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30/05/2020

Di Maio: ora tagliamo le tasse Palazzo Chigi lo stoppa subito

Gazzetta di Modena - FrancescaSsforza

La linea del premier: solo rimettendo a posto il paese saremo credibili L'obiettivo della semplificazione della pubblica amministrazione
Il retroscenaFrancescaSsforza / ROMALa grande sfida dell'Italia è sulla semplificazione della pubblica amministrazione e della vita delle imprese, impastoiate in un labirinto burocratico che ha mostrato tutta la sua fragilità già nella destinazione dei primi sussidi a fondo perduto durante l'emergenza legata alla pandemia. Perché ce lo chiede l'Europa? «No - spiegano fonti di Palazzo Chigi - perché ce lo chiedono gli italiani: grazie all'Europa noi, come altri, abbiamo la possibilità di rispondere alle esigenze della nostra economia». C'è un solo errore da non fare: lasciar passare l'idea che l'Italia userà i fondi europei per la spesa corrente, per abbassare le tasse o lanciare sussidi a pioggia. Soluzioni come Quota 100 o il reddito di cittadinanza non sono mai piaciute a Bruxelles, e non solo ai Paesi "frugali", ma anche agli Stati membri dell'Europa dell'Est, che nel negoziato che ci aspetta da qui a luglio sono in prima linea per denunciare sperequazioni e trattamenti di favore. Su questo la linea di Palazzo Chigi è molto chiara, e ha messo in minoranza la prospettiva accennata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che accanto all'importanza della riforma fiscale e del codice degli appalti aveva parlato anche della necessità di abbassare le tasse per le famiglie. «Da questa crisi dobbiamo imparare che senza interventi forti non riusciremo a rialzarci, dunque abbassiamo le tasse e semplifichiamo il codice degli appalti - scriveva ancora ieri il ministro Di Maio su Facebook - Più lavoro e meno impedimenti per cittadini e imprese. Non c'è altro tempo da perdere». Ma il punto - spiegano a Palazzo Chigi - è la crescita, e la forza di questo negoziato non è stata costruita sul fatto che bisognasse correre in soccorso di questo o quello, ma che ad essere in pericolo era il mercato unico nella sua interezza. Perché l'industria automobilistica tedesca non può fare a meno dell'indotto italiano, perché il 90 per cento dei fornitori di Airbus si trovano in Europa, e perché il mercato integrato comunitario - non l'Italia - è "Too Big to Fail", troppo grande per fallire. «Attraverso gli stimoli alla crescita che verranno dalla semplificazione per la parte produttiva del Paese sarà possibile diminuire percentualmente il debito e solo a quel punto si potrà parlare di abbassare le tasse», dicono ancora a Palazzo Chigi. «Per noi è importante guardare al futuro - ha detto in chiusura di giornata la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ieri ha parlato a lungo al telefono con il premier Conte - In questa crisi ci sono stati molti danni, ma nessuno tra i Paesi membri ha alcuna colpa o ha fatto qualcosa di sbagliato per meritare una crisi economica così profonda, perciò vogliamo superare questa crisi insieme e dunque investiamo insieme nel futuro raccogliendo fondi nei mercati». Sarebbe sbagliato dunque - fanno osservare fonti di governo - anteporre l'argomento delle condizionalità a quello delle riforme, perché il punto sono le riforme: se si fanno le riforme il Paese cresce, e se cresce non c'è condizionalità che possa impedirlo, anzi, possono solo essere fattori di stabilizzazione. Nei prossimi giorni Palazzo Chigi sta mettendo in agenda una serie di conversazioni preparatorie: Francia, Spagna e Portogallo sono gli interlocutori più vicini in questo momento, ma sono in vista colloqui con il leader austriaco Sebastian Kurz e l'olandese Mark Rutte. «Questa è l'occasione per modernizzarci tutti - dicono ancora al governo - i Paesi del Nord Europa avranno la possibilità di investire sul Green Deal e la sostenibilità ambientale, quelli del Sud potranno procedere sulla strada della modernizzazione e delle strutture e della razionalizzazione della burocrazia». --© RIPRODUZIONE RISERVATA