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20/06/2020

Disoccupazione provocata dal disprezzo per le aziende

Libero - SANDRO IACOMETTI

Conte levati, lascia fare agli imprenditori
Palazzo Chigi ha un'unica strategia: soldi a pioggerellina a chiunque per non perdere consensi Ma per favorire il lavoro bisogna affidarsi a chi lo crea. Anche Mattarella chiede fatti e subito
Se ad una cosa sono serviti gli Stati generali è a togliere qualsiasi alibi al governo. Non che le imprese siano rimaste finora in silenzio, per carità. Ma da adesso Giuseppe Conte non potrà davvero dire di non aver capito. (...) segue ➔ a pagina 3 LORENZO MOTTOLA ➔ a pagina 2 segue dalla prima SANDRO IACOMETTI (...) Tutte le categorie produttive che hanno sfilato a Villa Pamphilj negli ultimi giorni, una dietro l'altra, gli hanno detto in faccia la stessa cosa: fino ad ora hai pensato solo a contenere l'allarme sociale buttando soldi in bonus e sussidi, adesso devi metterci in condizioni di lavorare e di far ripartire il Paese. Il che non significa elargire manciate di quattrini qua e là, ma sburocratizzare la Pa, sbloccare i cantieri, cancellare il codice degli appalti, abolire i vincoli sui contratti a termine, migliorare le infrastrutture. Gli imprenditori chiedono semplicemente che lo Stato sia efficiente, mantenga gli impegni e faccia investimenti mirati sui settori strategici. Poi saranno loro a fare il resto. Il messaggio è chiaro e, malgrado il distanziamento sociale, premier e ministri dovrebbero averlo sentito bene. Eppure, ancora ieri il vice di Gualtieri all'Economia, il piddino Antonio Misiani continuava a ragionare un tanto al chilo: «Non stiamo con le mani in mano. Segnalo a Bonomi che stiamo convertendo un decreto da 55 miliardi che non solo è la manovra più grande che questo Paese ha fatto dal dopoguerra ad oggi, ma che vale anche cinque volte l'ultima legge di bilancio». Come se l'entità del deficit utilizzato per il dl rilancio fosse di per sè indice della sua efficacia. Basterebbe sfogliare un po' il libro Italia 2030 presentato ieri in Assolombarda per avere un'idea di quello che si deve fare: meno fisco, meno regole, più serietà. Non è fantascienza. Solo buon senso. Ma la sensazione è che il governo non abbia alcuna voglia di prendere lezioni dalle imprese. Certo, Conte ha spiegato che sono «il pilastro della società» e si è addirittura detto più liberista del Nobel Milton Friedman. Però gli unici suggerimenti che ha accettato finora sono quelli della Cgil, ottimi per tamponare l'emergenza, alimentare il consenso ed evitare di trovarsi con i forconi sotto Palazzo Chigi. STRATEGIA Ma che strategia è pensare di bloccare i licenziamenti a tempo indefinito e, contemporaneamente, promettere la cassa integrazione perenne per tutti, che fra l'altro neanche arriva? Anche se la Ue ci desse veramente (e non sarà così) i 170 miliardi ventilati, quanto si potrà andare avanti in questo modo (la Cig a pioggia costa più di 5 miliardi al mese)? Sei mesi, forse un anno. E poi? Persino il presidente Sergio Mattarella ieri gli ha fatto capire che se non si sbriga e tira fuori progetti concreti viene giù tutto. Fatturato delle imprese dimezzato, vendite di auto azzerate, decine di miliardi persi nel turismo, nell'agricoltura, nei servizi, 250mila posti di lavoro già bruciati malgrado il blocco imposto dal governo. I dati snocciolati ogni giorno dagli enti istituzionali e dalle categorie sono un orologio che batte le ore senza tregua. Ma il premier non ha fretta. Continua a rinviare e a dffidare. Nessun pregiudizio anti-imprenditoriale, ha dichiarato di fronte al presidente di Viale dell'Astronomia Bonomi durante gli Stati generali. Però poi arrivano il capo dell'Inps e il ministro del Lavoro che accusano le aziende di prendersi i soldi della cassa integrazione perché sono pigri o furbetti. Qui non si tratta di inginocchiarsi davanti a Confindustria, come accusa Maurizio Landini, o di piegarsi agli interessi delle multinazionali. In gioco ci sono milioni di piccole imprese che sanno come fare il proprio mestiere e scalpitano per tornare a farlo. Bisogna solo dargliene la possibilità. E ascoltarle.