scarica l'app
MENU
Chiudi
11/12/2018

Dialogo con le imprese la sfida di Di Maio all’attivismo leghista

La Stampa - FRANCESCA SCHIANCHI

Salvini le ha viste domenica, il grillino le convoca oggi E punge: "È nel mio ministero che si fanno i fatti" "Al Viminale c'erano poco più di dieci sigle, nel mio ministero verranno in trenta"
ROMA Va bene cedere i riflettori quando si parla di sgomberi e di migranti. Ma lasciare la scena al ministro dell'Interno anche quando si tratta di crescita e imprenditori deve essere sembrato veramente troppo a Luigi Di Maio, che ha nel governo la responsabilità del Lavoro e dello Sviluppo economico. Dopo l'incontro di domenica di Matteo Salvini al Viminale con quindici sigle produttive, oggi è la volta del leader grillino, alle dieci avvierà un tavolo con le piccole e medie imprese per stringere un dialogo con quel mondo: «Tutti i ministri hanno il dovere di incontrare sempre le imprese - concede in un commento velenoso all'alleatoavversario - Ieri hanno fatto le parole, i fatti si fanno al Mise (il suo ministero, quello dello Sviluppo economico, ndr.), perché è il Mise che si occupa delle imprese». Poche parole che derubricano l'iniziativa salviniana a secondaria rispetto alla sua, e suonano come uno sbotto di irreprimibile fastidio, soprattutto perché vengono seguite dalla puntualizzazione secondo cui ieri l'altro, al Viminale, «c'erano poco più di dieci sigle, domani ne riuniamo oltre trenta di tutti i comparti». Come dire: il vero interlocutore delle imprese nel governo sono io. Salvini in prima linea Naturalmente a seguire arriva la minimizzazione di Salvini - «a me interessa la sostanza, ognuno fa il suo» - e di fonti a lui vicine, secondo cui non c'è alcuna polemica con il capo del M5S. Come dello stesso Di Maio, che, intervistato su Rete Quattro, smentisce tensioni, «ogni giorno vedo titoli per farci litigare con Salvini, non credo ci riusciranno, è un rapporto politico che ha superato molte difficoltà in questi mesi». Eppure, molte di queste difficoltà che lo stesso Di Maio riconosce hanno lasciato un segno. Negli ultimi giorni non è passato inosservato il protagonismo di Salvini, piazza del Popolo piena, la richiesta alla folla di ricevere un mandato da 60 milioni di elettori per poter trattare con l'Europa, come fosse lui il premier in carica e non Giuseppe Conte. Un bagno di folla e visibilità a cui, rivela il «Corriere della Sera», Di Maio avrebbe deciso nel corso di un incontro con il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, di rispondere con una manifestazione entro Natale. Poi, appunto, c'è stata l'iniziativa di domenica, le quindici categorie accolte da Salvini nella sede del ministero dell'Interno per iniziare «un percorso comune che parte da lavoro, stop alla burocrazia, sviluppo infrastrutture», parzialmente replicata ieri a Milano, quando il leader leghista ha incontrato gli industriali lombardi prendendo «pagine di appunti» con proposte che «offrirò all'amico Luigi e al presidente Conte» per inserirle magari già in manovra. Infine, l'idea del referendum sulla Tav, accolta con malcelata irritazione dai grillini torinesi. Tentativi di riguadagnare la fiducia del mondo produttivo che guardava con interesse soprattutto al Carroccio - Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, disse che «di questo governo crediamo fortemente nella Lega» - ma che, tra la riunione di Torino di una decina di giorni fa e la manifestazione Sì Tav, ha minacciato di prendere seriamente le distanze. Costo del lavoro e burocrazia Anche Di Maio che vuole guadagnare terreno in quel mondo. Nei giorni scorsi, dalle pagine del «Sole 24 ore» ha annunciato novità sul codice degli appalti, sulla lotta alla burocrazia, interventi sul cuneo fiscale. Nell'incontro di oggi dovrà ascoltare, ma anche dettagliare questi titoli, «l'Italia è come una maestosa aquila che si è spezzata le zampe», scrive poetico, «se lavoriamo insieme consci delle difficoltà presto potremmo nuovamente spiccare il volo». Dovrà riuscire a convincerli, nonostante alcune proposte grilline criticate dagli imprenditori come la ecotassa sulle auto o il no alla Tav. E a strapparli dall'abbraccio della Lega. - c

Foto: RICCARDO ANTIMIANI /ANSA


Foto: Il vicepremier Luigi Di Maio