scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
01/06/2021

Delrio: «Bene il no del premier a Salvini Avrebbe aperto autostrade all’illegalità» L’ex ministro delle infrastrutture: in Italia il 50% della corruzione europea. No ai commissari straordinari

Il Secolo XIX - Carlo Bertini

L'intervistaCarlo Bertini / RomaSe il creatore del codice degli appalti, l'ex ministro delle Infrastrutture ed ex capogruppo del Pd Graziano Delrio, fa notare che «dal 2016 a oggi i bandi delle opere pubbliche sono cresciuti del 143 per cento» è anche per dire al premier che «il codice va attuato in ogni sua norma e non demolito». Quindi «bene Draghi, perché se ascoltava Salvini avrebbe aperto un'autostrada all'illegalità. Ma non faccia l'errore di Conte, non sono i bandi di gara il problema, bensì il tempo che si perde nei vari passaggi tra uffici, che vanno dimezzati per portare l'Italia in Europa». Vi convince la linea scelta da Draghi sui subappalti? «Per ora è saggio fare così, tenendo presente che l'orizzonte europeo include l'assenza di soglie per i subappalti: ma adesso vanno salvate sicurezza e legalità. Per il resto, sono soddisfatto che Draghi non si sia fatto suggestionare dalla demagogia di poteri interessati, ma che abbia voluto vedere i numeri. Dunque bene il premier e bene la delegazione del Pd al governo. E' giusto poi togliere la pratica del massimo ribasso, che significa illegalità, promuovere le peggiori ditte, minore sicurezza del lavoro. In questi mesi, con la ripresa edilizia sono morte molte più persone». L'accordo nel governo prevede che il subappalto salga al 50% fino a ottobre e in Italia non c'è nulla di più definitivo del transitorio... «Il limite è stato messo per le condizioni particolari dell'Italia rispetto alle aziende: arrivare ad un graduale superamento dei subappalti, ben concordato con imprese e sindacati, ha senso, l'importante è non abolirlo di colpo, come chiedevano alcuni. Fa bene il governo a mettere dei paletti, come riconoscere il trattamento economico giusto ai lavoratori e il contratto collettivo. Il problema è la sicurezza sul lavoro. Ma voglio chiarire una cosa...».Prego. «Il codice degli appalti mette al centro la qualità del progetto. Non è il subappalto il problema del paese, ma la corruzione, la mancanza di trasparenza. Certo, in un mondo ideale andrebbe eliminato, ma in Italia lasciarlo al 50% è un segno di saggezza per accompagnare questo percorso: basta parlare alla comunità europea per spiegare come stanno le cose. L'ufficio europeo per la lotta antifrode dice che la metà dei 120 miliardi dell'economia delle tangenti europee è italiana. Quindi siamo primi in corruzione e nel contenzioso legato agli appalti. In Italia abbiamo ditte fantasma che costruiscono palazzi con due dipendenti, stazioni di corruzione. Se vogliamo promuovere ditte sane, bisogna che il subappalto venga regolato. E bene ha fatto Draghi anche su una cosa per me decisiva». Quale? «Per fare bandi di gara efficaci ci vuole un buon progetto e una buona stazione appaltante. Da noi ci sono 32 mila stazioni e vanno ridotte, per evitare il contenzioso. Bisogna fare presto questo decreto attuativo annunciato dal governo. E' proprio ciò che chiede l'Anac, dunque concentriamoci su questo. Come si vede, non bisogna smontare il codice, ma attuarlo. Se Draghi si mette su questa via, porta l'Italia in Europa. Ma la totale deregulation la farebbe precipitare indietro». Ora quali sono i rischi cui fare attenzione? «Bisogna lavorare per semplificare al massimo le norme. Nessuno tra i politici legge i dati, sono indignato. I dati dicono che il 50-60 per cento dei tempi nella realizzazione di un'opera, vengono usati nei passaggi da un ufficio all'altro della stessa pratica. Non sono i bandi che fanno perdere tempo. Tutte le persone serie sanno che questo è il vero punto e che il resto è propaganda. Bisogna fare presto, ma bene. Ci sono paesi come Cina o Turchia dove fanno molto veloci, ma quale è la qualità e la sicurezza sul lavoro?». Quindi il messaggio qual è? «Con un buon bando di gara le cose si realizzano. Su questo punto critico il governo: non faccia l'errore che ha fatto Conte, pensando che i bandi siano un problema: in realtà garantiscono ditte più capaci. E a Draghi e al ministro Franco dico: Bankitalia spiega ciò che serve per migliorare del 20% i costi di un'opera. E' la digitalizzazione degli appalti. Dovrebbe essere al primo posto nell'agenda». La macchina dei ministeri ce la farà a reggere un carico di lavori da piano Marshall? «Se non si fanno le cose bene, con un decreto attuativo sui sistemi appaltanti e uno sugli appalti digitali, sarà molto difficile. Vanno fatti tutti i passi e non rimandati». Il Pd ha retto il pressing di Salvini? O dovevate essere più duri? «Il Pd ha retto bene sulle semplificazioni e anche sul tema dei licenziamenti, su cui Orlando ha tenuto il punto: le ditte che sfruttano la cig non devono accedere ai licenziamenti. Il partito ha tenuto una linea chiara: legalità e semplicità, nessun inganno da Orlando». Dopo le polemiche su Conte e i 300 commissari, cosa pensa della governance di Draghi dove rispuntano altri 350 commissari? «Sono contrario alla scelta dei commissari. Un paese normale deve poter fare opere senza ricorrere a procedure straordinarie, aspirare a fare le cose bene nella normalità. Quindi non sono d'accordo, il commissario è giustificabile per opere di particolare complessità. Il nuovo ponte di Genova è un esempio di buona gestione, perché il sindaco Bucci ha fatto un'ottima gestione del project management, riducendo i tempi dei vari passaggi burocratici». Un'ultima cosa: l'alleanza con i 5stelle reggerà all'usura del Recovery plan e al caos grillino? «Bisogna continuare a lavorarci perché il futuro del paese abbracci un modello di ecologia sociale ed economica integrale, come dice il Papa. Ed è questo l'obiettivo che i 5stelle condividono di più: su questo si può costruire l'alleanza tra noi e loro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA