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30/03/2021

Da Renzi a Giorgetti e Orlando L’affare sulla pelle di Taranto

Corriere del Mezzogiorno

Il graffio
di Rosanna Lampugnani Era il 2018, Matteo Renzi premier, quando la multinazionale dell'acciaio ArcelorMittal entrò in Ilva, poi quell'accordo fu perfezionato a settembre, all'inizio del governo gialloverde, con Giancarlo Giorgetti ( foto) accanto a Giuseppe Conte come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tre governi dopo, il neoministro allo Sviluppo economico del governo Draghi vuol vedere le carte dell'acciaieria tarantina: lo ha detto ieri ai sindacati e lo ha scritto sul sito del ministero: «Vogliamo far lavorare l'azienda e in quest'ottica anche il piano industriale ha necessità di aggiornamento. Stiamo approfondendo il dossier perché ci sono aspetti non chiarissimi». Dopo tutto questo tempo cosa non convince Giorgetti? Il ministro vuol rimettere mano al piano industriale, non si fida della multinazionale belga-indiana che a dicembre ha sottoscritto un accordo con Invitalia per l'ingresso della mano pubblica nell'azienda grazie ad un investimento di 412 milioni? Per ora Giorgetti si è limitato ad annunciare che queste risorse arriveranno prima del 13 maggio - quando il consiglio di Stato si esprimerà sul provvedimento del Tar di Lecce che ha bloccato l'altoforno; con la postilla che il governo si riserva la nomina di tre suoi membri "controllori" da inserire nel consiglio di amministrazione. Poi tutta la vertenza arriverà sul tavolo di una task force che presto sarà nominata dal Mise. Insomma si brancola nel buio, si vive nell'incertezza assoluta, anche rispetto al sistema degli appalti che lavora con l'impianto tarantino, come ha sottolineato il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia, il quale si è augurato uno scatto in avanti del governo e l'assunzione di responsabilità verso l'acciaieria, i suoi lavoratori e verso la città jonica. Ma alle viste non c'è nulla di nuovo. «Dal 2018 abbiamo avuto quattro ministri, ma i lavoratori sono sempre gli stessi, aspettano risposte e pagano per queste incertezze», ha affermato Francesca Re David, segretaria della Fiom Cgil. Tuttavia, di fronte a questa paralisi, a questa assurda anche se implicita ammissione di incapacità a gestire situazione complesse, sorge il dubbio che il ministro Giorgetti voglia a tutti i costi marcare una discontinuità con il predecessore Stefano Patuanelli e oggi collega di governo alla guida del dicastero dell'Agricoltura. O forse la discontinuità è verso il presidente di Invitalia, Domenico Arcuri, vera bestia nera di Matteo Salvini. Insomma, quest'ultimo capitolo di IlvaArcelorMittal alla fin fine andrebbe letto come un "affare politico", più che di sostanza, giocato sulla pelle di migliaia di lavoratori e di un'intera comunità e non a caso sulla riunione di ieri non una parola è arrivata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, pur presente al tavolo dell'incontro con i sindacati.