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01/06/2021

Di Maio protagonista e Conte in stallo L’imbarazzo del M5S

La Repubblica - Matteo Pucciarelli

La portata della svolta "garantista" del ministro riconosciuta anche dai grillini più ortodossi. L'ex premier, bloccato dal caso Rousseau, prepara la risposta
Milano - Una riunione con i parlamentari delle commissioni Giustizia, due incontri con i tre ministri e i capigruppo di Camera e Senato - l'ultima venerdì pomeriggio poco prima del Consiglio dei ministri -, conferenze via Zoom con Torino e Milano per parlare delle locali amministrative, chiusura dell'accordo con il Pd su Napoli per la candidatura a sindaco di Gaetano Manfredi coordinandosi con Enrico Letta. Non ha ancora ufficialmente i galloni del leader di partito, la battaglia legale con la piattaforma Rousseau lo sta trattenendo in un limbo dal quale non è ancora chiaro come uscire, per questo il lavoro di Giuseppe Conte per dare una linea al M5S è finora tutto dietro le quinte. Per dire: a fronte degli impegni sopra elencati, i suoi post Facebook, da sempre vetrina prediletta della propaganda del Movimento, sono stati solo tre. «E poi Luigi Di Maio manda una lettera al Foglio e tiene banco per giorni, rubandogli la scena», dice un po' malizioso un big dei 5 Stelle.
Non è detto che i post non diventino ben presto quattro. Anche perché l'attesa del nuovo Movimento si sta prolungando ben oltre quanto preventivato: l'ex premier aveva promesso di lanciarlo a inizio maggio, siamo già a giugno. Questa impasse comporta problemi organizzativi e di gestione interna. E mentre Pd e Lega si fanno battaglia e tirano per la giacca Mario Draghi, Conte - si racconta - non ha un filo diretto col suo successore a Palazzo Chigi. «Però i risultati arrivano comunque, come il no alla sospensione del codice degli appalti e lo stralcio del massimo ribasso», rispondono fonti di governo dei 5 Stelle. Solo che per scaldare gli animi (o perlomeno rassicurarli) serve ben altro e tra un Beppe Grillo azzoppato per ragioni familiari e un Conte rimasto interrotto per la nota guerra in corso con la piattaforma di Davide Casaleggio, c'è chi comincia a (ri)guardare con un certo interesse alle mosse del ministro degli Esteri. La sua uscita pubblica in senso "garantista", con le scuse all'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, è stato un colpo di teatro che magari a parecchi non è piaciuto a livello di contenuto, ma anche i più critici tra gli eletti ne hanno riconosciuto la portata simbolica e di posizionamento.
Poi ci sono anche gli entusiasti: «Di Maio - spiega il vicecapogruppo del M5S al Senato, Gianluca Ferrara - ha dimostrato grande maturità e soprattutto umanità. In ogni contesto, ancor più in quello politico, saper chiudere scusa è un gesto di lodevole sensibilità». Infine, ultimo dei problemi ma non in ordine di importanza, la base, o quel che ne resta: sempre più insoddisfatta per la piega che sta prendendo il M5S, considerato semplice portatore d'acqua dell'esecutivo.
Lo stesso vale per un'ampia fetta di parlamentari, che però pubblicamente preferiscono soprassedere. Anche per mancanza di alternative. Di sicuro il mea culpa di Di Maio sul rapporto tra giustizia e politica, l'approccio di "neo-umanesimo" secondo la definizione di Conte, rappresentano di per sé un ulteriore passaggio verso la maturità del M5S (per alcuni) o la completa cooptazione nel cosiddetto sistema (per altri). Nel dubbio, seppur le scuse rappresentino un notevole fatto politico, una vera e propria svolta per la storia dei 5 Stelle, non sono state pubblicizzate sui social network. Né dallo stesso ministro, né da Conte né dal profilo ufficiale del M5S. Particolari che, a notarli, spiegano molto meglio di mille parole.

Leadership nel limbo

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L'ex premier Giuseppe Conte

Foto: Ex leader Luigi Di Maio, ex guida politica dei 5S


Foto: ANSA/GIUSEPPE LAMI