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07/07/2020

De Luca avverte: sui fondi del Mes non ci sia disparità contro la Campania

Corriere del Mezzogiorno

Il presidente: «Appalti, ora attenti ai clan»
«Macché modello Genova. Si adotti il modello Universiade che ha funzionato benissimo per semplificare le procedure e gli appalti. Abbiamo ristrutturato e realizzato 70 impianti sportivi in pochi mesi. Dei 270 milioni investiti p e r l ' Un i ve r s i a d e n e s o n o avanzati 25 che, ora, reinvestiremo con un bando che porterà 50-60mila euro a 75 Comuni della Campania per piccoli interventi agli impianti sportivi». Vincenzo De Luca spalanca la sua finestra da muezzin social e gongola, fa il piacione, ammicca, schiaffeggia il sovranista in vacanza a Mondragone: «Saluto i cari amici della civilissima Mondragone, con buona pace di chi sapete voi». Insomma, si sente forte dei sondaggi che lo danno in fuga solitaria e non risparmia critiche a 360 gradi. A partire dalla eventuale ripartizione del Mes per quote regionali, che vedrebbe ancora una volta penalizzata la Campania, e dal rischio che la semplificazione burocratica porti da un vizio all'altro: dalle procedure irragionevolmente rigide alle maglie più che larghe, addirittura bucate, a beneficio dei delinquenti. «Dobbiamo evitare operazioni scriteriate - sottolinea -. Il codice degli appalti andrebbe semplificato radicalmente dando respiro alle imprese e realizzando opere in tempi rapidi. Questo, però, non vuole dire mettere l'economia del Paese nelle mani dei ladri o della delinquenza organizzata». Per De Luca semplificare «è un dovere», ma immaginare «di assegnare tutti gli appalti sotto una certa soglia a trattativa privata significa darli in mano alla criminalità ed escludere, invece, le aziende serie. Con questo meccanismo non emergono le aziende più capaci, ma solo quelle più traffichine ». E poi la agognata cassaforte del Mes: i 37 miliardi destinati al comparto sanitario. Ma anche qui punta i piedi. «Sarebbe irresponsabile non utilizzare questi fondi per interventi in campo sanitario, dagli ospedali alle assunzioni, dall'assistenza per gli anziani alla ricerca scientifica». Secondo De Luca,tuttavia, dietro il prestito europeo si nasconderebbe un'altra trappola: il problema - spiega - dovrebbe riguardare il Govern o , m a a n c h e « q u e l l i c h e hanno fatto finta di portare le bandiere tricolori in piazza il 2 giugno. I quali quando,poi, si tratta di far prevalere la coesione e l'unità nazionale non ci sentono più, e la bandiera italiana se la dimenticano». De Luca definisce «vergognosa» e «indecente» l'ipotesi di distribuzione dei fondi: «A noi hanno calcolato di assegnarci 2,7 miliardi di euro, mentre ad altri, come il Veneto, il Piemonte, che hanno meno abitanti, e il Lazio, andrebbero molti più soldi. Voglio vedere fino a che punto di indecenza riusciremo ad arrivare: aspetto al varco tutte le forze politiche». Quindi sfodera impettito l'elenco delle cose fatte: «Il governo precedente in cinque anni ha acquistato zero autobus, l'attuale mille. Mille a zero, mi pare un bel raffronto. Quanti treni ha acquistato il precedente governo regionale? Zero. Quello attuale 60, 40 dei quali già consegnati. Mi pare un buon raffronto». Infine, il nodo complicato della riapertura delle scuole e della garanzia sanitaria. «Per la sicurezza nelle scuole - afferma - possiamo fare solo due cose: dare le mascherine a tutti gli studenti, almeno di medie e superiori, e fare i tamponi all'inizio dell'anno scolastico a tutto il personale docente e non docente. Vale a dire ad oltre 110mila unità». A. A. © RIPRODUZIONE RISERVATA

I Mastella

● Dopo il passaggio del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, dal centrodestra al centrosinistra, in funzione anti Lega, con la sua lista a sostegno del presidente De Luca alle prossime elezioni regionali, ecco che circola insistente la voce che anche sua moglie, la senatrice di FI Sandra Lonardo, possa trasferirsi in Italia Viva. Lei smentisce («Sicuramente non sarò mai dove c'è Salvini»), sebbene da tempo mostri insofferenza nei confronti della gestione del partito e della posizione subordinata di Forza Italia alla egemonia salviniana. L'altro giorno è stato il senatore azzurro ed ex sindaco di Palma Campania, Vincenzo Carbone, vicino a Cesaro e a De Siano, a transitare dal gruppo degli azzurri in quello renziano, anche perché è alle prese con il voto dell'aula che dovrà dirimere ancora la vicenda della sua elezione contesa dall'altro candidato di Fi Claudio Lotito.