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02/03/2019

Decreto Salvini la ribellione delle coop sociali lungo la via Emilia

La Repubblica - ilaria venturi

Il caso
In 50 firmano un documento per protestare contro i bandi al ribasso nella gestione dei centri di accoglienza per i migranti
Una proroga di un mese, alle stesse condizioni, per la gestione dei Cas, i centri di accoglienza straordinaria per migranti, e dell'Hub di via Mattei. In attesa delle nuove gare d'appalto, è la controproposta della Prefettura dopo il rifiuto delle cooperative sociali di continuare a gestire i centri fino a giugno già con le nuove regole, ovvero con meno fondi a disposizione come prescrive il decreto Salvini.
Un rinvio che sposta il problema di un mese e non attenua la rabbia degli operatori che si occupano di accoglienza. Legacoop sociale, Confcooperative e Agci Solidarietà regionali avvertono Palazzo Caprara: «Le cooperative associate stanno valutando di non partecipare a gare d'appalto indette sulla base del nuovo schema di capitolato». Una cinquantina di realtà hanno aderito a un accordo etico sottoscritto ieri dai rappresentanti delle associazioni cooperative, Alberto Alberani, Emanuele Monaci e Luca Dal Pozzo. Un patto che contesta le disposizioni del decreto sicurezza rispetto ai Cas, centri di prima accoglienza per i richiedenti protezione internazionale in strutture individuate dalle prefetture: «Nello schema vengono radicalmente rivisti i servizi, con una riduzione della qualità e il rischio di disperdere il patrimonio rappresentato dalla buona accoglienza che cooperative, enti locali, religiosi e laici hanno saputo realizzare in tanti anni» scrive il mondo emiliano romagnolo della cooperazione sociale. «Non sono previsti servizi quali l'orientamento alla formazione e al lavoro, l'insegnamento dell'italiano, il sostegno nell'accesso ai servizi sanitari, la presa in carico psicologica delle persone più fragili: si delinea un'accoglienza ridotta di fatto al vitto e alloggio». Il nodo è che la riduzione degli standard e la nuova stima dei costi (da 35 euro a una ventina al giorno per ogni migrante) non permette una buona accoglienza. E mette a rischio posti di lavoro. «Il nostro per ora è un segnale politico, siamo molto preoccupati: gli effetti sociali saranno devastanti», spiega Alberani. Già dalla prossima settimana le associazioni si incontreranno coi legali per capire se intraprendere anche la strada dei ricorsi.
L'aria che tira è di una non adesione diffusa ai bandi - per ora usciti solo a Ravenna - come già annunciato da realtà come Arci e Antoniano.

Foto: Via Mattei Due migranti giocano a calcio all'ex centro di accoglienza Le cooperative sociali d'Emilia si schierano contro il decreto sicurezza