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30/09/2018

Di Maio prepara la stretta sui tecnici

Corriere della Sera - Al. T.

«Al Tesoro insidie e trabocchetti, cambiamo la legge Bassanini». Ma rassicura: nessuna uscita dall'euro
ROMA Due giorni dopo la festa sul balcone di Palazzo Chigi, Luigi Di Maio lancia messaggi in diverse direzioni. Prova a rassicurare i mercati e l'Europa, «non è una sfida contro di loro, non si devono preoccupare», riconferma la fiducia al ministro dell'Economia Giovanni Tria, ma rilancia le accuse ai burocratici, annunciando un pacchetto di tagli alle spese, che saranno realizzati da un team «mani di forbice». E conclude con una nota: «Mattarella non deve preoccuparsi. Questa "manovra del popolo" ha proprio la finalità di creare le condizioni per poi poter ridurre questo debito».

La prima uscita della giornata è da Maria Latella, a Sky Tg24. Dove spiega che Tria «deve restare: anche noi lo difendiamo». La manovra al 2,4 per cento, il «numero magico», è stata «demonizzata», ma «toglie ai potenti e dà al popolo» e lo ripaga dalle «ruberie» degli stessi che ora «tifano per lo spread». Il vicepremier spiega che nei ministeri ha trovato «insidie e trabocchetti» e quindi annuncia: «Se i tecnici non vogliono fare il loro dovere, cambieremo la legge Bassanini». Quanto al ragioniere generale Daniele Franco: «L'ho visto una volta sola e non posso dire se mi fido o non mi fido». Che «si voglia utilizzare la scusa della manovra per uscire dall'Europa o uscire dall'euro è una sciocchezza».


Piuttosto ora il governo si concentrerà sui tagli alla spesa, «perché abbiamo chiesto un prestito e dobbiamo restituirlo». Si taglierà «tutto il possibile». Cominciando, naturalmente, dalle spese della politica: «Tra un anno avremo abolito 345 parlamentari. E credo che nessuno potrà dire di essere contro». La manovra che non riuscì a Matteo Renzi, che aveva inserito l'abolizione del Senato in un pacchetto più ampio, poi bocciato dal referendum, potrebbe riuscire in modo diverso ai 5 Stelle, come spiega Di Maio al Global Forum per la democrazia diretta.


Il vicepremier annuncia investimenti per 15 miliardi: «Le città diventeranno cantieri». Ci sarà anche un «pacchetto di sburocratizzazione». Il governo, infatti, punta a semplificare il codice degli appalti, con il taglio di un terzo delle norme e a fare una riforma del codice di procedura civile, con l'obiettivo (molto ambizioso) di portare da 7 anni a 3 il tempo per arrivare a sentenza «e facilitare così gli investitori». Parole dure contro il Pd che va in piazza: «Vogliono l'estinzione». E contro Renzi: «Ormai elegge qualcuno solo quando il popolo non vota» (riferimento a David Ermini, vicepresidente Csm).


Opposizione che è critica contro la manovra. Per Matteo Orfini, presidente del Pd, il Def «è disastroso. Non solo per il 2,4 per cento, ma anche per come lo si vuole usare, con un'operazione di assistenzialismo puro». Da Leu, che non è contraria a tutte le misure, Federico Fornaro invita alla «prudenza»: «Quando si tratta di trasformare le battute a effetto in atti di governo, spesso la montagna partorisce un topolino».


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