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07/12/2019

Dal grande gruppo all’appalto «Siamo i precari moderni»

Il Piccolo di Trieste - Benedetta Moro

la testimonianza
Benedetta MoroTRIESTE. «Improvvisamente ti ritrovi da bancario a precario». Francesco, 40 anni, vive alla giornata, in un «clima molto pesante, differente da un tempo», lavorando in una banca triestina «in cui non siamo più garantiti a vita, attualmente non c'è alcuna garanzia». Perché nemmeno fare il bancario è più un lavoro sicuro. La precarietà che ormai vige da anni e non prevede un futuro roseo deriva dal fatto che la filiale di una banca in cui lavora Francesco è stata ceduta come ramo d'azienda a una multinazionale, che ha mantenuto un accordo con la sua banca attraverso un appalto. «Non sappiamo se, scaduto l'appalto fra qualche anno, sia prevista una continuità - spiega -. Non sappiamo nulla. Sappiamo solo che costiamo molto di più di quelli che vivono in Asia». Perché quando Francesco e i colleghi sono stati catapultati in questa operazione, era stato detto loro «che tutto sarebbe rimasto uguale». «Ma una parte del lavoro - sottolinea il lavoratore - è stato trasferito all'estero, delocalizzato. È ovvio che noi italiani costiamo di più. Così, pur avendo un posto in banca, con contratti a tempo indeterminati, siamo anche noi precari moderni». Questo «è colpa delle banche, che vogliono risparmiare, e dello Stato, che ha permesso attraverso la legge la possibilità di fare queste cessioni di rami d'azienda». Francesco ora vive alla giornata, «sperando che i sindacati tutelino il lavoro come fino ad adesso e si possa continuare ad avere un lavoro». «Adesso come adesso certezze non ne abbiamo - dice -. Non c'è nessuna garanzia scritta che loro continueranno a darci lavoro anche una volta scaduto l'appalto. Da una parte gli esuberi a livello nazionale e dall'altra l'ansia per questo appalto, non possiamo dire di essere tranquilli». Chi rimarrà "salvo", sarà chi andrà in pensione una volta scaduto l'appalto. Ma Francesco fa parte invece di quella schiera di bancari che non ha la possibilità di andarci. Che fare dunque ora? «Non viene voglia di fare grandi progetti - afferma Francesco -. È una situazione assurda, dopo una vita in banca. Viviamo con una spada di Damocle sulla testa e tra l'altro - evidenzia ancora il bancario - dipendiamo da questo appalto che è stato ribassato per pagarci lo stipendio: ci hanno dovuto dare ulteriori lavori per restare nello stesso budget. Ed è difficile, tra l'altro, riciclarsi. Si può fare forse l'impiegato anche da altre parti, ma a questa età chi ti prende in una città come la nostra, dove già ci sono crisi di tutti i tipi? Non ci penso perché è meglio, penso che nessuno di noi ci pensi». Se si parla poi di ammortizzatori sociali, la questione è ancora più nera. «Ci sarebbero, anzi, c'è un fondo esuberi pagato dalle banche, che dovrebbe in parte ammortizzare - chiosa -, i sindacati l'avevano chiesto qualche anno fa, ma è stato risposto loro che non è possibile attivarlo per motivi di costi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA