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06/08/2018

di ALESSANDRA CODELUPPI «COLLEGHI e superiori eran…

QN - Il Resto del Carlino

di ALESSANDRA CODELUPPI «COLLEGHI e superiori erano psicologicamente succubi di Tito Fabbiani». È quanto scrive il giudice Luca Ramponi nell'ordinanza sul vicecomandante della Municipale di Montecchio, ora agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta condotta dai carabinieri, e che ora vede anche la comandante Cristina Caggiati sospesa per sei mesi dal suo ruolo e dai pubblici uffici. Caggiati è accusata di abuso d'ufficio per la vicenda dell'acquisto della Mazda Cx3 del corpo Val d'Enza, ma usata come fosse propria da Fabbiani e dalla compagna-vigilessa Annalisa Pallai, pure lei stoppata per sei mesi dal lavoro. Su Caggiati pende anche l'accusa di omessa denuncia rispetto alle condotte illecite di cui la coppia è accusata. Da diverse intercettazioni emerge il rapporto di 'sudditanza' che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto Caggiati verso il vice. In una afferma che «gestire la baracca significa esporsi ai ricatti di Fabbiani, dicendosi timorosa dei possibili ricatti». In una telefonata lei afferma: «... adesso potrei anche dover fare interventi andando a scontrare pesantemente con Tito e quello non so fino a che punto possa essere favorevole per tutto il servizio. Però cioè non ci vedo margini, cioé io ci vedo un rischio». DI PIÙ: «Emerge che Caggiati risulta sostanzialmente impotente, pur lamentandosi di tale fatto, di fronte alle pretese (ad esempio di piazzare suoi amici o protetti in determinate posizioni all'interno del comando o fare scelte che non gli competono, indirizzando gli organi preposti e dall'esterno, ad esempio con riferimento a un recente bando di mobilità». Situazione, a dirla tutta, in cui anche le dinamiche interne al sindacato - Fabbiani era rappresentante della Cgil - non brillano. Dice Caggiati su Fabbiani: «Lui non vuole un ruolo da responsabile, cioè gli piace fare il comandante con il c. degli altri». E poi: «È uscito il bando ieri, e ieri abbiamo passato il bando ai sindacati, quando però così come informativa, come carineria, quando lo ha saputo è doventato matto». Secondo il gip «da qui si evince la consapevolezza di come tale potere provenga dal fatto di ricoprire un ruolo apicale nel sindacato e nella rsu, in ragione del quale riesce a condizionare le scelte amministrative con riguardo in primo luogo alla gestione del personale». Nell'ordinanza si riconosce che, a un certo punto, Caggiati aveva espresso la volontà di gestire Fabbiani in modo diverso dal passato: «Ma è significativo - si specifica - che il mutato atteggiamento della comandante sia contestuale alla diffusione di notizie sull'esposto-denuncia e all'avvio di procedimenti penali». Un testimone ha poi raccontato che Caggiati, a differenza del predecessore Franco Drigani, «che aveva chiesto il trasferimento forse proprio per questo, si era adeguata ad accogliere e a non contrastare lo spadroneggiare di Fabbiani nel comando». Un altro teste ha confermato «la stima» di Caggiati per Fabbiani, «addirittura definito icasticamente 'San Tito', e quindi la tolleranza». Una terza persona ha raccontato che dopo la promozione a vicecomandante, «Fabbiani aveva assunto di fatto il potere perché i comandanti lo lasciavano fare».

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