Restano, invece, ancora pendenti le scelte per Alitalia e per l'Ilva. Non è stata, però, accantonata, come era sembrato, l'dea del premier Conte di operare un non meglio precisato taglio dell'Iva, slegato, tuttavia, da una organica riforma fiscale. Se il seguito degli Stati Generali avesse dovuto determinare questo quadro così frammentato, allora sarebbe stato preferibile evitare una consultazione che sembra produrre un risultato all'insegna del «tot capita, tot sententiae». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Giuseppe Conte


Foto: Consiglio dei ministri durante gli Stati generali dell'Economia a Villa Pamphili, terminati domenica scorsa