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23/09/2018

Di Maio, il gelo delle imprese «Decreto dignità sbagliato sburocratizzazione, ora i fatti»

Corriere del Trentino

Industriali e artigiani critici. Perplessità anche sulla riforma del credito cooperativo
C'è diffidenza. Il mondo imprenditoriale, associativo e sindacale del Nordest è scettico dopo le dichiarazioni del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio al Corriere del Trentino, che ha parlato di sburocratizzazione, dl Dignità, reddito di cittadinanza, abbattimento del costo del lavoro e riforma del credito cooperativo. L'ex presidente di Confindustria Trento Giulio Bonazzi non ci gira intorno:«È bello che Di Maio parli di sburocratizzazione, ma non basta annunciarla, bisogna farla» E Bonazzi boccia senza appello il reddito di cittadinanza: «Va bene se è pro-tempore e associato a corsi di formazione, altrimenti mi devono spiegare come fa chi ne beneficia a qualificarsi. Lavorando in nero? Stando a casa?». L'abbattimento del costo del lavoro legato alle assunzioni a tempo indeterminato invece «in principio è giusto - dice Bonazzi - ma se quello che mi dai assumendo me lo togli fissandomi i paletti iniqui del decreto Dignità allora siamo al punto di prima». Dl Dignità che secondo Bonazzi parte da un presupposto sbagliato: «La flessibilità dei contratti a tempo determinato non la usiamo perché siamo cattivi, TRENTO ma perché è necessaria. Poi certo ci sarà anche un 5% di imprese che se ne approfitta, ma allora puniamo il restante 95%?». Bonazzi è perplesso anche sulla riforma del credito cooperativo in senso rafforzativo per gli istituti territoriali: «Dico solo che nel resto del mondo si sta dando in direzione contraria». Anche Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Veneto, che rappresenta 60 mila Pmi, mette nel mirino il dl dl Dignità, che «di dignitoso non ha nulla. Ci aspettavamo incentivi per la stabilizzazione, hanno preferito norme punitive. Il decreto Dignità farà assumere meno persone e creerà più precarietà. Se vogliono evitarmi problemi giuslavoristici, invece che infilarmi nel ginepraio delle giustificazioni mi conviene interr o m p e r e i l r a p p o r t o , attendere dieci giorni, e assumere un'altra persona». Marco Segatta, presidente degli artigiani trentini, applaude Di Maio sulla semplificazione burocratica e in particolare sull'accorpamento del codice degli appalti: «Noi artigiani dobbiamo pensare a lavorare, non a passare il tempo a compilare carte. Poi oggi con l'informatizzazione si potrebbero saltare davvero molti passaggi. E non è vero che meno burocrazia significa più corruzione, quella semmai dipende dal poco senso civico del singolo e dal malfunzionamento della legge». Segatta invece è critico sul resto del Di Maio pensiero. Il dl Dignità «crea contenziosi e per l'eterogenesi dei fini più disoccupazione. Noi artigiani abbiamo periodi di punta con più commesse di lavoro e altre meno. Il lavoro è legato all'andamento dell'azienda». Sul reddito di cittadinanza: «Serve creare lavoro, che dà dignità oltre che indipendenza economica». E sugli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato: «Meglio usare quei soldi per far ripartire l'economia. E la butto lì provocatorio: perché non incentiviamo chi lo mantiene il lavoro?». Di Maio non convince pienamente neanche il mondo sindacale e associativo. Per Lorenzo Pomini, segretario provinciale della Cisl, sul reddito di cittadinanza «bisognerebbe adottare il modello trentino: legare l'ammortizzatore sociale a un rapporto di responsabilità del disoccupato con le agenzie del lavoro». E il dl Dignità, sottolinea Pomini, è dannoso non solo per le imprese ma anche per i lavoratori: «Paradossalmente rischia di ottenere gli effetti opposti a quelli che si prefigge». E sugli incentivi alle assunzioni Pomini si chiede: «E quando finisce l'incentivo cosa succede al lavoratore? Mettiamo anche dei disincentivi alle aziende che poi licenziano». Luca Oliver, presidente delle Acli fa un ragionamento più generale: «Gli annunci lasciano il tempo che trovano. Non mi piace questo agire d'impulso, in passato per la fretta sono state scritte leggi sbagliate. Serve calma, approfondimento e un'elaborazione superiore quando si norma». Francesco Barana © RIPRODUZIONE RISERVATA

onazzi Flessibilità dei contratti necessaria Se la togli aumenti i disoccupati

Oliver Gli annunci lasciano il tempo che trovano. Servono i fatti