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23/05/2020

dall’ue un assist anche per genova

Il Secolo XIX - maurizio maresca

Francia e Germania hanno dato l'ennesimo scontato segnale che l'Europa... sono loro. E così l'ambizioso disegno di politica industriale che segue la conferenza di Macron alla Sorbonne nel 2017, il Manifesto franco tedesco Le Maire - Altmaier e il trattato di Aachen 2019 va concretizzandosi. L'emergenza Covid non ha fatto altro che aggiungere alla politica industriale, della ricerca e dell'ambiente anche la sanità. E un peccato che l'Italia non abbia avuto un ruolo determinante negli anni passati: ma è innegabile che in questa fase, magari interessata direttamente, abbia contribuito ad una idea di rilancio dell'integrazione europea (che nessuno ha mai dubitato sarebbe stata a guida Franco tedesca). Ma attenzione agli entusiasmi! I 500 miliardi che Macron e Merkel propongono di mettere in campo non sono aiuti o sovvenzioni agli Stati: se così fosse sarebbero illegittimi per varie ragioni desumibili dal diritto internazionale ed europeo. E certamente sarebbe facile la critica di Austria, Olanda, Svezia e Danimarca che si oppongono a trasferimenti a fondo perduto tali da alterare la competitività degli Stati membri. Si tratta, invece, di veri e propri investimenti di interesse comune (infrastrutture, reti, tecnologie, creazione di imprese competitive, ospedali) condizionati dal principio di proporzionalità e che presuppongono la integrazione del quadro normativo europeo (maggiori competenze dell'Unione in tema di industria e sanità, modifica delle regole di concorrenza per favorire i cd European Champions e un più accurato controllo sugli investimenti diretti stranieri). Non parliamo quindi di "soldi" (tantomeno "nelle tasche delle gente"...), ma di progetti: di inequivoco spessore, nell'interesse dell'Unione e della sua competitività che i vari paesi devono preparare. E quindi molto utile ribadire (lo ha fatto bene di recente il Presidente del Parlamento Europeo) che la vera sfida è data da quali progetti di interesse e valenza europea il nostro Paese intenda presentare e dalle garanzie circa la loro attuazione. Un lavoro complesso per un Paese che tradizionalmente ha incontrato difficolta proprio sotto i profili della progettazione ed attuazione dei progetti: che spesso inoltre non hanno prodotto alcun impatto sotto il profilo della competitività e della crescita. Tanto che proprio il Modello Genova ha avuto successo per la progettazione e la semplificazione che lo hanno connotato. Genova può giocare un ruolo non trascurabile se mostrerà la stessa determinazione evidenziata con la ricostruzione del ponte. E se i benefici del d.lgs. 109 saranno prolungati ed estesi. In breve la semplificazione delle norme sugli appalti e concessioni, con la applicazione delle sole norme europee in materia, e la conferma del commissario straordinario che gestisca il progetto sotto la direzione di Palazzo Chigi. Un progetto europeo di assoluto livello è dato dalla creazione di un sistema di alimentazione del continente da sud posto che nessuno dei porti del mediterraneo gioca un ruolo decisivo e strategico. Perché non attrezzare un sistema port - offport- inland port in grado di offrire dal 2030 un'alternativa davvero, e non a parole, al nord Europa e magari gestito da organi comuni fra i paesi Francia , Italia, Svizzera e Germania? Un sistema alla base del quale vi sia un organismo portuale che promuova i traffici ma anche lo sviluppo industriale connesso giovandosi di strumenti europei di sostegno oggi previsti dal framework europeo in materia di aiuti (ad esempio un regime di fiscalità di vantaggio). © RIPRODUZIONE RISERVATA