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20/01/2019

Dirigenti supplenti per 18 anni Ora lo Stato li mette all’angolo

L'Arena di Verona

ISTRUZIONE. L'assurda situazione di numerosi direttori facenti funzione per la contabilità e la gestione del personale
Il bando che può regolarizzarli sul piano economico è arrivato, ma prevede titoli di studio che molti di loro non hanno conseguito
Per 18 anni hanno supplito alle carenze dello Stato. Ora un bando ministeriale li mette all'angolo. Sono i direttori dei servizi generali e amministrativi delle scuole (Dsga), o meglio i facenti funzione: sono impiegati ma si occupano della gestione della contabilità e del personale perché il posto da Dsga è vacante e lo Stato non fa le nomine. Ora, l'atteso bando è arrivato. Ma nelle graduatorie peserà il titolo di studio, ovvero la laurea, che gli attuali direttori non hanno. E così torneranno a fare gli assistenti impiegati.Il problema è nazionale e riguarda 600 persone tra cui 47 direttori dei 107 plessi veronesi. Sono loro a lanciare l'allarme: «Per anni abbiamo supplito alla vacanza dello Stato lavorando come direttori amministrativi. E dopo sei concorsi mancati il Ministero ne emana uno che ci esclude e ci sostituisce con neolaureati che nulla sanno di gestione di una scuola e ai quali dovremo fare da assistenti», racconta Autilia Loffredo, direttore amministrativo da 18 anni, oggi all'Istituto comprensivo di Dossobuono. Il bando è aperto anche a persone che non appartengono al mondo della scuola e che, a differenza degli attuali, avranno più tempo per studiare e prepararsi al concorso di marzo. «Noi non lo possiamo fare perché lavoriamo dieci ore al giorno. Ora a scuola è tempo di programmazione annuale e conto consuntivo».«Lo Stato per anni ha investito per formarci. Ora arriveranno nuove persone prive delle specificità che si acquisiscono con l'esperienza di anni», aggiunge Patrizia Bolcato, al liceo Fracastoro. «La progressione verticale viene fatta da tutte le amministrazioni. Bastava un parere positivo del nostro dirigente». Pareri che non mancano. Definiscono, infatti, indispensabile il lavoro di esperienza sul campo dei loro Dsga, i dirigenti di Dossobuono, Vito Solieri, e di Bosco Chiesanuova, Alessio Perpolli. «Siamo titolari di una seconda posizione economica. Abbiamo fatto una sorta di concorso per fare i sostituti. Abbiamo fatto quello che chiedeva lo Stato», afferma Silvia Adami, dell'Ic di Bosco Chiesanuova. Qualcuno svolge funzioni di direttore da 15-18 anni. «Abbiamo acquisito competenze che ci sono costate ore di lavoro e di autoformazione, con impegno e sacrificio sotto tutti i punti di vista. Ora si affida il nostro ruolo a persone che non sono competenti. Perché non mi valutano?», spiega Daniela Ponticello, Ic Vigasio.I Dsga si sentono traditi e sfruttati: «Lo Stato ha usato le nostre competenze e ora ci dice "No grazie"», si accoda Elvira Arianna, dell'Ic Montecchia. «Siamo stati utilizzati perché non c'era personale, abbiamo fatto da Pronto Soccorso del ministero. Abbiamo raggiunto la preparazione lavorando sul campo», le fa eco Enrico Corrias, Ic Isola della Scala. E Loffredo aggiunge: «Abbiamo salvato le scuole italiane investendo le nostre vite e le nostre famiglie. Chiediamo un corso concorso per noi che ci dia il titolo. Con i nuovi immessi ci vorranno anni perché le scuole tornino a regime: compromettono un servizio pubblico. La laurea non è una garanzia di buon funzionamento del sistema della scuola».Attorno al provvedimento ruotano anche fattori economici. Per i 100mila (finora) iscritti si innesca un business di corsi e libri per la formazione. Ammettendo di ruolo i facenti funzione Dsga, inoltre, occorrerebbe rifare la ricostruzione della carriera partendo dall'anno di assunzione di quel ruolo.