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03/09/2020

Di Maio copia il Cav Oro nero e appalti per mantenere mezzo piede in Libia

La Verita' - GABRIELE CARRER

DIPLOMAZIA (GIALLO)ROTTA
Il ministro degli Esteri «accolto» a Tripoli da un kamikaze Sostegno all'accordo sul cessate il fuoco tra Saleh e Serraj Il p rimo banco di prova sarà la ricostruzione dell'aeroporto internazionale della capitale Consultato pure Gianni Letta Al centro del dossier anche la ripresa della produzione petrolifera con l'Eni, già inpoleposition Ma sui migranti niente passi avanti
• Processo di stabilizzazione e di pace, investimenti, petrolio e migranti. Sono stati questi i temi al centro del viaggio di ieri in Libia del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, avvenuto dopo l'aumento degli stanziamenti delle missioni militari internazionali e il sostegno diretto alla Guardia costiera libica. Il titolare della Farnesina è volato verso la cosiddetta «Quarta sponda» ieri mattina (dopo che l'omologo tedesco Heiko Maas l'aveva visitata due settimane due) per incontrare a Tripoli il capo del governo di riconosciuto dalla comunità internazionale FayezAl Serraj, il ministro degli Esteri Mohamed Syala, il vicepremier Ahmed Maitig, il presidente della Noe (la compagnia nazionale petrolifera) Mustafa Sanalla e il presidente dell'Alto Consiglio di Stato, Khaled Meshri. Poi si è spostato a Tobruk per un incontro con il presidente della Camera dei rappresentanti, Aguila Saleh. Mentre era in corso la visita, ieri mattina un attentatore suicida si è fatto saltare in aria nei pressi di una pattuglia di sicurezza a ovest della capitale libica, senza causare vittime ma ferendo due persone. Incontrando il premier Serrcg, Di Maio ha dichiarato che l'Italia «accoglie con favore e sostiene» l'accordo per un cessate il fuoco raggiunto da Saleh e Serraj lo scorso 21 agosto. Inoltre, ha spiegato che per l'Italia la Libia rappresenta «un attore importante, uno snodo cruciale per costruire un nuovo modello» di sviluppo nel Mediterraneo. Musica per le orecchie di Serraj che ha spiegato che le imprese italiane «sono le benvenute in Libia» e ha aperto alla creazione di una commissione mista italo-libica per le questioni economiche. Il dossier economico è nelle mani del sottosegretario Manlio Di Stefano, che ieri ha accompagnato il ministro. Nei progetti di Di Maio c'è la ripresa dei vecchi accordi siglati da Silvio Berlusconi, con l'intento di dare nuovo impulso agli investimenti italiani in Libia e offrire nuove opportunità di crescita alle nostre imprese e al popolo libico. Un tema di cui il ministro aveva discusso con Serraj già durante l'ultima visita a Tripoli di giugno. Ma anche, raccontava ieri II Foglio, con il braccio destro dell'ex premier, quel Gianni Letta che di recente ha incontrato. Di Maio sembra deciso a scommettere sulla ricostruzione dell'aeroporto internazionale di Tripoli, affidato a un consorzio italiano. Ma soprattutto su quella che il leader di Forza Italia aveva definito l'«autostrada della pace» pensata per collegare Tripolitania e Cirenaica ma anche per soddisfare le richieste dell'allora rais Muammar Gheddafi di riparazioni del periodo coloniale con un investimento da 5 miliardi di euro. Scambi commerciali (l'anno scorso la Libia è risultato il nostro secondo partner commerciale in Africa dopo l'Algeria) ma non solo: molti i temi nell'agenda Italia-Libia. Tra questi esempio le telecomunicazioni (coinvolta Telecom Italia Sparkle) e il settore energetico, con l'Eni in prima fila, unica società internazionale ancora in grado di produrre petrolio e gas nel Paese grazie alla partnership con la Noe. Ieri, nel giorno in cui ci si preparava all'evacuazione del giacimento petrolifero di Sharara (gestito da una joint venture riunisce oltre la Noe, la spagnola Repsol, la francese Total, l'austriaca Omv e la norvegese Statoil), Di Maio ha anche discusso della ripresa della produzione petrolifera che dovrebbe essere garantita da un accordo, rivelato dall'Agenzia Nova a fine giugno, per versare i proventi delle esportazioni un conto «comune» bloccato fino al raggiungimento di un'intesa più ampia. Non va dimenticato poi il dossier migranti. Un campanello d'allarme per l'Italia è suonato ieri quando il ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa congiunta con l'omologo turco Mevlut Cavusoglu ad Ankara che l'instabilità del Sahel, aggravata dal colpo di Stato in Mali, costituisce una grande minaccia per i Paesi dell'Africa del Nord (Libia compresa), che rischiano di subire «un'ondata migratoria». A questo si aggiungono le tensioni tra il premier libico e il suo ministro dell'Interno, Fathi Bashagha, uomo di riferimento della Turchia a Tripoli. E ancora: l'intesa sempre più rapporti tra Tripoli e Ankara (ieri i ministri della Difesa si sono incontrati nella capitale turca mentre la Banca centrale libica firmava un memorandum d'intesa con la Banca centrale turca) che minaccia anche la presenza italiana sul campo e il ruolo di Khalifa Haftar, che dopo aver perso a favore di Saleh il ruolo di guida della Cirenaica potrebbe tornare a minacciare il processo di pace usando il petrolio come arma di ricatto. Ogni dossier (da quelli energetici a quelli migratori passando per gli investimenti) passa dalla stabilizzazione della Libia. Si stanno spendendo, da mesi ormai, Germania e Stati Uniti. Ci ha lavorato ieri anche l'Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, Josep Borrell, che ha incontrato a Tripoli il premier Serraj. E Di Maio sembra averlo capito dichiarando il sostegno italiano per l'accordo sul cessate il fuoco.

Foto: ACCORDI II ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il capo del governo libico, Fayez Al Serraj ANSA