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05/06/2019

Di Maio va da Mattarella poi chiama Salvini: «Pace»

Libero - SALVATORE DAMA

PROVE DI TREGUA
Il capo grillino ricevuto al Colle promette: non faremo cadere il governo. Quindi sigla un'intesa (temporanea) con Matteo, mettendosi di fatto nelle sue mani
■ Arriva il giorno del chiarimento. Più o meno. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sentono al telefono. Come succede in questi casi, gli staff diffondono notizia di un «colloquio cordiale». Insomma, non si sono sfanculati. E, di questi tempi, è già un passo avanti. Prima della telefonata Di Maio era salito al Colle e al capo dello Stato Sergio Mattarella aveva espresso la volontà di andare avanti con l'esperienza di governo, ricevendone in cambio l'invito a fare chiarezza con l'alleato soprattutto sul tema dei conti pubblici, da far comunque quadrare. È tregua, dunque, ma che questa tregua possa poi portare alla ripresa dell'attività di governo, come ha chiesto il premier Giuseppe Conte, non è automatico. Né scontato. Gli argomenti su cui si litiga sono sempre gli stessi. Meno uno, perché nel frattempo Lega e Cinquestelle hanno trovato un accordo sul decreto "sblocca cantieri". Dopo «i bisticci da campagna elettorale», commenta il ministro dell'Interno, «se tutti tornano a lavorare serenamente noi andiamo avanti per quattro anni». Il Capitano è a Ferrara per sostenere la campagna elettorale del candidato sindaco Alan Fabbri. Da lì conferma i toni positivi del colloquio con Di Maio: «È andata bene, ci sentiamo spesso, ma non sempre ve lo raccontiamo», risponde Matteo alle domande dei giornalisti, «ogni tanto abbiamo idee diverse ma c'è un contratto da onorare, la mia parola vale. Non mi monto la testa nonostante i 9 milioni di voti». C'è tanto da fare, spiega: «Ho voglia di mantenere le promesse che mancano: azzerare la legge Fornero, abbassare le tasse (non tutto per tutti, ma per tanti sì) e andare a ricontrattare il nostro modo di essere parte di questa Comunità europea. Voglio continuare orgogliosamente a farne parte, ma senza più il cappello in mano usando per gli italiani i soldi degli italiani». Nessun timore per l'aut aut di Conte, assicura Salvini, «noi rispondiamo coi fatti non con le parole». LA TEORIA DELL'ARGINE Pace. Anzi tregua. In realtà i Cinquestelle non hanno tanta scelta. Meglio mettersi nelle mani di Salvini che andare al voto a settembre. Perché il risultato non sarebbe diverso da quello del 26 maggio. Forse peggio. Per i grillini, semmai, è il leader leghista che vuole spingere l'esecutivo verso il baratro. Ne ha tutto l'interesse. «Ma noi», fanno sapere fonti pentastellate, «non accetteremo provocazioni». Andare avanti, però, significa assecondare le richieste dell'alleato. Dalla flat tax all'autonomia. Materie indigeste per i 5s. «Noi del M5s saremo argine a qualsiasi divisione dell'Italia», fa sapere il sottosegretario Stefano Buffagni, «non tollereremo una scuola di seria A e una scuola di serie B, così come per il riparto dei fondi sanitari, ma su questo fronte è evidente che in Italia oggi ci sono già criticità». C'è il contratto di governo. E quello, al momento, è l'argine grillino per difendersi dal contropiede leghista. Ma saranno rospi da ingoiare. Sul codice degli appalti, per esempio, alla fine i pentastellati hanno accettato la sospensione di due anni richiesta dall'alleato. Precisando che non si tratta di un cedimento: «Nessuno stop al Codice», tengono a puntualizzare i pentastellati, ma solo la «sospensione di alcuni punti rilevanti per due anni, in attesa di una nuova definizione delle regole per liberare da inutile burocrazia le imprese». MOSSI DALLA PAURA Di Maio festeggia l'intesa ritrovata (?) con Salvini: «Bisogna far ripartire il Paese, senza intoppi e lo vogliamo tutti». Per M5s, «l'ho detto già, l'unico obiettivo in questo momento è tornare a far correre l'Italia». La telefonata tra i due rincuora il premier Conte, che lunedì aveva minacciato di rimettere il mandato nelle mani di Sergio Mattarella: «È una buona premessa, proprio come auspicato, per procedere nella giusta direzione». Più che la strategia, è la paura che muovere le scelte politiche pentastellate. E lo spirito di autoconservazione. Ci sono almeno due buoni motivi per evitare il voto anticipato. Il primo è l'incertezza del risultato. Anzi, la certezza matematica di perdere. Con Salvini che, a capo di una coalizione di centrodestra, non avrebbe difficoltà ad asfaltare i quasi ex soci di governo. Il secondo tema non è meno importante del primo. La regola del doppio mandato decapiterebbe il vertice grillino. Tutti i big, a partire da Di Maio, sono a "fine carriera", stando alla regola del Movimento. A meno che non si decidano deroghe. Ma Davide Casaleggio ha già detto di no.

Foto: In alto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: il suo mandato scadrà nel 2022. A destra, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (LaPresse)