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30/05/2020

Diario di viaggio di un supermagnete

CI - Corriere Innovazione - sergio bocconi

Fusione nucleare
Mentre l'Europa andava in «lockdown», numerose aziende dell'hi tech made in Italy hanno continuato a lavorare a Iter, il progetto mondiale dove si sperimenta la produzione di energia da fusione nucleare. Dopo il tragitto di un mese, il primo dei giganteschi superconduttori è arrivato a Cadarache, nel sud della Francia, dove ha sede il cantiere Non ci siamo mai fermati Le aziende italiane hanno sempre lavorato Al progetto partecipano 33 Paesi: Europa, Giappone,
Il coronavirus non ha fermato Iter, il progetto mondiale da 20 miliardi dove si sperimenta la produzione di energia da fusione nucleare, la reazione che ha luogo nel cuore del Sole. E non ha fermato le numerose aziende dell'hi tech made in Italy che partecipano a questa avventura tecnologica.

E proprio mentre l'Europa andava in lockdown, si è svolto un viaggio straordinario durato un mese, cominciato il 17 marzo dal porto di Marghera. Prima tappa Marsiglia. Poi su strada, principalmente di notte, a 8 chilometri all'ora. Il 17 aprile il primo dei giganteschi magneti superconduttivi, una gigantesca D alta 17 metri e larga 9, 420 tonnellate di cui 100 di "imballaggio" speciale (più di un aereo a doppio corridoio di grandi dimensioni), è arrivato a Cadarache, nel sud della Francia, in Provenza, dove ha sede il cantiere di Iter, uno dei più avanzati e complessi del continente, l'International thermonuclear experimental reactor al quale partecipano 33 paesi: Europa, Giappone, Stati Uniti, Russia, Cina, India, Corea del Sud.


Nell'emergenza internazionale del coronavirus, il supercantiere ha potuto continuare i lavori. Sergio Orlandi, che in passato è stato direttore generale di Ansaldo Nucleare e dal 2013 dirige il dipartimento di ingegneria impiantistica e costruzioni del progetto Iter, vive in "clausura" nel sito dal 27 febbraio. «Nonostante la congiuntura, non ci siamo mai fermati. Le aziende italiane stanno svolgendo anche in questo momento un lavoro straordinario - dice - alcune hanno trasferito qui personale che in Italia non poteva lavorare con il vantaggio di accelerare le cose». Questo grande cantiere europeo, con la continuità di opera e i pagamenti regolari a 30 giorni, ha dato e dà ossigeno alle imprese dei vari Paesi che in questo momento sarebbero per lo più ferme.


Il supermagnete è una delle prime di dieci bobine (nove principali più una di "scorta") realizzate in Europa e finanziate da Fusion for energy, l'agenzia Ue che gestisce il contributo europeo in termini di appalti e commesse per Iter (progetto in cui il nostro continente pesa per il 45%). Le bobine saranno in tutto 18 e le altre nove verranno realizzate in Giappone, una delle quali è arrivata nei giorni scorsi a Caradache. La loro funzione tecnica è creare uno scudo magnetico circolare in grado di intrappolare e compattare il plasma incandescente che avrà una temperatura record di 150 milioni di gradi, tenendolo lontano dalle pareti del serbatoio di Iter.


Alla realizzazione del primo supermagnete hanno partecipato oltre 700 persone di 40 aziende, fra le quali, in prima linea diversi protagonisti dell'hi tech made in Italy. La bobina superconduttiva è stata realizzata da Asg superconductors del gruppo Malacalza, in consorzio con Iberdrola Ingeneria, Elytt Energy, nello stabilimento di La Spezia di proprietà della famiglia Malacalza, dove una volta si producevano le lavatrici San Giorgio poi delocalizzate in Turchia. Asg ha fabbricato il nucleo interno dei magneti. I cavi superconduttori vengono realizzati dal consorzio Icas che riunisce Enea e due aziende hi-tech italiane, Criotec Impianti e Tratos cavi, che hanno vinto il bando europeo da 50 milioni dell'Agenzia Fusion for energy, battendo gruppi russi e francesi. Il consorzio ha progettato un cavo superconduttore lungo 6 chilometri che servirà per "tenere lontano" il plasma dalle pareti del reattore. La Simic di Cuneo ha effettuato le prove a freddo, inserito il magnete nella sua cassa d'acciaio, eseguito saldature, lavorazioni meccaniche e il trasporto.


Ma sono numerose altre le aziende italiane che lavorano nel progetto Iter, in settori che vanno dall'impiantistica all'energia, dai trasporti all'elettronica, dai sistemi di prova alla logistica: fra loro Angelantoni, Demont, Fincantieri, Ansaldo Nucleare, Cecom, Delta TI, De Pretto, Mangiarotti, Ocem, Simic, Vitrociset, Walter Tosto. A oggi nel superprogetto le nostre imprese hanno vinto commesse per oltre 1,3 miliardi, circa la metà dei bandi di Fusion for energy. Partecipare a imprese come queste diventa marchio di qualità e volano per ulteriori commesse tecnologiche.


Per esempio la Tratos cavi ora é all'opera sul prototipo del secondo cavo superconduttivo per il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare, che rappresenta il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, il cui lavoro si concentra soprattutto sull'Lhc, l'acceleratore sviluppato nel tunnel circolare lungo 27 chilometri.


L'emergenza coronavirus ha temporaneamente spento le luci al centro di Ginevra, ma alla Tratos cavi il lavoro prosegue. L'azienda, che ha il quartier generale a Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo, ha vinto nel luglio scorso una commessa per il Cern anche grazie a un primato: si è rivelata l'unica azienda offerente, cioè in grado di realizzare il supercavo da 90 millimetri di diametro e che pesa 25 chilogrammi al metro, rispondente alle esigenze del laboratorio. Tratos ha reinvestito i proventi dai lavori ai quali ha partecipato, per esempio per la centrale a fusione nucleare Iter, nello stabilimento che ha poi permesso all'azienda di vincere la commessa Cern.


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