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24/11/2019

Donadio, Sgnaolin e la corruzione per vincere appalti negli ospedali

Il Mattino di Padova - Gianni Belloni

Il boss intercettato nel 2012 dalla Gdf tramava con i complici per ottenere lavori a Padova e Verona distribuendo tangenti
PADOVA. In palio un appalto per la manutenzione per quattro anni degli ospedali di Padova e Verona. È l'oggetto dell'animata discussione registrata dalla Guardia di finanza di Trieste. Siamo nel 2012, Luciano Donadio, il capo del gruppo camorrista insediato nel Veneto orientale e arrestato nel febbraio di quest'anno per associazione mafiosa, ne parla con il suo sodale Christian Sgnaolin, con Luigi Visicale, un imprenditore di origini siciliane residente nel Veneziano e un altro personaggio non identificato. Gli ultimi due assicurano, o millantano, sicuri contatti con l'azienda ospedaliera. All'inizio sembra un passeggiata: «Abbiamo sia il dirigente, quello che deve firmare... che... manovra... i soldi... e sia l'ufficiale giudiziario che già sono di qua sono... una bustarella!!!» assicura l'uomo non identificato. Il problema è trovare una "azienda pulita". «Noi l'azienda ce l'abbiamo... la società è buona... il Durc è a posto (si tratta del Documento unico di regolarità contributiva, ndr)...». Ma c'è un problema: l'amministratore, Antonio Cugno, ha dei precedenti per rapina. Tutto non si può avere.Da qui una discussione in punta di diritto: «Come società è a posto... ma quando fanno l'antimafia... guardano sempre chi è... chi la gestisce... La società non può essere mafiosa...» argomenta preoccupato il boss Luciano Donadio. Sgnaolin sembra propendere per l'interpretazione più favorevole - «quello che importa è la società» - e la preoccupazione si dilegua così rapidamente.Nella discussione subentrano i ricordi: all'ospedale di Padova il clan camorrista ha già lavorato quattro o cinque anni prima, «Abbiamo fatto manutenzione per quanto riguarda le cose elettroniche» ricorda Donadio. Sembra che a quel tempo sia sorto qualche problema: «Sì, avevo sentito che era successo un po' di casino... Però non so poi perché sono nati i problemi», sottolinea l'uomo non identificato.A questo punto la discussione si concentra sulle modalità di svolgimento della gara. «Ne abbiamo fatte tante in passato» ricorda Donadio «ma adesso non è più come una volta... però... loro devi stare nella media...». Ad un tratto la discussione si fa confusa perché non appare chiaro se si tratti di una gara d'appalto o di conquistare un subappalto, la persona non identificata fornisce informazioni ambigue. Se la professionalità ingegneristica o giuridica appare con tutta evidenza claudicante, ci si affida alla corruzione: «A chi firma e a chi ci fa passare, i soldi vengono dati man mano che si fanno gli stati di avanzamento» taglia corto il boss. Ed è sempre Donadio a suggerire di costruire un pacchetto di mischia di società che si avvicinino all'offerta fatta dalla società prescelta. Ma l'uomo non identificato - con accento siciliano annotano gli inquirenti - va giù piatto assicurando che è sicuro chi dovrà vincere: «Aggiudicato, centomila per cento» dice, evidentemente grazie agli agganci che vanta.Donadio si fa convincere anche se continua ad essere preoccupato, sottolineano gli inquirenti, che le sue origini di Casal di Principe «potrebbero incutere preoccupazione nei confronti delle persone che hanno potere di decidere».Tra le gare d'appalto pubblicate nel 2012 dall'azienda ospedaliera padovana non ve ne sono del tipo di manutenzione alla portata delle competenze delle ditte di Donadio, e di questa storia dell'appalto all'ospedale di Padova e di Verona non troviamo ulteriore traccia nella carte degli inquirenti. Ma il dialogo è comunque istruttivo: agli appalti pubblici si arriva corrompendo, altra strada non c'è. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI