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02/02/2021

Dalmine, lite sui rifiuti La parola passa al Tar

Eco di Bergamo - Gloria Vitali

Tribunale Nuovo capitolo nel contenzioso triennale tra il Comune e l'impresa che si è aggiudicata l'appalto
La battaglia delle carte bollate continua. Si pensava che con la firma del nuovo contratto di appalto di igiene urbana si potesse mettere la parola fine ad un contenzioso che andava avanti dal 2018, e invece, l'impresa aggiudicataria dell'appalto quinquennale dei rifiuti, che vale per Dalmine circa 6 milioni e 300 mila euro, la Sangalli si è rivolta al Tar.

Si apre un nuovo contenzioso dopo quello cominciato tre anni fa. Se nel 2018 il problema era stato l'aggiudicazione - il bando fu assegnato dal Comune in prima battuta ad un'unione di aziende e poi solo con sentenza, dopo diversi ricorsi dell'azienda monzese, dal Consiglio di Stato a Sangalli- ora la questione è un'altra. E riguarda l'importo dell'appalto. L'azienda chiede infatti un adeguamento delle condizioni economiche, circa 200 mila euro in più l'anno, rispetto a quanto stabilito nel bando. La motivazione in sintesi è questa: in tre anni sono cambiati i prezzi dello smaltimento dei rifiuti e l'offerta presentata ai tempi non è più consona ai valori di mercati.

L'impresa, già negli scorsi mesi in previsione della firma del contratto poi avvenuta l'11 dicembre scorso, aveva chiesto al comune un adeguamento. Richiesta respinta. Alla firma ci si era arrivati lo stesso ma «con riserva» da parte di Sangalli, riserva «di avviare successive iniziative al fine di tutelare i propri interessi nelle sedi opportune». Proposito che si è concretizzato con un ricorso davanti al Tar di Brescia lo scorso 7 gennaio.

«L'appalto prevedeva costi di smaltimento di tre anni fa - spiega il presidente di Sangalli, Alfredo Robledo - nel frattempo il mercato è impazzito con un aumento dei prezzi anche del 150%. Le motivazioni sono diverse: la Cina ha bloccato da un giorno all'altro le importazioni della carta, gli ingombranti sono schizzati alle stelle, la legge Sblocca Italia, che prevede la possibilità di smaltire rifiuti anche fuori regione, ha creato ulteriori problemi. Ci siamo ritrovati a lavorare sottocosto. E siccome il sottocosto è vietato dalla legge italiana e europea ci siamo mossi di conseguenza. La legge dice che ci dev'essere un prezzo giusto per un servizio giusto per questo abbiamo chiesto gli adeguamenti, non solo a Dalmine ma anche in diversi altri comuni in Italia che gestiamo. A Dalmine la situazione è un po' più complicata per il pregresso ma appunto è una questione più generale».

«A meno che non me lo imponga un giudice noi non metteremo un centesimo di più su quell'appalto - spiega il sindaco, Francesco Bramani - che abbiano torto o ragione vorrei far notare che nessuno li ha costretti a firmare un contratto a dicembre che prevedeva quelle condizioni».

Una precisazione però, che sia il Comune che Sangalli tengono a chiarire, il nuovo ricorso al Tar da parte dell'impresa non pregiudica in nessun modo lo svolgimento dei servizi di igiene pubblica a Dalmine. L'appalto, iniziato lo scorso 1 gennaio infatti, allo stato delle cose, prosegue regolarmente.