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17/06/2019

«Dai pentastellati i cittadini volevano di più»

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

STEFANO BUFFAGNI / LE INTERVISTE DEL LUNEDI'
a pagina 9 Stefano Buffagni, lombardo, 35 anni, già consigliere regionale . al Pirellone, è deputaA to M5S e sottosegretal^fcb 9 rio alla presidenza del Consiglio. È una delle figure più influenti della squadra governativa pentastellata. Governo: è iniziata la fase due? «È iniziata una fase in cui occorre puntare alla crescita. Nel primo anno abbiamo pensato prioritariamente alle esigenze sociali, con reddito di cittadinanza e quota ìoo. Ora tocca a imprese, lavoro, tasse». Obiettivo, durata fino a fine legislatura? «L'obiettivo è fare le cose che ci chiedono gli italiani: miglior futuro, miglior qualità della vita. Spero, anzi sono convinto che molte cose si possano fare nel corso della legislatura». Possiamo escludere elezioni in autunno? «Da parte nostra, non sono minimamente in agenda. Sono certo che anche Matteo Salvini vorrà mettere al primo posto il bene del Paese. Dobbiamo affrontare la crisi come un grande Paese, membro del G8, in un quadro europeo che ha indispensabile bisogno di ammodernamento». Si ha la sensazione di un'agenda molto leghista (fiat tax, autonomia, sicurezza). Oltre al salario minimo, ci sono altri vostri temi in agenda? «Certamente. Ne cito alcuni: sviluppo sostenibile, energia, acqua pubblica. E soprattutto il lavoro. E poi la questione giustizia, imposta anche dalle vicende di attualità, compresa la questione a noi cara del conflitto d'interessi. Per il resto, alla luce della sensibilità manifestata dagli elettori il 26 maggio, era giusto responsabilizzare maggiormente la Lega in questa fase». Autonomia. Lei è stato tra i promotori in Lombardia. Come vi regolerete adesso? «Certo, noi abbiamo promosso il referendum, poi sostenuto anche da Roberto Maroni. La voglio fare, lo ripeto ancora. Ma va fatta bene». Ci chiarisca il tema del «passaggio parlamentare» richiesto da voi prima della sigla delle intese, del varo dei ddl governativi, e poi dell'iter alle Camere. È sufficiente un dibattito parlamentare con risoluzioni (tipo quello che precede le missioniesteredelpremier)ovolete una procedura emendativa in Aula sulle intese? «Io sono perché il Parlamento si esprima. Sulle modalità, anche tenendo conto delle indicazioni del capo dello Stato, decideranno i presidenti delle Camere...». Eh, ma se sottoponete un'intesa Stato-Regione a 500 emendamenti in Aula diventa un Vietnam. L'incidente è dietro l'angolo... «Ma perché? È una pre intesa. Del resto, anche le Regioni, a loro volta, devono fare una condivisione con gli enti locali. Lo ripeto ancora: voglio fare l'autonomia, ne sono stato promotore, ma va fatta bene». Salario minimo: come si concilia con un costo del lavoro già così alto in Italia? Non temete che le imprese reagiscano male? «Con tutte le imprese con cui ho parlato, questo problema non l'ho avvertito. Le imprese che operano nella legalità già pagano i dipendenti sopra la soglia minima. Il problema sarà solo per chi sfrutta il lavoro. Con altrettanta franchezza, dico però che dobbiamo porre enfasi anche sulle giuste esigenze di produttività dell'impresa. Ci vuole il giusto squilibrio tra diritti e doveri dei dipendenti perché spesso il sistema premia i furbi: questo va corretto». Al di là della stretta attualità, ci dia la sua idea del futuro del M5S. Verso l'esterno, su quali temi scommetterebbe? «Non ho dubbi: lo sviluppo sostenibile. In un mondo in cui le risorse sono limitate, quella è la direzione, e i giovani lo comprendono. Quindi, occorre intercettare la rivoluzione tecnologica, la riqualificazione, il riuso dei materiali. È il grande tema della rincular economy: e personalmente auspico che grandi player come Eni investano in questo senso, visto che un grande soggetto può farlo più massicciamente rispetto £ soggetti meno robusti». Verso l'interno, correte il rischio dell'«uomo solo al comando», come dice qualche voce critica nel M5s? «Guardi, tutti avvertiamo un'esigenza di migliore organizzazione che chiarisca le responsabilità. Io stesso sono sempre critico sugli errori che possiamo commettere. Ma non mi piacciono le polemiche non costruttive. E la questione vera è che servono maggiore competenza e meritocrazia». Quindi non è vero che «uno vale uno». Le persone non sono tutte uguali. «Uno vale uno nei momenti in cui bisogna decidere e votare. Ma non c'è dubbio: uno non vale l'altro. Senza invidia e senza guerre, occorre riconoscerlo». I suoi colleghi mi dicono spesso che è una distorsione mediatica, che "on corrisponde al vero. Eppure siete stati percepiti come il partito del no: no Tav, no Tap, no grandi opere... Ha pesato il 26 maggio? «Ci è stata affibbiata questa etichetta, che indubbiamente ha pesato. Insisto su quello che le dicevo prima: non si tratta di fare le cose tanto per farle. Il punto è farle bene. Quindi non bisogna fare infrastrutture solo per paura che, non facendole, tu venga definito "quello del no". Il punto è scegliere le cose davvero utili da fare, e farle correttamente». Esempio per uscire dall'astrattezza? «Il 41% dell'acqua nei nostri acquedotti finisce dispersa. Servono investimenti». Ma non pensa che sia più probabile che a investire sia un privato che non la ninno pubblica in questo caso? «Io sono convinto che serva la guida di una visione pubblica. Poi i privati intervengono in questo quadro». Uhm, ma se è l'assessore che decide, il privato non è entusiasta... «Non ho detto che l'assessore deve decidere tutto. Dico che deve esserci una visione più ampia di indirizzo chiaro. Poi, se qualcuno, dentro questa cornice, fa business, va bene, distinguendo il giusto profitto dalla speculazione». Domanda sui vostri elettori. Quelli che vi hanno votato il 4 marzo erano certamente arrabbiati (e lo sono ancora!) con i vecchi partiti, dai quali non torneranno (al limite, preferiscono l'astensione, come si è visto alle europee). Ma non pensa che da voi si aspettassero più decisioni positive e meno un approccio «anti»? «Assolutamente. Tutto ciò che le ho detto finora va proprio nella direzione di un approccio positivo e fattivo, non "anti". Le dirò di più: spesso in Italia, se fai un errore ti distruggono e ti impediscono di andare avanti. Io penso che, nel quadro di una visione, sia giusto partire, senza paure. Poi si può ovviamente correggere quello che non è giusto». Vale anche per la Tav? «Ferme restando le decisioni già prese e gli accordi internazionali, l'analisi del tema deve essere centrata sulla necessità o meno di un intervento con analisi oggetrive, non tifoseria, anche perché il trasporto su ferro per noi è sempre stato fondamentale, ma fatto bene». È stata utile una campagna elettorale cosi polemica verso l'alleato leghista? «Basta guardare i risultati del 26 maggio. Non c'è bisogno di aggiungere altro». Complimenti per l'onestà intellettuale e la chiarezza, che risollecito con un'altra domanda. Che giudizio da della prova della vostra delegazione governativa? (Sorrìde) «Diciamo: da migliorare...». Vuole articolare il giudizio? «Guardi, apprezzerà la trasparenza. Gli italiani ci hanno fatto capire che da noi vogliono di più». Giudizio sulla vostra comunicazione? « Mi arrivano i feedback dei cittadini. Purtroppo ci hanno cucito addosso il racconto di "quelli del no". Sta a noi correggere questa immagine distorta». Sono a rischio i ministri dei Trasporti e della Sanità? «Non competono a me le decisioni su un eventuale rimpasto. Auspico però che ogni valutazione sia compiuta premiando il merito e la competenza, più che gli equilibri dei partiti». Il governo sembra concorde su una manovra choc per il taglio di tasse. Non rimpiangete di non averlo fatto già nella prima legge di stabilità, l'autunno scorso? «No, la sequenza è stata giusta. Se il Paese non ha tenuta sociale, non può crescere. Quanto allo choc fiscale, devi sapere dove intervenire, per non bruciare risorse. E insisterei anche su misure che non costano: Codice degli appalti, Codice di procedura civile. E poi le burocrazie ministeriali: non posso dire ciò che penso su questo». Ci dica sinceramente: come va il rapporto con il «terzo partito», da Giuseppe Conte a Giovanni Tria a Enzo Moavero Milanesi? «Con il presidente Conte mi trovo bene, con gli altri ho meno a che fare. Certo, con le strutture del Mef in alcune occasioni abbiamo avuto criticità: i tecnici di quel ministero a volte vorrebbero imporsi anche per dinamiche personali e non di interesse generale...>•. I mercati stanno reagendo bene verso l'Italia, le aste sui Btp sono andate benissimo: sii. la domanda e giù i rendimenti. Forse allora gli investitori non danno molto retta a Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis... «I fondamentali dell'Italia sono ottimi. I mercati vogliono investire. Dobbiamo garantir loro stabilità e visione. E la sicurezza che si vada avanti. La cosa peggiore - anche nella vita personale - è la percezione di instabilità ed incertezza». A proposito. La spada di Damoeie del secondo mandato condiziona alcuni suoi colleghi? «Come avrà capito, io sono uno spirito libero. Penso e spero di no». Ha sentito di recente Beppe Grillo? Che impressione ha, secondo lei, di questa vostra fase? «C'erto che l'ho sentito. Ora il Movimento cammina sulle proprie gambe, ma il suo contributo come garante è essenziale. Ho condiviso moltissimo dei suoi recenti interventi». Siete arrivati pronti alla prova del governo? {Sorride) «Sono convinto che i cittadini ci abbiano chiesto di dare di più. E credo di averle risposto...».

Foto: LOMBARDO Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio [Ansa]