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05/06/2020

Distribuzione del gas, ricorso dei sindaci contro l’«Italgas»

Corriere del Veneto - Moreno Gioli

Nevegal, estate quasi sicuramente senza seggiovia: c'è l'ipotesi-navette Metano conteso Scontro sul prezzo di vendita delle reti fissato a 61 milioni di euro Sala (Borca): valgono almeno 75 milioni
BELLUNO Sarà un'estate al calor bianco. Non parliamo però di clima meteorologico quanto, più prosaicamente, dello scontro tra enti a cui porterà l'aggiudicazione delle reti per la distribuzione del gas in provincia. C'è un vincitore, Italgas, designato dalla «stazione appaltante» del Comune capoluogo al termine di un lungo iter procedurale. E ci sono molti sindaci scontenti, pronti a dare battaglia fino in fondo con un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale). Oggetto del contendere: il valore delle reti messe in vendita da «Bim Infrastrutture». Nel bando di gara si parla di 61 milioni di euro. Cifra fissata nel 2015 da «Bim infrastrutture», confermata un anno dopo, infine approvata da Arera (l'Autorità per l'energia e il gas) e deliberata a suo tempo da tutti i consigli comunali. Ora, però, secondo i sindaci le reti valgono almeno 75 milioni di euro. Una differenza note vole, che ha portato lo scorso 22 novembre l'assemblea dei primi cittadini a chiedere alla «stazione appaltante» di sospendere tutto per un approfondimento tecnico. Detto, non fatto. Anzi: pochi giorni dopo il Responsabile unico del procedimento aprì le buste con le offerte tecniche. «Gravissima mancanza di rispetto del ruolo dei sindaci - tuona Bortolo Sala, sindaco di Borca di Cadore e presidente del Comitato di coordinamento di "Bim Infrastrutture" - da parte dell'organo tecnico del Comune capoluogo». La questione, si capisce, non finisce qui e servirà probabilmente un giudice per chiuderla. «Il ricorso sarà inevitabile - attacca Sala - a breve incontreremo i legali. Le reti valgono almeno 15 milioni di euro in più: si tratta di soldi pubblici e abbiamo il dovere di tutelare i cittadini. E non è neppure vero che in quel caso aumenterebbero le bollette: la tariffa è unica per tutto il Nordest». Per il ricorso servirà un Comune capofila, perché i municipi sono i soci di «Bim Infrastrutture». Potrebbe essere Feltre, già primo firmatario della mozione che di fatto «sfiduciò» la «stazione appaltante». Atto contro cui si è opposta, sempre al Tar, proprio Italgas, che potrebbe (ora che ha vinto la gara) rivedere la sua posizione. Dall'altra parte della barricata il primo cittadino di Belluno, Jacopo Massaro, nella triplice posizione di socio di «Bim Infrastrutture», presidente dell'«Atem» (l'Ambito ottimale) Belluno e sindaco della «stazione appaltante» (per legge, in quanto Comune capoluogo). «Un ruolo scomodo - spiega Massaro - che mi obbliga, mio malgrado, a mantenere una posizione più neutrale possibile, anche condividendo, da sindaco, la questione politica alla base: la volontà di cedere le reti al massimo valore». Ma per evitare situazioni del genere e lasciare le mani libere ai primi cittadini non sarebbe il caso di modificare la legge, magari facendo gestire le gare a enti terzi? «Certo, sarebbe meglio per tutti» conferma Massaro, in questo caso coadiuvato anche da Sala che dice: «C'è grande confusione in questo campo. Anche vero, però, che la stazione appaltante sarebbe potuta essere anche Bim Infrastrutture». Intanto si preannuncia un'estate senza seggiovia del Nevegal. Ieri l'«Alpe» ha ribadito all'apposita commissione consiliare comunale la prossima liquidazione della società. Si rischia così di tornare indietro di 7 anni, al 2013, quando i turisti vennero portati in quota dalle navette. Idea rispolverata da Franco Roccon e che potrebbe accordare tutti.