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21/01/2019

Di Maio a Toninelli: un piano per realizzare le infrastrutture del Nord

Il Secolo XIX

Il vice premier pronto a sbloccare le grandi opere. Ma resta il veto sulla Tav La svolta annunciata ai ministri: « Abbiamo promesso di far crescere il Paese »
Ilario Lombardo / ROMA Ogni volta è Luigi Di Maio a caricarsi la responsabilit à della svolta, determinando una maturazione del M5S da movimento di piazza, partorito da un Vaffa, a partito di governo. Cos ì è stato con l'euro, cos ì ora con le grandi opere. Una transizione dolce figlia di uno strappo traumatico. Il No alla Tav ha costretto a guardare in faccia la realt à produttiva del Nord, a cercare di interpretarne i bisogni e le richieste. Il M5S è finito in un angolo, sommerso dalla percezione che vede i grillini come i signor No, contro tutto per costituzione. Colpa anche dei troppi s ì concessi alle mille campagne locali. No Tav, No Tap, No Muos, No Triv, No Olimpiadi: dove c'era un No c'era il M5S. Da adesso non sar à più cos ì . « Non possiamo passare per quelli che si oppongono a ogni infrastruttura. Ora siamo al governo, abbiamo responsabilit à economiche. Abbiamo promesso una crescita decisa » è il ragionamento che è in corso tra Di Maio, collaboratori, ministri e sottosegretari del M5S. Tutti convinti che la svolta sia nelle cose, necessaria a contrastare lo storytelling sui grillini paladini del No e l'emoraggia di voti al Nord. Secondo Di Maio il M5S deve darsi una regolata per dimostrare « che non è ideologicamente contro le grandi opere » . E il messaggio che accompagner à questo cambio di direzione è pronto: « In passato hanno significato devastazione del territorio e corruzione. Per questo il M5S era contro. Da oggi non sar à più cos ì , perch é noi non siamo contro a prescindere, se si fanno rispettando l'ambiente e senza mazzette » . Ovvio che il riferimento è alla Tav, sbandierata come esempio da non seguire, « perch é devasta una valle e una montagna » e perch é , ha detto ieri Alessandro Di Battista, « qualcuno si è gi à steccato delle tangenti » . Dal frontman mediatico Di Battista al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, tutti saranno investiti del compito di rimodellare la narrazione sulle grandi opere. In piena campagna elettorale servir à ad accorciare le distanze dalla Lega, nella speranza di recuperare consenso nelle regioni settentrionali dove il M5S si è alienato la simpatia di aziende e imprenditori spaventati dall'immagine dei 5 Stelle come sabotatori di cantieri. I primi passi sono le modifiche al codice degli appalti e l'innalzamento a 150 mila euro degli affidamenti diretti senza gara. Dimenticatevi la decrescita felice, Di Maio è obbligato a pompare di Pil il Paese per rendere sostenibili le misure economiche adottate. Confindustria chiede di offrire più cantieri all'Italia per combattere la recessione e dare una disponibilit à di posti di lavoro per il reddito di cittadinanza che oggi non si vede. Di Maio è pronto alla sfida: la svolta annunciata a breve sar à preceduta a giorni dal piano delle infrastrutture su cui sta lavorando Toninelli. Il leader cercher à di concentrare l'attenzione soprattutto a Nord, che si trover à orfano della Tav, pure per far digerire un No che ormai sembra imminente. Anche se dalle parti di Palazzo Chigi si registrano le perplessit à di Giuseppe Conte, più possibilista sull'Alta velocit à , solo un referendum potrebbe salvare Di Maio dalla rivolta annunciata nel M5S in caso di ok all'opera. Il piano di Toninelli, che anticipiamo, prevede: il completamento della Asti Cuneo (ma senza lo schema di proroga della concessione ai Gavio); i ponti sul fiume Po; il rafforzamento del polo aeroportuale Pisa-Firenze con nuovi collegamenti tra i due scali; il raddoppio della ferrovia Cremona Mantova, gi à nel contratto di Rfi. Ci sono poi le opere osteggiate per anni dai 5 Stelle, accolte per ragion di Stato. Il Terzo valico: Toninelli punter à sul trasporto su ferro fino al porto di Genova e sul retroporto di Alessandria. E ancora il Mose, in fase di completamento, e la Pedemontana. Su quella veneta il ministro si limiter à a gestire la convenzione. Confermato invece il no a quella lombarda: « Perch é costa troppo e non è sostenibile » . Il piano del ministro conterr à anche le opere a Sud, dove non esiste uno scheletro infrastrutturale adeguato. La contro-campagna su Tav di Di Maio sar à affidata all'Alta velocit à Napoli-Bari, mentre dal ministero promettono di sbloccare i lavori per l'autostrada Ragusa-Catania e per la statale 106 jonica in Calabria. Cos ì Di Maio anche sulle grandi opere spera in un reset, come fece quando port ò il M5S fuori dai partiti euroscettici, dichiarando una ritrovata adesione alla moneta unica, nonostante le dichiarazioni del passato e un referendum andassero nella direzione opposta. - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Foto: I lavori per la costruzione di una delle gallerie del Terzo Valico


Foto: ANSA


Foto: Il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio


Foto: ANSA