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23/05/2020

Delrio: «Demagogia sul Codice appalti Le regole funzionano Meglio abolire il Cipe»

Il Tirreno - Alessandro Barbera

L'ex ministro delle Infrastrutture: «No alla logica emergenziale Da metà 2016 i bandi pubblici sono sempre stati in aumento»
l'intervistaAlessandro Barbera / romaOnorevole Delrio, il governo vuole mettere mano al codice Delrio sugli appalti. La parola d'ordine è "semplificare". Si sente a disagio?«Lasci stare i nomi. Qui la faccenda è più seria della paternità di quelle regole. Il dibattito non si basa su dati reali».La volontà è di intervenire per dare una spinta al Pil. Non la preoccupa il boom della cassa integrazione?«Siamo dentro una crisi senza precedenti, bisogna salvare il lavoro, le aziende, gli investimenti, le persone. Ma la soluzione non passa dalla riscrittura delle regole sugli appalti».Non c'è un eccesso normativo da superare?«No. C'è stato un eccesso di corruzione. Il codice è per l'ottanta per cento frutto di regole europee che hanno semplificato, non complicato il quadro. Dire che quel codice ha bloccato le opere è pura demagogia. Il 99 per cento dei cantieri incompiuti sono figli della legge obiettivo di Berlusconi, esattamente il modello al quale non dobbiamo mai più ispirarci». L'ultimo decreto sblocca-cantieri sembra in effetti ispirarsi a quel principio. Non ha funzionato?«Gli appalti semplificati sono cresciuti di meno della metà di quelli partiti con il codice. Se prevale il principio per cui si ha fretta di fare, se i cantieri aprono senza progetti adeguati, il risultato è l'aumento dei costi e dei contenziosi e l'unica cosa che non arriva in fondo sono le opere: ricordo che con la legge obiettivo si realizzò un decimo di quanto promesso». Ci spieghi allora cosa occorre cambiare. «Primo: in Italia le ditte che realizzano i grandi appalti pubblici non stanno in piedi. C'è una scelta che ho condiviso con il precedente governo: il sostegno statale all'operazione Astaldi-Salini. Occorrono tre o quattro campioni nazionali. Seconda questione: ci sono troppi contenziosi. Terzo: vanno rafforzate le stazioni appaltanti, ovvero la pubblica amministrazione per approvare rapidamente le opere. Il nemico è la burocrazia».Insomma il modello Genova non la convince. È così?«A Genova si è fatto in fretta perché si è derogato su tutto, perché si doveva ricostruire un ponte esistente, perché c'è stato un architetto che ha messo a disposizione un progetto gratuitamente e si è lavorato giorno e notte. Le pare un modello replicabile?». Lei poco fa diceva che occorre mettere lo Stato nelle condizioni di approvare rapidamente le opere. Ma il problema è esattamente questo: la burocrazia. O no?«Mi permetto qualche suggerimento. Invece di abolire l'Anac (Autorità anticorruzione, ndr), la si metta nelle condizioni di accelerare le procedure. Dimentichiamo che spesso nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni manca il personale adeguato. Ora abbiamo da Anac un modello di bando di "gara tipo": è un buon punto di partenza. Se si vuole abolire qualcosa, si elimini il Cipe a Palazzo Chigi (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr). Lo dico per esperienza: capita che per una sua autorizzazione passino mesi. Il ministero delle Infrastrutture fa il piano delle opere con il Tesoro? Lo si approvi in Consiglio dei ministri e via. L'importante è la certezza dei finanziamenti».Il codice degli appalti non è migliorabile?«Tutto è migliorabile nella vita, ma mi giunge notizia che al ministero delle Infrastrutture sia in discussione un regolamento attuativo del codice da trecento articoli. Semplifichiamo aggiungendo? Sconsiglio di percorrere questa strada».Non occorre semplificare anche le procedure?«In alcuni casi sì. Penso alle manutenzioni ordinarie e straordinarie. Spesso si perde tempo in attesa delle autorizzazioni dei vari enti. In quel caso si può procedere con il silenzio assenso». Sta dicendo che il codice Delrio ha funzionato?«Parlano i numeri: come mai i bandi ad aggiudicazione pubblica crescono mentre quelli con procedura di emergenza sono realizzati al quindici per cento? Bisogna semplificare, non delegificare. Quando è necessario si introducano regole ad hoc. Ma una cosa è - come abbiamo fatto per il cantiere della ferrovia Napoli-Bari - nominare un commissario che agisce seguendo le regole riducendo tempi, altro è - come si è fatto per quanto lecitamente a Genova - agire fuori dalle regole». La prima versione del codice però conteneva molti errori. E foste costretti a modificarlo. Non è così?«Modifiche sono sempre giuste. Si deve imparare dall'esperienza. Dalla seconda metà del 2016 in poi i bandi ad aggiudicazione pubblica sono in costante aumento, e lo sanno i colleghi del M5S che contribuirono in Parlamento ad approvare il Codice. Sfido chiunque a dimostrare il contrario». Ha detto queste cose al premier Conte? «Certo che l'ho fatto. Tutti i numeri che le ho citato sono sul suo tavolo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA