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25/08/2020

Dirige appalto di servizi ospedalieri e lo vince la coop di suo cognato

La Verita' - GIUSEPPE CHINA

AFFARI DI FAMIGLIA
Il gestore del bando per la fornitura di personale al Sant'Orsola di Bologna è parente del presidente del cda dell'azienda arrivata prima. Gli sconfitti ricorrono al Tar e poi al Consiglio di Stato, scalzando anche i secondi ttfirmatario della gara milionaria, tra il1998e il2004 lavoravaproprio per la Coopservice Pei* le toghe ha a vido il potere d'influenzare o intervenire mll 'esito ¡giudici amministrativi hanno dato ragione a Rekeep e L 'Operosa che hanno sorpassato purelaDussman a causa di «lacune» nel
i È una vicenda che nasce nel 2017 quella che riguarda la gara d'appalto da 123 milioni di euro per la gestione dei servizi integrati di supporto alla persona dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna. Una procedura assai discussa nell'ambiente sanitario del capoluogo emiliano, ieri però sembrerebbe essere giunta a conclusione. Come riportato dal Resto del Carlino, il Consiglio di Stato ha annullato la prima sentenza amministrativa per il conflitto di interessi che riguardava uno dei dirigenti che ha gestito il bando. Ma andiamo con ordine. Il progetto di gara prende forma tre anni fa e porta la firma di Marco Storchi, ex direttore della struttura complessa dei servizi di supporto alla persona del policinico bolognese. Dopo due anni la procedura viene vinta dalla società Coopservice di Reggio Emilia, al secondo posto Dussmann Sevice e al terzo il binomio formato da Rekeep (precedente assegnataria dell'appalto) e dalla cooperativa L'Operosa. Tutto sembra procedere in maniera corretta, infatti nello scorso gennaio il policlinico Sant'Orsola e Coopservice firmano il contratto. Le circostanze iniziano a cambiare con il ricorso al Tar presentato dalle ditte classificatesi terze: le quali, con l'ausilio dell'avvocato Silvia Marzot, mettono in luce l'incompatibilità proprio di Marco Storchi che tra il 1998 e il 2004 era stato dipendente dell'aggiudicataria del bando, Coopservice; il cui presidente è inoltre cognato dello stesso Storchi. Nel procedimento di primo grado i giudici dichiarano il ricorso in una parte inammissibile e nell'altra lo respingono nel merito. Perché sull'incompatibilità di Marco Storchi «non ci sono evidenze di un'alterazione del concorso per effetto della sua posizione» e nel luglio 2017 «in un incontro di dialogo tecnico il materiale progettuale è stato messo a disposizione di tutti eliminando eventuali asimmetrie conoscitive tra i concorrenti». Invece per quanto riguarda il precedente incarico avuto in Coopservice da Marco Storchi, quest'ultimo «ha reso la dichiarazione sulla assenza di conflitto di interessi nel dicembre 2017», specificando che «vi lavora mio cognato». A scompigliare ulteriormente la situazione anche la decisione del Sant'Orsola che rimuove dall'incarico il dirigente «appena si è profilata la possibilità di un potenziale conflitto di interessi». E proprio da questa scelta trae spunto il Consiglio di Stato per ribaltare la decisione del Tar. Un atto «contraddittorio» che per i togati è «una sorta di riconoscimento ex post, sostanzialmente confessorio, della effettiva concretezza dell'incompatibilità, che tardivamente ha cercato di correggere». I giudici di Palazzo Spada palesano dubbi anche sulla dichiarazione presentata da Marco Storchi, dato che «non vi è prova che si stata allegata nel corso del procedimento 0 portata in quel contesto a conoscenza degli operatori concorrenti». Quindi in qualità di dirigente «avrebbe potuto intervenire 0 influenzare il risultato [...] in quanto il vantaggio potrebbe comunque essersi determinato sotto forma di anticipata conoscenza degli atti di gara». Il Consiglio di Stato ha inoltre escluso dalla procedura anche la seconda classificata Dussmann per «lacune contenutistiche». Dunque esito della gara completamente ribaltato dalla sentenza amministrativa (esecutiva in 30 giorni) che pone al primo posto Rekeep e L'Operosa. Già annunciata da Coopservice l'impugnazione dell'atto. Sulla questione è intervenuto anche il deputato di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami: «Le due cose che ci preme di più valutare sono le ricadute sull'utenza di questo cambiamento in corsa e l'efficienza amministrativa. Tre cambi di gestione nel giro di pochi mesi e per di più durante l'emergenza sanitaria ci preoccupano». E ancora: «Riteniamo poi ci possano essere profili di responsabilità», ha specificato il rappresentate di Fdl, «anche per questa direzione generale: troppe cose non tornano. Il comportamento definito "contraddittorio" dal giudice per noi è "arrogante"». Il parlamentare presenterà due esposti, il primo «alla Corte dei conti, per individuare profili di danno erariale legati al doppio passaggio di consegne»; e il secondo «in Procura, per chiarire gli eventuali aspetti penali, come quelli legati al ruolo di Storchi oppure l'approfondimento delle dinamiche di produzione di documenti dai connotati poco chiari, si veda la dichiarazione non protocollata». Dall'ospedale Sant'Orsola la direttrice generale Chiara Gibertoni annuncia: «Ora vedremo cosa prevede la sentenza riguardo il subentro della nuova azienda per capire termini e modalità della sostituzione».