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04/07/2020

Decreto avanti tutta per le opere prioritarie ma resta il codice

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta Manuela Perrone

IL COMPROMESSO PROPOSTO Da CONTE
Il premier: danno erariale, adesso a pagare nella Pa sarà colui che non fa
ROMA

Nessuno smantellamento né stravolgimento del Codice appalti, come temuto dal Pd. E il modello Genova (procedura negoziata senza bando ex articolo 63 del Codice contratti) per sbloccare un elenco di opere di rilevanza nazionale, come chiesto dal M5S e anche da Italia Viva. Giuseppe Conte lo mette in chiaro subito, aprendo la riunione di ieri sera a Palazzo Chigi con i capidelegazione e vari rappresentanti dei partiti di maggioranza. Con un'abilità di camminatore sulle uova, il premier sembra davvero essere riuscito a portare a casa un compromesso sul decreto semplificazioni che non scontenta troppo nessuno e che potrebbe consentirgli di centrare l'obiettivo di far approdare il decreto in Consiglio dei ministri già questa settimana, tra domani e dopodomani.

Certo non ci sono le decine di commissari immaginati da Matteo Renzi con il suo piano shock per sbloccare oltre 100 miliardi di euro e far ripartire i cantieri, ma per il momento il leader di Iv non vuole creare problemi. Sulla stessa lunghezza d'onda i Cinque Stelle, presenti con il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri. «Certo, servirebbe un po' di coraggio in più per accelerare le opere, spendere i soldi e creare posti di lavoro», fanno sapere dal Movimento.

D'altra parte Conte ha lasciato aperto qualche spiraglio: «Diamo i poteri derogatori a tutte le stazioni appaltanti, quindi non serve necessariamente la nomina di un commissario per andare più veloci», ha spiegato il premier. «Ma in situazioni più complesse, e se ci sono complicazioni, resta la previsione che si possono nominare anche commissari sul modello Genova». Iv, con la ministra Teresa Bellanova e il capogruppo al Senato Davide Faraone, per il momento si accontenta di essere riuscita a far stralciare il discusso articolo 10 che sembrava adombrare un condono edilizio, contro il quale oltre a Leu si era scagliato anche il Pd. «È una norma molto insidiosa che era stata già presentata e accantonata nel decreto Rilancio», aveva commentato in mattinata il sottosegretario dem all'Ambiente Roberto Morassut. «È molto più grave di un condono, è una norma "ammazzasuolo"».

Da Palazzo Chigi trapela soddisfazione per la sintesi raggiunta, innanzitutto sulla parte relativa agli appalti, nonostante i Cinque Stelle, presenti con Alfonso Bonafede e Giancarlo Cancelleri, non siano del tutto soddisfatti. La soglia per poter realizzare un'opera senza bando passa da 40mila a 150mila euro. Una forte spinta alla semplificazione, dal momento che le cosiddette gare sotto soglia sono le più diffuse nella Pa. E la velocizzazione delle procedure sopra la soglia, ha assicurato Conte anche per tranquillizzare i Cinque Stelle, sarà accompagnata da controlli antimafia rafforzati (sarà potenziato il protocollo che permette verifiche preventive e incroci tra le banche dati per prevenire infilitrazioni criminali) e da maggiore trasparenza. Contro il rischio dei tempi lumaca della burocrazia, il premier rivendica infatti le norme che obbligano tutte le Pa a pubblicare sui loro siti i tempi effettivi di realizzazione di un'opera, confrontandoli con quelli previsti per legge. «Se sei in ritardo, la cosa sarà pubblica e visibile a tutti», ha fatto notare Conte. «Questo incentiva le amministrazioni a lavorare celermente». Anche perché la Corte dei conti potrà sanzionare chi non rispetta i tempi.

Ma anche la riforma dell'abuso d'ufficio, circoscritto alla violazione di specifiche regole di condotta, e la responsabilità erariale, limitata al dolo ma non per inerzie e omissioni, per Conte sono foriere di una rivoluzione. «Adesso a pagare sarà colui che non fa piuttosto che colui che fa», ha affermato il premier durante il vertice.

Se sulle semplificazioni sembra vicina un'intesa di massima, sullo sfondo dei rapporti nella maggioranza rimane il grosso nodo del Mes, di cui Conte comincerà a parlare oggi al question time alla Camera, quando affronterà anche la controversa proposta del taglio dell'Iva e il destino del recovery plan.

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