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03/06/2020

Digitalizzazione e sburocratizzazione non sono più sfide di domani ma di oggi

MF - Giampiero Zurlo *

COMMENTI & ANALISI
Non c'è azienda, piccola impresa o grande multinazionale, che in questo periodo di crisi economica non abbia messo la sburocratizzazione tra le richieste prioritarie da avanzare al governo per uscire dal tunnel del Covid. Così come non c'è organizzazione che in questi mesi non abbia avvertito l'importanza di interventi incisivi per accompagnare l'improvvisa accelerata che il Covid ha dato all'innovazione tecnologica. Gira da qualche giorno questa battuta: «Chi ha avviato la digital transformation nella tua azienda? Il ceo, il cto o il Covid?». E sì, perché nella sua tremenda disgrazia, il coronavirus è stato anche un acceleratore di consapevolezza e nelle prossime due settimane (non serve aspettare oltre) si capirà se il governo vuole davvero cogliere le opportunità che si insinuano nella tragicità del momento e vincere la sfida che ci vede perdenti da anni. In tal senso, si spera, è stato da qualche giorno annunciato un «decreto semplificazioni» dalla cui approvazione si capirà subito se il governo ha concretamente intenzione di percorrere la strada dell'innovazione, contemporaneamente tagliando in modo netto l'intricato bosco di norme che blocca lo sviluppo del Paese, e così consentire all'Italia di giocare la sfida della ripartenza ad armi pari con gli altri Paesi. Digitalizzazione e sbrurocratizzazione non sono più sfide di domani, ma di oggi; oggi inteso come prima settimana di giugno, non come anno 2020 né tantomeno come biennio o, peggio ancora, decennio! Bastano piccoli, semplici e veloci interventi. «Quick & dirty», direbbero le multinazionali americane. Che poi neanche tanto quick, perché ci sono norme che i vari governi che si sono succeduti negli anni hanno avuto tutto il tempo (fin troppo) di valutare. Il presidente del Consiglio solo pochi giorni fa ha annunciato come primo punto del Piano per la ripresa dopo l'emergenza «l'introduzione di incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all'innovazione; sollecitare la diffusione dell'identità digitale, rafforzare l'interconnessione delle banche dati pubbliche e approvare un programma per realizzare al più presto la banda larga in tutto il Paese». Come non concordare con il premier? Vedremo però tutto ciò a cosa porterà concretamente. Incentivare i pagamenti digitali? Certamente indispensabile, peraltro in un periodo in cui la maggior parte degli acquisti è fatta online e la circolazione dello sporco contante rappresenta anche un propagatore del virus. Si dovrebbe però intanto obbligare la pubblica amministrazione a ricevere i pagamenti in forma digitale, e poi finalmente obbligare gli esercenti all'uso del Pos, quantomeno per i pagamenti sopra i 10 euro. Il primo annuncio di Conte per un piano di incentivazione dei pagamenti digitali è di settembre 2019, nientemeno che da New York in occasione dell'Assemblea Onu. Vedremo se questa è la volta buona. Senza parlare del gap infrastrutturale delle reti di telecomunicazione, uno dei principali problemi che il Covid ha reso ancora più evidente, spaccando letteralmente in due il Paese, e consentendo solo alle zone più evolute di accusare meno il peso della crisi. Abbiamo potuto continuare a lavorare, studiare e mantenere le relazioni umane e sociali nonostante il lockdown solo grazie alla banda larga, ma sono comunque emersi i limiti della potenza della rete e della copertura territoriale. Nel nuovo mondo post Covid, è quindi irrimandabile un intervento volto alla semplificazione dei procedimenti amministrativi che rallentano la creazione e il rafforzamento delle infrastrutture di rete, senza che ciò significhi depauperare l'immagine delle città, con una decisa accelerazione a favore della tecnologia 5G, con buona pace dei complottisti. E poiché il resto del mondo questa scelta l'ha già compiuta da tempo, anche in questo caso non cogliere l'opportunità comporterebbe un ulteriore danno per l'Italia, il cui divario rispetto ai Paesi che torneranno a crescere più velocemente di prima continuerà ad aumentare. E nel settore degli appalti? Non si contano le dichiarazioni di tutti i governi e di tutte le forze politiche sulla necessità di avere un codice degli appalti più snello, per evitare che nelle pieghe della burocrazia si annidi la corruzione. Servono semplificazioni che agevolino il lavoro sia delle stazioni appaltanti (da segnalare che nessuno ancora è riuscito a contare esattamente quante siano in Italia) sia delle imprese, così come serve una completa digitalizzazione del mercato dei lavori pubblici, in modo da rendere tracciabile e trasparente il flusso delle informazioni dall'inizio alla fine delle procedure di gara. In tal senso credo sia giunta l'ora che la stessa Autorità Nazionale Anticorruzione si doti finalmente di una banca dati digitale aperta, che possa dialogare anche con le banche dati private, utilizzando il fascicolo digitale dell'operatore economico. Su questi e altri punti il Paese si aspetta una risposta a breve. Il decreto Semplificazioni è atteso in consiglio dei ministri per metà giugno. (riproduzione riservata) * presidente di Utopia