scarica l'app
MENU
Chiudi
18/06/2020

Danno erariale per i bandi accoglienza Condannato anche un sacerdote

Il Tirreno - pierluigi sposato

L'ex parroco di Sassofortino dovrà pagare alla Prefettura di Siena 1 milione di euro in solido con i responsabili di una srl corte dei conti
GrossetoL'ex parroco di Sassofortino e i due amministratori di una società a responsabilità limitata (insieme alla società stessa) sono stati condannati dalla Corte dei conti della Toscana a pagare oltre 1 milione di euro alla Prefettura di Siena. È il procedimento contabile che si affianca al processo penale - di cui ha preceduto l'esito definitivo - relativo alla partecipazione ai bandi per l'accoglienza dei migranti, tra il 2015 e il 2018 (ma in quest'ultimo anno era intervenuta l'esclusione, confermata dal Tar). Secondo la sezione presieduta da Amedeo Federici vi sarebbe stato un danno erariale che va risarcito in solido. Davanti al Tribunale di Siena sono contestate le accuse di bancarotta fraudolenta e turbata libertà degli incanti: per il sacerdote, Aimè Rwamashuri, 54 anni, originario del Burundi, il procedimento si è già concluso, con un patteggiamento per la sola seconda ipotesi di reato, 6 mesi e 400 euro di multa (gennaio 2019). Della bancarotta devono invece rispondere Guido Pacchioni, 76 anni, di Sovicille, amministratore di fatto, e Alfonso Gai, 71 anni, di Monticiano, amministratore formale, entrambi per Cassiopea srl. Al centro di entrambi i procedimenti, per profili naturalmente differenti, la creazione della società Cassiopea, con la quale erano stati gestiti tre centri di accoglienza per migranti: l'ipotesi è che la società sia stata costituita ad hoc per partecipare al bando di gara in provincia di Siena con la stipula di una falsa convenzione con la parrocchia Prepositura di San Michele Arcangelo di Sassofortino, e con lo scopo di incassare fondi che sarebbero poi stati destinati ad altre attività imprenditoriali o per fini personali. Pacchioni non avrebbe potuto partecipare alla gara in forza di una precedente condanna, Gai figurava quindi ufficialmente. Insomma, lo Stato sarebbe stato raggirato. Soltanto Gai si è costituito nel giudizio, i suoi difensori hanno respinto ogni contestazione evidenziando, tra l'altro, che la società aveva tutti i requisiti richiesti dal bando, che tutti i servizi previsti erano stati svolti regolarmente, che la Prefettura non aveva mai sollevato contestazioni. Nessun dolo, insomma. Ma la Corte dei conti ha respinto tutte le eccezioni - anche quella sulla necessità di attendere la conclusione del procedimento penale - e ha ravvisato la responsabilità degli incolpati. Anche quella di don Aimè, individuato come firmatario della convenzione e quindi «sicuramente partecipe del programma pubblico, finanziato con risorse finanziarie pubbliche, oltreché stabilmente inserito nel procedimento di erogazione delle medesime risorse». Esaminando il contenuto del fascicolo penale, la Corte ha rilevato che nel dicembre 2017, di fronte alla guardia di finanza, le sommarie informazioni del sacerdote evidenziavano e ammettevano sostanzialmente «la reale finalità (illecita) sottesa alla stipula della convenzione, la consapevolezza, già al momento della predetta stipula, del fatto che i servizi in questione sarebbero stati espletati da Cassiopea, come poi concretamente avvenuto, la mancata percezione del compenso formalmente dovuto alla parrocchia per i servizi previsti in convenzione per gli anni 2015, 2016 e 2017, nonché i pagamenti percepiti, ma quale persona fisica e per finalità estranee ai rapporti convenzionali, nei confronti di Cassiopea».Nel gennaio dello scorso anno, poi, una relazione delle fiamme gialle confermava non solo la nullità della convenzione ma anche «l'erogazione al sacerdote di compensi transitati sui conti personali dello stesso e non già della parrocchia (a testimonianza del fatto che le relative somme non hanno costituito il corrispettivo per l'attività effettivamente svolta dalla parrocchia in esecuzione di una reale convenzione)». Il patteggiamento è stato ritenuto pienamente valido in tema di responsabilità perché don Aimè «non ha provveduto a produrre specifiche prove contrarie«. E a nulla, a giudizio della Corte dei conti, vale che il sacerdote abbia restituito 32.500 euro: questa somma è stata consegnata al soggetto "danneggiante" (Cassiopea srl) e non all'amministrazione danneggiata. I giudici contabili hanno ritenuto come danno erariale effettivo subito dalla Prefettura 1.992.459 euro. Ma hanno anche accertato che vi sono state spese reali di mantenimento per gli stranieri richiedenti protezione internazionale per 986.383 euro (con conseguente vantaggio per la comunità amministrata). E per differenza ha ricavato i 1.006.076 euro che Gai, Pacchioni, Rwamashuri e Cassiopea srl dovranno risarcire in solido alla Prefettura. -- pierluigi sposato