MENU
Chiudi
12/09/2018

Dal verde ai rifiuti la città si è fermata al Mondo di mezzo

La Repubblica - daniele autieri

L'inchiesta
La miriade di appalti in capo all'associazione malavitosa sono stati revocati, ma dal 2014 l'amministrazione non è riuscita a ripartire
Mentre la battaglia giudiziaria compie un altro importante passo in avanti con il riconoscimento in appello della mafiosità all'associazione a delinquere costituita da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, la città sembra inchiodata all'alba di quel dicembre 2014, quando i carabinieri del Ros compirono la prima retata dell'inchiesta Mondo di Mezzo.
Il tentativo della procura di Roma e dell'Anac di rimettere le lancette alla vita politica ed economica della capitale istituendo una nuova ora "legale" è finora fallito per colpa di un'amministrazione pubblica che, invece di produrre anticorpi alla corruzione, ha saputo solo chiudersi a riccio evitando di agire. Quelli che un tempo erano «appalti gestiti come fette di caciotta» (definizione data dal pm Paolo Ielo nel corso della requisitoria al processo) sono divenuti cariche esplosive che nessuno vuole tenere tra le mani, né i dirigenti comunali, tanto meno i rappresentanti politici della giunta 5Stelle, a partire dalla sindaca Virginia Raggi. E così la massa di appalti affidati alla galassia di Cooperative che ruotava intorno alla figura di Salvatore Buzzi, dopo essere stata opportunamente bloccata, è rimasta lì, lasciando pezzi interi della città senza i servizi essenziali. È successo alla potatura degli alberi, un appalto annunciato nel 2017 dalla giunta grillina con uno stanziamento di 5 milioni di euro e mai assegnato.
Ed è successo più in generale nel settore della pulizia e del verde pubblico, dove i sodali di mafia capitale avevano concentrato una fetta consistente dei loro affari. Nell'aprile scorso sono stati bloccati dall'Anac quattro appalti per la pulizia delle caditoie e la manutenzione della segnaletica stradale. Secondo l'Agenzia anticorruzione i bandi erano scritti male e si prestavano a una valanga di ricorsi. Un mese dopo, a maggio, il primo bando sulla pulizia del verde pubblico ha ottenuto una sola offerta ed è quindi stato annullato. L'Ama, un tempo feudo di Franco Panzironi, ha subito e in parte amministrato questo impasse tanto che perfino la gara per la modernizzazione del parco mezzi dell'azienda è andata deserta.
Che gli ingranaggi si fossero inceppati era chiaro già dal 2016 quando, a pochi mesi dalla vittoria di Virginia Raggi, Roma Multiservizi indisse una gara da 203 milioni di euro per il global service delle scuole di Roma, una serie di servizi che vanno dalla pulizia alla manutenzione delle zone verdi fino alla disinfestazione. Quello fu il primo banco di prova per testare l'operosità della città dopo lo scossone giudiziario, bloccato per un ricorso al Tar. Così, un passo alla volta, la risposta emergenziale è divenuta cronica e il fermo momentaneo un blocco perenne. Alle spalle c'erano 221 appalti per un totale di 98 milioni di euro assegnati alle coop di Buzzi dalle amministrazioni pubbliche laziali tra il 2003 e il 2013. Una montagna di servizi necessari alla collettività, dalla cura del verde alla manutenzione delle strade, dalla gestione dei centri d'accoglienza alla raccolta differenziata che, a quattro anni da quell'alba del 4 dicembre, sono rimasti scoperti. Ad alimentare questo immobilismo, da un lato l'incapacità di rimettere in moto la macchina comunale; dall'altro la paura di sbagliare e quindi di incappare in uno scandalo giudiziario.
Un atteggiamento che ha causato un effetto a catena minando alla radice la credibilità stessa del comune di Roma e delle sue controllate. E così a inizio luglio il maxi-bando da 97 milioni di euro per l'acquisto di 320 autobus, preziosi per rinnovare la flotta di Atac, è andato deserto.
Nessuno si fida più del Campidoglio, rimasto pietrificato a guardare una città che si sgretola insieme alla fiducia e alla speranza dei suoi cittadini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

I punti

Dagli arresti alle condanne

1La retata È il 2 dicembre 2014 e scatta la retata contro 37 tra imprenditori, politici e personaggi della destra criminale romana tra cui l'ex Nar Massimo Carminati. È l'inizio di Mafia capitale 2Il processo In primo grado non viene accolta l'accusa di associazione di stampo mafioso, ma solo quella di corruzione.
3L'appello La sentenza d'appello ribalta il primo grado. Il "Mondo di mezzo" fu vera mafia

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore