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11/10/2018

Decreto Genova, Cantone: troppi poteri al commissario e rischio di infiltrazioni

Il Messaggero - Sara Menafra

LA POLEMICA
«POSSIBILI RICORSI DAL SUPERAMENTO DEL CODICE SUGLI APPALTI». PROSSIMA SETTIMANA INCONTRO CON SALVINI
ROMA Tempi rapidi sì, ma il principale rischio del cosiddetto decreto ponte è che nell'applicazione concreta il commissario straordinario alla ricostruzione finisca per esporsi ad una valanga di ricorsi amministrativi o ad infiltrazioni mafiose, visto che la sospensione delle regole «extrapenali» elimina anche le interdittive del Codice antimafia. Il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, ascoltato dalle commissioni congiunte Ambiente e Trasporti di Camera e Senato non ha nascosto di essere preoccupato per gli effetti che potrebbe avere la norma per Genova appena approvata dal governo: «Con l'entrata in vigore del Codice degli appalti del 2016 in molti, me compreso, avevamo sperato in un superamento definitivo della stagione delle deroghe», ha premesso. Non è questa la logica a cui si ispira il testo del decreto 109/2018 e, al di là del problema «filosofico», dice Cantone, ci sono consistenti rischi pratici. Quello che ha fatto più rumore già ieri è collegato alla mancata applicazione delle interdittive antimafia: «La deroga a tutte le norme extrapenali comporta anche la deroga al Codice antimafia», ha detto Cantone. La critica ha punto il governo sul vivo: palazzo Chigi ha risposto che il decreto non si occupa di norme penali mentre il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha promesso che si occuperà direttamente dell'argomento incontrando Cantone la prossima settimana. «Credo abbiano capito male. Non parlavo di norme penali, non derogabili, ma di interdittive antimafia extrapenali», ha replicato il presidente di Anac. Più difficile che cambi il principio generale, ovvero la deroga al codice degli appalti: «A un evento eccezionale devono corrispondere interventi eccezionali: se uno sta lì a seguire il Codice degli appalti, la burocrazia e la gara europea tra cinque anni siamo ancora a discutere del ponte», dice il titolare del Viminale. Stando alla relazione di Cantone, però, il pericolo ricorsi è concreto anche perché gli aspetti incerti sono molti. Nel corso dell'audizione al parlamento ne ha citati due (la mancata spiegazione del rapporto con le direttive comunitarie e la mancanza di deroghe per i subappaltanti) alle quali somma la perplessità per l'esclusione dalle gare di tutti i concessionari di strade a pedaggio. LA CRITICA DI TOTI Che la materia sia ancora incandescente lo si capisce anche dalle critiche arrivate dal governatore ligure, Giovanni Toti. Che difende gli ampi poteri affidati al commissario, ma sostiene che le risorse a disposizione «non soddisfano le esigenze della comunità ligure: il volume del danno è molto superiore». La sua stima è che «per rimettere Genova nella situazione in cui era prima», senza investimenti in opere aggiuntive, «serviranno tra i 400-500 milioni di euro». Luigi Di Maio, dai microfoni di Radio Anch'io, ha replicato che una parte di quei soldi è già in arrivo: «I 300 milioni» per i danni «li mette Autostrade e ci sarà certamente la cassa integrazione per la zona rossa di Genova, una misura ponte per i dipendenti in attesa della ricostruzione». Ma l'attuazione pratica rischia di non essere semplice.

Foto: Il ponte Morandi crollato il 14 agosto


Foto: (foto ANSA)

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