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30/05/2020

Dadone “Basta con i maxi concorsi Solo a piccoli gruppi ed esami digitali”

La Repubblica - Rosaria Amato

Intervista alla ministra della Pubblica amministrazione
Promosso lo smart working negli uffici pubblici "Ha funzionato e non si tornerà più indietro A regime lavorerà da casa il 30-40 per cento"
roma - Semplificare e digitalizzare per una pubblica amministrazione più funzionale e più vicina ai cittadini e alle imprese. Un obiettivo a cui stanno lavorando contemporaneamente il governo, con il decreto Semplificazioni, e il comitato di esperti guidato da Vittorio Colao, con le proposte per far ripartire l'Italia. Sia il provvedimento che il piano sono attesi per giugno: «La funzione pubblica è in prima linea nell'impegno, tanto atteso, per sciogliere lacci e lacciuoli della burocrazia», assicura la ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, che per accelerare il cambiamento annuncia anche a brevissimo l'avvio di concorsi che per la prima volta saranno interamente digitali, dalla domanda alle prove scritte fino alla correzione.
La pandemia ha aperto le porte allo smart working come mai era successo finora. Ha sostituito alla battaglia per timbrare il cartellino in orario una gestione per risultati.
In molti casi, però, si è trattato di telelavoro condotto tra ostacoli tecnologici e formativi.
«Abbiamo messo in campo un lavoro agile che per forza di cose è stato d'emergenza. Eppure la risposta delle amministrazioni è stata soddisfacente. Ora con lo smart working non torneremo indietro: pensiamo di rimanere a regime intorno al 30-40% e di trasformarlo in una modalità realmente flessibile».
La pandemia ha favorito anche altri cambiamenti positivi nella pubblica amministrazione? «Credo che la differenza stia nel fatto che si siano superate all'improvviso le resistenze culturali e i limiti che c'erano stati finora. Noi abbiamo spinto molto perché questo accadesse. L'emergenza ha aperto la strada alla sburocratizzazione, permettendoci di fare passi in avanti che prima per mancanza di coraggio non erano stati possibili. Ora si tratta di portare a regime e a conclusione questo lavoro che è stato avviato su due direttrici, quella del capitale digitale e quella del capitale umano».
Nell'intervista di ieri a Repubblica anche Vittorio Colao ha indicato tra gli obiettivi di fondo della Fase 2 la trasformazione della PA attraverso le tecnologie digitali.
«Ho avuto modo di confrontarmi già un paio di volte con il dottor Colao e la sua task force. Ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d'onda sulle direttrici di azione: spinta sulla formazione, sulle nuove competenze, sullo snellimento delle procedure e potenziamento del digitale quale driver per arrivare a una vera semplificazione».
Semplificare le procedure non basta. È emersa negli anni una forma di rifiuto dei funzionari pubblici nei confronti della "firma", per timore di venire accusati in seguito di danno erariale.
«Negli anni è stata prodotta moltissima normativa, le regole sono diventate troppo intricate, i controlli, anche ripetitivi, si sono moltiplicati. E questo ha creato caos e ha suscitato la paura della firma.
Tra le idee c'è quella di armonizzare il controllo preventivo con quello ex post, in modo da evitare il rischio di arrivare a un risultato diametralmente opposto rispetto alle premesse. Cercheremo di sganciare l'azione amministrativa dai troppi legacci che la vincolano».
Un tentativo fatto più volte anche in passato, ma evidentemente non ha funzionato.
«Non credo che tutte le riforme del passato siano state inefficaci, ma adesso cercheremo davvero di rivedere a fondo i processi. E di passare a una digitalizzazione vera.
Finora digitalizzazione ha significato mettere i documenti in pdf, senza risolvere molto. Invece nel decreto semplificazione verrà affermato il principio del "once only": le banche dati verranno digitalizzate con accesso a tutte le amministrazioni, e la Pubblica amministrazione potrà richiedere un dato documento una sola volta. Faremo in modo che gli uffici perdano la "gelosia" verso i dati che custodiscono e li mettano a disposizione di tutto il sistema».
Un processo che richiede anche nuove competenze. I concorsi, troppe volte annunciati, sono ancora fermi.
«C'è stata la sospensione dovuta al Covid. Ora contiamo di riprenderli al più presto, ma con nuove procedure.
L'iscrizione avverrà tramite Spid, l'identità digitale, per accelerare i tempi: prima passavano moltissimi mesi tra avvio e conclusione. Inoltre non ci saranno più prove scritte su carta: tutti i concorsi verranno trasferiti sul digitale. Non ci saranno più maxi-prove nella Capitale, ma diffuse sui territori, utilizzando scuole, università, a piccoli gruppi, per esigenze sanitarie, ma non solo.
Nelle prossime settimane arriveranno i nuovi bandi».
Fa discutere la proposta di sospendere ancora una volta il Codice degli appalti, dando ampi poteri a una serie di commissari.
«Credo che le norme vadano migliorate, non bypassate. Detto questo, il lavoro sulle grandi opere attira molta attenzione, anche della stampa. Ma la mia attenzione è rivolta soprattutto agli appalti sotto soglia, al di sotto dei 5 milioni di euro.
Nella mancanza totale di indicazioni, queste procedure vengono lasciate alla discrezionalità delle amministrazioni più piccole. Invece, è proprio qui che servono norme chiare, anche per tutelare i funzionari dal rischio di danno erariale. Si tratta spesso di lavori importanti, come la pulizia degli argini, ma senza un minimo di accompagnamento da parte dello Stato è difficile fare scelte consapevoli». In cosa altro il nuovo decreto migliorerà la vita delle persone? «Ci saranno molte facilitazioni in tema di green economy, per esempio per ottenere l'autorizzazione all'installazione delle colonnine di ricarica elettrica. Semplificherà la vita in modo rilevante: credo che il risultato più importante sarà quello di permettere la fruizione e il dialogo delle banche dati».

Fabiana Dadone

Sospendere il Codice degli appalti? Le norme vanno migliorate e non bypassate Mi preoccupano le gare sotto i 5 milioni di valore

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Foto: DEL PUPPO/FOTOGRAMMA