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23/06/2020

Dopo dieci giorni in villa i problemi sono aumentati

Libero - ROBERTO FORMIGONI

La frustata
■ Finiti gli Stati Generali è diventato chiaro a tutti che si è trattato di una colossale perdita di tempo. Dieci giorni sottratti al lavoro del governo solo per dar modo a Conte di apparire in tutti i Tg e di far promesse su tutto (purtroppo largamente infondate). I rappresentanti del mondo produttivo hanno ripetuto a gran voce di temere per l'autunno una crisi economica e sociale senza precedenti, hanno detto che è ora che il governo scelga da subito una strategia di sviluppo, e la attui al volo. I dati dicono che la situazione è drammatica. Nella produzione industriale - ovviamente il settore più importante - siamo a un meno 46,9% di fatturato, meno 49% di ordinativi, con il picco del settore automotive a un meno 56,8% di immatricolazioni. A fronte di ciò l'unica reazione del governo è stato un blocco dei licenziamenti di ulteriori quattro settimane, necessario per i dipendenti, costoso assai per le risorse già scarse delle aziende. Non basta, la pubblica amministrazione ha un debito arretrato con le imprese di 50 miliardi, ha i fondi per erogare ma non eroga. Né vengono restituiti i 3,4 miliardi di accise-energia impropriamente trattenuti dallo Stato. Il governo non è riuscito a far fronte agli impegni nemmeno con la cassa integrazione, che finora è stata pagata in larga misura dalle aziende, mentre un milione di lavoratori la attende da aprile. Si vocifera poi di una proroga del cosiddetto "split payment", che sottrarrebbe alle imprese ulteriori 2,5 miliardi di liquidità. E infine va registrato il fallimento delle tante strutture statali cui era stato affidato il compito di accelerare gli investimenti pubblici, ma finora né Investitalia, né Strategia Italia, né Cdp, né Italia Infrastrutture hanno dato risultati. Eppure si tratta di opere pubbliche già approvate, già finanziate, immediatamente cantierabili. Sono cantieri per 120 miliardi che dovevano partire ieri, che darebbero lavoro a centinaia di migliaia di disoccupati, e permetterebbero la realizzazione di strade, ponti,ferrovie, opere edilizie di cui l'Italia ha assolutamente bisogno. Mettendo anche in moto un indotto tutt'altro che trascurabile! LA GRANDE IMPUTATA La grande imputata in questi casi è sempre la pubblica amministrazione, ma si finge di dimenticare che la P.A. è governata dalla politica, da leggi e regolamenti che la politica impone, e allora il governo dovrebbe cominciare a cambiare se stesso, a eliminare la pletora di pratiche e di documenti che continua a richiedere. Il ponte di Genova è stato ultimato in tempi relativamente brevi anche perché ha potuto derogare al codice degli appalti e obbedire semplicemente alle regole europee. Perché non si butta definitivamente alle ortiche il codice degli appalti e si seguono solo le regole europee, come accade negli altri 26 paesi nostri concorrenti? È un esempio, facciamone un altro. I 13 decreti varati dall'inizio della pandemia richiedono 165 misure attuative, di queste solo 31 (meno del 20%) sono state licenziate in tre mesi di urgenza assoluta. Il solo documento liquidità, quello che dovrebbe erogare le risorse per chi ne ha più bisogno, prevedeva 12 provvedimenti attuativi, dei quali nemmeno uno è stato varato. Capite quali sono i problemi su cui il governo dovrebbe lavorare a testa bassa? Ma loro preferiscono gli show a Villa Pamphilj. Il tempo passa, i problemi si incancreniscono, ma abbiamo sentito Conte dichiarare che il Recovery plan italiano sarà pronto entro settembre. Entro settembre? Conte sa cosa significa? La crisi sarà già scoppiata, con centinaia di aziende chiuse o fallite, lavoratori licenziati, famiglie in difficoltà. STUDENTI DIMENTICATI Questo è il quadro reale, non drammatizzato. Anzi, dall'Europa filtra la possibilità che le risorse promesse potrebbero diminuire perché alcuni paesi non si fidano. Nel frattempo non si parla più di riapertura delle scuole il 1o settembre come era stato promesso (e dài!) ma il 14 se va bene, salvo chiudere dopo quattro giorni per le elezioni regionali del 23, o addirittura a fine settembre. E nulla verrà stanziato per i 900.000 studenti che frequentano le scuole pubbliche paritarie: che si arrangino da sé, a chi interessa il futuro dei nostri ragazzi? Nel frattempo è stato varato un family act che conterrebbe anche alcune cose buone, come un assegno unico per ogni figlio dal 7o mese di gravidanza al 18o anno di età. Ma non sarà finanziato né nel 2020 né nel 2021, se va bene bisognerà aspettare la finanziaria del 2022. Campa cavallo...e famiglia crepa, chi se ne frega? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Roberto Formigoni (Fotogr.)