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12/09/2020

De Nicolo saluta Udine: «Lascio una città sicura ma attenti alle truffe»

Messaggero Veneto - Luana de Francisco

Il bilancio del procuratore capo dopo cinque anni in Friuli «Palamara sbaglia: si fa carriera anche senza le correnti» L'intervista
Luana de Francisco / udineÈ andata come la commissione per il conferimento degli incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura aveva all'unanimità indicato e come i colleghi che, dentro e fuori regione, lo conoscono e stimano per la competenza e la dedizione dimostrate in 39 anni di attività professionale avevano scommesso finisse. Da mercoledì, Antonio De Nicolo, 66 anni, originario di Gorizia e residente a Trieste, è il nuovo capo della Procura della Repubblica di Trieste: una perdita per Udine e la sua provincia, dove ha lavorato negli ultimi cinque anni, ma una tombola per l'intera regione, considerate le più ampie funzioni distrettuali assegnate alla sede giuliana. Difficile, comunque, non ammettere che a traslocare, insieme alla sua esperienza, saranno anche la cortesia e l'affabilità privilegiati in ogni occasione di rapporto umano e professionale. La data del trasferimento non si conosce ancora. Potrebbe avvenire entro la fine di settembre, se il procuratore generale dovesse chiedere l'anticipato possesso, oppure tra un paio di mesi, con la pubblicazione sul bollettino ministeriale. Nelle more, tanto vale cominciare a tirare le somme.Dottor De Nicolo, che città si lascia alle spalle?«A Udine si vive bene e c'è una diffusa sicurezza. La percezione del cittadino, tuttavia, non è questa e penso che soltanto una maggiore presenza di pattuglie in giro consegnerebbe alla gente quella sensazione di tranquillità che ancora psicologicamente manca. Spesso vedere divise in circolazione basta a convincersi che il crimine sia stato o possa essere sventato».In tribunale, però, le aule sono sempre piene: cosa vi impegna, allora?«I normali reati predatori, a cominciare dalle truffe a mezzo Internet: le denunce sono quotidiane e si sommano a furti di vario tipo, oltre a una quota non indifferente di violenze e soprusi in ambito familiare. Tutte vicende che permettono di escludere l'esistenza di un contesto criminale particolarmente pericoloso. Nè mancano i reati di tipo economico, anche se l'emergenza sanitaria ha determinato un'impasse nell'attività di accertamento, spostando l'attenzione dei finanzieri sulla spesa e, in particolare, sull'assegnazione dei contributi pubblici».Diceva della criminalità economica: quant'è diffusa in Friuli?«In termini percentuali non è molto significativa, ma preoccupa per la complessità dei casi trattati, considerato anche che ci misuriamo con un Foro particolarmente agguerrito e preparato. Il problema è che l'Italia sconta un deficit in termini di approccio mentale ai reati fiscali. Negli Stati Uniti essere contribuente è un onore. Da noi, invece, chi non paga le tasse è guardato come il furbastro che è riuscito a farla franca e continua a essere invitato a cena nei salotti che contano. È nel Dna italiano e, in quanto tale, non è considerato affatto un reato ripugnante».Tante inchieste, alcune concluse con le condanne che avevate chiesto, altre no. Qual è il suo ricordo professionale più bello?«Assumendomi la responsabilità dell'intero ufficio, mi è capitato di ricevere gli strali di più di qualcuno, salvo poi vedere confermate a processo le nostre ipotesi. Ma queste sono cose che fanno parte del gioco e che vanno e vengono. A farmi commuovere, invece, è stata la visita di un cittadino che aveva sporto denuncia per un caso in cui si riteneva parte offesa e che tuttavia avevamo ritenuto di archiviare. Lui aveva voluto incontrami lo stesso, per ringraziarmi per il tempo che gli era stato dedicato: si era sentito capito. Lì mi sono reso conto una volta di più che il compito del magistrato è anche questo: ascoltare la gente. Perché dietro ogni fascicolo c'è sempre una vicenda umana e ci sono due persone che soffrono».Oltre a lei, a lasciare la Procura di Udine saranno a breve altri due magistrati. Ce la farà l'ufficio a reggere il volume del lavoro?«In effetti, con il pensionamento il 30 settembre della collega Annunziata Puglia e l'imminente passaggio della collega Viviana Del Tedesco alla Procura di Rovereto, dove aveva fatto domanda di trasferimento, scenderemo a 13 magistrati. E visto che il procuratore aggiunto, Claudia Danelon, assumendo le funzioni dirigenziali, non potrà più dedicarsi a tutti i suoi fascicoli, il rischio è che il lavoro subisca un lieve rallentamento. Ma lascio una Procura ben strutturata, che funziona bene e che è molto ambita proprio per la sua fama di ottimo ufficio: sono certo che i posti vacanti non rimarranno a lungo sguarniti».Procuratore, togliamoci qualche sassolino dalle scarpe...«Se proprio devo dirlo, trovo che ci sia ancora troppa disattenzione da parte del ministero verso il personale amministrativo e i vice procuratori onorari, che sono le nostre cenerentole. C'è un'incapacità di programmare che fa il paio con una struttura burocratica mastodontica e un reticolato di regole che contribuiscono al malfunzionamento del sistema giustizia. Basti pensare alla riforma sulle intercettazioni telefoniche, in vigore dal 1° settembre, ma senza che il software sia ancora completo, e al nuovo codice degli appalti, illeggibile e, quindi, inservibile».Cosa si sente di consigliare al suo successore?«Di approcciarsi alle cose con umiltà, di cercare l'empatia con il resto della squadra, formata anche dalle forze dell'ordine, e di prendere decisioni parametrandosi sempre su questi due capisaldi. Non si nasce capi, ma lo si diventa dopo essere stati militari della truppa. Né vale la regola che se sei fuori dalle correnti non vai da nessuna parte»L'"equazione" di Palamara?«Esatto. Io non sono mai stato iscritto ad alcuna corrente e questo mi dà il privilegio di non dover ringraziare nessuno, né di essere ringraziato per voti che non ho mai portato a questa o quella cordata della magistratura. Se sono qui, è solo per il lavoro che ho svolto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA