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21/07/2020

Dal green al cemento. Che voltafaccia, dr. Conte

Left - Paolo Berdini

IN COPERTINA AMBIENTE
Il Green new deal doveva sancire un cambio di paradigma culturale. Ma ora con il decreto Semplificazione si aprono le porte all'edilizia selvaggia, alle grandi opere e agli appalti senza regole. Un vero e proprio ritorno al passato e agli anni bui del berlusconismo e di tangentopoli
La caratteristica più straordinaria, detto senza alcuna ironia, del presidente Conte è quella di saper passare con impeccabile disinvoltura dai grandi temi del futuro che affascinano le giovani generazioni al modesto cabotaggio che ci fa tornare negli anni bui di tangentopoli, del berlusconismo e dell'assalto dei centri storici. Il tutto in una manciata di mesi. Il 25 settembre 2019, l'avvocato del popolo parla all'Assemblea delle Nazioni Unite, dominate dalla figura di Greta Thunberg e dai temi ambientali. Afferma: «Dobbiamo inserire nella nostra Costituzione la tutela dell'ambiente, della biodiversità, dello sviluppo sostenibile. Serve un cambio radicale. In Italia abbiamo inaugurato una nuova stagione di riforme per un futuro sostenibile, un progetto che mette al centro soluzioni che migliorano la qualità della vita dei cittadini e rispondono alle urgenze che assillano la società». Passa poco più di una settimana ed eccolo ad Assisi per le celebrazioni di San Francesco. «Serve uno sviluppo che rispetti la creazione, che rispetti l'ambiente, che sia realmente umano. Sento questo impegno come cittadino, come padre. La tutela dell'ambiente è prioritario della nostra esperienza di governo». In quella sede lancia il Green new deal italiano, che rappresenta, a suo dire, un cambio di paradigma culturale. Conte è uomo d'onore e dopo tre mesi, l'8 gennaio 2020 il governo approva il Green new deal. Le cifre non sono da capogiro, specie se confrontate con quelle che vedremo subito dopo: erano previsti 33 miliardi in quindici anni, mentre per il risanamento idrogeologico erano stanziati circa 400 milioni. All'interno del pacchetto c'erano 4 miliardi per efficientamento energetico e prevenzione del rischio sismico. La novità culturale va comunque sottolineata: per la prima volta lo sguardo del governo era rivolto al risanamento ambientale. Sono note le resistenze che vennero sin da subito dalle imprese e da Confindustria, in particolare contro la tassa (modestissima) sulla produzione della plastica. La pandemia Covid-19 è il cavallo di troia che spazza via ogni illusione. Alla fine di giugno 2020 arrivano infatti due provvedimenti legislativi ben concatenati tra loro, "Semplificazioni del sistema Italia" e il progetto "Italia veloce" sulle opere pubbliche che dovrebbero portare l'Italia nel futuro, dove di ambiente e di green non c'è nulla. Tanto cemento, tantissimo asfalto e niente regole. Con le norme sulla liberalizzazione dell'edilizia (art. 10) si torna agli anni della ricostruzione post bellica e all'attacco dei centri storici. Con la cancellazione delle regole di appalto delle opere pubbliche (art. 1) si fa tornare l'orologio della storia a prima di Mani pulite. Con 10 sterminato elenco di grandi opere (130) si toma infine al 2001, alla legge Obiettivo del governo Berlusconi. 11 futuro ha un orrendo volto antico, come si vede. Iniziamo con l'immediato dopoguerra, quando i piani regolatori furono accantonati e si applicarono le regole semplificate dei "piani di ricostruzione". Nessun centro storico italiano è rimasto indenne da scempi che ne hanno alterato per sempre l'equilibrio. L'articolo 10 introduce molte semplificazioni al testo di legge che regolava gli interventi edilizi (Decreto del presidente della Repubblica n. 380 del 2001) e tutte vanno nella direzione dell'attacco delle aree storiche delle città. Con la cosiddetta rigenerazione urbana, si potranno aumentare le volumetrie degli edifici e se queste non si potessero inserire nella sagoma dell'edificio esistente, si potranno realizzare anche con alterazioni della sagoma e con il superamento delle altezze esistenti. Prepariamoci ad un attacco alla bellezza dei centri storici o dei quartieri meravigliosi - come il quartiere Trieste a Roma dove da tempo è in atto un violento attacco all'armonia dei luoghi. La speculazione edilizia festeggia. Ancora. In caso di ristrutturazioni urbane «potranno essere alterati anche i prospetti degli edifici», anche nei centri antichi. E, per concludere, si prevede che si possa comunque ottenere la deroga ad ogni regola se i Consigli comunali attestino l'interesse pubblico degli interventi. Una prassi agevole, essendo la dichiarazione di interesse pubblico molto discrezionale e semplice da ottenersi, come dimostrano decenni di scempi. La vergognosa vicenda dello stadio della Roma calcio è nata proprio perché il consiglio comunale aveva riconosciuto l'interesse pubblico all'opera. Il secondo ritorno al passato riguarda il ritorno alle regole che hanno generato Tangentopoli. Come noto, negli anni 80 il malcostume dilagò perché la mala politica si impadronì del sistema degli appalti pubblici. Nel 1994, dopo Mani pulite, l'allora ministro dei lavori pubblici, Francesco Merloni, corse ai ripari e fece approvare una legge che era sembrata in grado di sconfiggere per sempre il malaffare. La legge per il suo grande rigore incontrò sin da subito forti resistenze e fu sottoposta a molte variazioni. Il provvedimento "Semplificazioni" prevede che i sindaci possano affidare senza alcuna gara pubblica lavori fino a 150mila euro. Soldi pubblici erogati con la massima discrezionalità. Per tutti gli importi superiori a questa cifra fino al massimo di oltre 5 milioni di euro, verranno espletate gare negoziate senza bando di evidenza pubblica. Basterà chiamare discrezionalmente cinque, dieci o quindici imprese (secondo le fasce di importi dei lavori) ad inviare offerte. Con Mani pulite si scoprì che i cartelli di imprese si accordavano sui nomi dei vincitori delle varie gare e questi ultimi non dimenticavano mai di ringraziare, con generose dazioni di denaro, gli amministratori di turno. Con l'articolo 1 del provvedimento di "semplificazione" viene dunque abrogato l'attuale codice degli appalti, come richiesto con implacabile insistenza dal partner del precedente governo Conte, Matteo Salvini. La cancellazione è ancora temporanea poiché scade il 31 luglio 2021, ma ci sarà tempo e modo per prorogarla sine die. Il ritorno al passato si conclude con la riscoperta della Legge obiettivo di Berlusconi (n. 443/2001). Si trattò, come noto, di un provvedimento che toglieva prerogative alle autonomie locali, accentrando poteri decisionali e finanziamenti in capo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti allora guidato da Pietro Lunardi. La gran parte del lungo elenco di opere che venne approvato all'epoca non è stato realizzato, ma è servito efficacemente allo scopo: drenare risorse dai comuni alle grandi opere inutili. In questo caso si parla di una mole di finanziamenti che - anche con il contributo del Recovery fund - arriveranno a 200 miliardi. Come abbiamo detto, per il Green new deal erano previsti 33 miliardi. Per l'eterno asfalto e poche ferrovie 200 miliardi. Giuseppe Conte, negli Stati generali dell'economia svoltisi nella meravigliosa cornice della villa Algardi nel parco Doria Pamphilj, parlava della bellezza. Oggi approva provvedimenti che deturperanno i centri storici. Il confronto è impietoso e vale la pena chiedersi come sia stato possibile che in così poco tempo il governo abbia mutato drasticamente la rotta. Nella storia accade spesso che innovatori anche animati da giuste intenzioni, tornino rapidamente nelle braccia della restaurazione. E avvenuto con i 5stelle. Hanno conseguito un enorme successo elettorale opponendosi alla cultura delle grandi opere e oggi finanziano prioritariamente il Tav della Val di Susa e il Mose di Venezia. E dopo la promessa del Green new deal, si parla anche del ponte sullo stretto dì Messina.

Foto: Una schiera di nuovi edifici a Bari


Foto: Con l'articolo 1 del decreto viene abolito l'attuale codice degli appalti, come voleva Matteo Salvini