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06/03/2021

De Checchi: «Segnalati tanti canoni alti ma non possiamo imporre di ridurli»

Il Gazzettino

De Checchi: «Segnalati tanti canoni alti ma non possiamo imporre di ridurli»
L'ASSESSORE
TREVISO «La situazione affitti per le attività commerciali? Non è semplice dare un giudizio, il Covid ha modificato molte cose. Ma posso dire che la maggior parte delle doglianze che raccogliamo in Comune riguardano gli affitti troppo alti». Andrea De Checchi, vicesindaco con delega alle Attività Produttive, inquadra subito il problema. Che però non è di facile soluzione.
Vicesindaco, il Comune può fare qualcosa per calmierare gli affitti?
«Teniamo sempre presente che si tratta di accordi tra privati in cui non si può intervenire. Noi però facciamo molta opera di persuasione. Diciamo, anche ad alta voce, che è meglio avere la garanzia di un affittuario che paga l'affitto, magari poco, ma sempre. Piuttosto che tenere chiuso. Non possiamo fare molto di più».
Ma tanti negozi restano sfitti.
«Non è semplice far passare certi messaggi. Molte volte non ci si rende conto che, pretendendo di mantenere affitti sempre alti, si finisce col pagare di più. L'affittuario magari paga all'inizio, poi ha difficoltà. E il proprietario finisce con lo spendere per tutto l'iter legato a notifiche o sfratti. Alla fine avrebbe ottenuto di più pretendendo un canone di locazione più basso».
Altra soluzione sarebbe rendere svantaggioso tenere i locali sfitti. Magari alzando le imposte...
«No. Qui non sono d'accordo. Con un provvedimento del genere si andrebbe a penalizzare tutti».
Tutti chi?
«Non ci sono solo proprietari che tengono il locale sfitto solo perché non vogliono concederlo al di sotto di una certa cifra. Ce ne sono anche tanti che vorrebbero affittare, ma non trovano nessuno. E non vedo perché bisognerebbe penalizzarli ulteriormente».
Quindi non rimane che l'opera di convincimento.
«Nel bando che concede contributi a fondo perduto a chi vuole aprire attività in locali sfitti, uno dei parametri previsti è proprio la contrattazione tra chi dà e chi prende in affitto».
Spieghi.
«Se si dimostra che l'affitto è stato concordato in maniera crescente, un tot il primo anno per consentire la partenza dell'attività e poi a salire per quelli seguenti, nei 10mila euro a fondo perduto previsti per avviare l'attività si potranno anche inserire i canoni di locazione. Nei primi bandi questa opportunità non c'era».
E questo che incentivo è?
«La garanzia per i proprietari di ricevere l'affitto, ma devono dimostrare di essere andati incontro alle esigenze di chi apre l'attività».
Un giudice ha imposto al proprietario di un negozio di abbassare il canone di locazione di un negozio. Lo ha ritenuto troppo alto per in un periodo di Covid. Condivide?
«Da avvocato vorrei leggere gli atti per conoscere il caso nello specifico. Da amministratore devo ammettere che mi piace la sensibilità dimostrata. Sono sempre dell'idea che sia necessario andare incontro agli affittuari che si comportano bene».
Però l'imposizione non le piace.
«No. Ripeto: si tratta pur sempre di accordi tra privati. Il Comune può arrivare fino a un certo punto. Noi però abbiamo intenzione di investire per rendere sempre più conveniente affittare un negozio piuttosto che tenerlo chiuso».
Che altre iniziative avete in programma?
«Per prima cosa rendere strutturale il bando per i negozi sfitti investendo 100mila euro all'anno. L'idea è quella di finanziare una decina di attività ogni anno e di arrivare a fine mandato con 50-60 nuovi negozi».
Fondamentale è anche avere un'idea dei costi degli affitti in città.
«Precisando che non è una valutazione che ci compete, tra i servizi offerti dal bando c'è anche la valutazione dell'affitto medio chiesto in una determinata zona e della previsione di fatturato dell'attività che si vuole aprire. Sono solo indicazioni, ma utili soprattutto per i giovani imprenditori che devono orientarsi».
P. Cal.
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