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27/11/2018

Dissesto idrogeologico e reti ferroviarie ora il governo riscopre le grandi opere

Il Mattino

CONTE ANNUNCIA UN PROGETTO AGGIUNTIVO INTORNO AI QUINDICI MILIARDI CODICE DEGLI APPALTI IN VIA DI RISCRITTURA
IL PIANO
Francesco Pacifico
A Jean Claude Juncker, nella cena di domenica sera, aveva promesso di spostare risorse dal reddito di cittadinanza e da Quota 100 per fare investimenti straordinari. Ieri Giuseppe Conte ha aggiustato il tiro, parlando di «un piano d'investimenti aggiuntivo da 13/15 miliardi di euro per il prossimo triennio», già annunciato nei mesi scorsi. Soldi che sarebbero di fatto già presenti nella manovra in discussione alle Camere_ nel fondo per le amministrazioni centrali (ci sono 2,9 miliardi di euro che saliranno a 3,1 miliardi nel 2020) e in quello per le amministrazioni locali (altri 3 miliardi). Ma da Palazzo Chigi fanno sapere che sul versante investimenti potrebbe esserci qualche aggiornamento in corso d'opera, non fosse altro perché l'Europa scorpora dal deficit queste voci del bilancio e non quelle per la spesa corrente, nella quale rientrano invece reddito di cittadinanza e l'anticipo pensionistico di Quota cento.
Nella cena di Bruxelles Tria si era detto disponibile a utilizzare i risparmi dalle due misure welfaristiche per ridurre il deficit e avere più risorse per gli investimenti. Parliamo di circa due o tre decimali di Pil, quindi tra i tre e i 4,5 miliardi di euro.
I CANTIERI
Da qui la necessità di usare la voce investimenti per trovare un altro escamotage e ottenere la flessibilità. In quest'ottica, spiegano dal governo, potrebbe innanzitutto salire la dotazione per le opere contro il dissesto idrogeologico, dopo che le ultime alluvioni hanno presentato agli enti coinvolti un conto di 3 miliardi di danni. Potrebbe riaprirsi anche il capitolo innovazione, dopo che il testo della manovra attualmente in Parlamento ha dimezzato (dal 50 al 25 per cento, portando il tetto a soli 10 milioni di euro) il credito d'imposta per le spese in ricerca e sviluppo o ha ridotto le risorse per Industria 4.0. Altri soldi potrebbero essere allocati per velocizzare i cantieri delle grandi opere o per elettrificare le reti ferroviarie dove i treni vanno ancora a gasolio. Senza contare che a gennaio chiunque sarà al governo dovrà risolvere due dossier molto onerosi: il rilancio dell'Alitalia con l'ingresso di Ferrovie (servono investimenti per almeno un paio di miliardi tra nuovi aerei e dipendenti da mandare in prepensionamento) e la nascita della società pubblica della rete telefonica. Al netto degli investimenti, se Palazzo Chigi volesse mettere le mani sull'infrastruttura di Tim, dovrebbe impegnare quasi una decina di miliardi.
Finora, sul versante investimenti, il governo si era mosso in maniera molto conservativa. In attesa del giudizio della commissione costi benefici del Mit (è pronta la valutazione sul Terzo Valico, quella sulla Tav arriverà a fine dicembre) sulle grandi opere Palazzo Chigi ha garantito che nel bilancio dello Stato ci sono tutti i fondi necessari, cioè circa 117 miliardi. Di conseguenza, le risorse disponibili erano state indirizzate a piani di manutenzione straordinaria: 3 miliardi destinati agli enti locali (soprattutto Province) per strade, ponti, porti e scuole gestite da loro; un altro miliardo per i tratti di competenza Anas e un miliardo e mezzo destinato all'innovazione, gestito dal Mise. Molto, poco meno di una trentina di miliardi nel triennio, poi si aspetta dalle grandi partecipate del Mef e di Cdp, Eni, Enel e Leonardo in testa. L'unica certezza è che questo capitolo sarà gestito in grande autonomia da Palazzo Chigi: qui si lavora per riscrivere il Codice degli appalti e qui, soprattutto, avranno sede le due cabine di regia a Palazzo Chigi - «Strategia Italia» e «Investitalia» - che avranno il compito di monitorare le condizioni delle opere pubbliche in Italia, la qualità dei piani e, con «la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, anche affiancare gli enti locali per dare il via più velocemente ai cantieri.
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