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22/01/2021

Dal museo all’università le ditte entravano nei cantieri

La Repubblica - a.v.

L'ordinanza
Una delle aziende sotto inchiesta ha partecipato ai lavori agli Innocenti, un'altra a quelli per il Polo didattico dell'ateneo pisano
Da un lato si inserivano nei cantieri come subappaltatori per generare capitale a nero, dall'altro acquistavano immobili in tutto il territorio per milioni di euro. Così la camorra, legata al clan dei Casalesi, è riuscita un po' alla volta a ramificarsi in Toscana. Le indagini della guardia di finanza di Firenze hanno rivelato un'infiltrazione profonda e capillare. I committenti erano però ignari dell'identità criminale delle società e anche le ditte vincitrici degli appalti sono state ritenute tutte estranee ai fatti. A partire dal capoluogo i casi sono numerosi. L'impresa sub appaltatrice "Loreta Costruzioni" (20 capi d'imputazione) a metà 2016 aveva ottenuto un subappalto nel cantiere per ristrutturare il Museo Degli Innocenti a Firenze, in piazza Santissima Annunziata. E sempre nel capoluogo la criminalità ha preso parte alla riqualificazione della sede di Toscana Energia. Nelle intercettazioni gli indagati parlano di un interesse (senza riuscire però a inserirsi) verso l'Alta Velocità di Firenze: «Ti abbiamo chiamato anche per un altro motivo... siamo stati da un cliente qua di Napoli... dovrebbe fare i lavori alla stazione di Firenze... una parte alla Fortezza da Basso e una a Rifredi... mo' parliamo di quantità esagerate... cioè parliamo di un milione e ottocento mila euro di acciaio».
Mese dopo mese i tentacoli della camorra hanno afferrato lavori edilizi ovunque. Complessi residenziali a Vaglia (Fi) o la realizzazione di una farmacia a Quarrata (Pistoia).
Supermercati Eurospin a San Miniato, Scandicci, Montelupo Fiorentino. Gli investigatori hanno scoperto inoltre che la "Fiorentina costruzioni società cooperativa" ha partecipato alla costruzione di un nuovo polo didattico dell'Università di Pisa. La varietà d'interventi è enorme.
Ci sono box e posti auto, appartamenti e pure messe in sicurezza di stabili, come a Populonia (Livorno).
A Bagno a Ripoli (Firenze) avevano un subappalto nella ristrutturaziuone della sede della Croce Rossa. Gli indiziati al telefono si sollecitavano a procacciare nuovi lavori: «Vedi di trovare qualcosa di buono... ora ci vuole la fatica... Qualcosa di buono... qualche bar?». La macchina della criminalità organizzata avrebbe operato attraverso 23 aziende, tutte accusate di false fatture. Alcune pure di auto riciclaggio e intestazione fittizia. «Una distorsione delle regole del mercato e dell'economia - spiega Giuseppe Creazzo, procuratore capo della Dda -. È stata svelata una rete di soggetti e imprenditori che agivano con una rete di subappalti anche di opere pubbliche. Un vero e proprio sistema complesso con interessi patrimoniali illeciti che favoriva la camorra».
Nel frattempo una quota dei capitali veniva riciclata, investendo su immobili. Nelle telefonate c'è esplicito interesse ad acquistare abitazioni. Gli uomini della criminalità parlano anche di rivolgersi ad agenzie immobiliari. Le Fiamme gialle hanno rintracciato villette acquistate a Pistoia, strutture nel senese, così come nella provincia di Lucca.
Parte dei profitti è stata usata pure in altre zone d'Italia, da Modena fino a Caserta. Oltre agli illeciti del passato, gli emissari dei Casalesi avevano avviato nuovi investimenti. «Sono state avviate diverse pratiche - spiega l'ordinanza del Gip di Firenze - per la realizzazione di ulteriori cantieri in provincia di Pistoia, Lucca, Grosseto, Pisa, Livorno, Arezzo». -
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Foto: kL'edilizia Attraverso società fittizie, uomini legati al clan dei Casalesi, sono riusciti ad infiltrarsi in appalti edilizi