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10/04/2021

Da lunedì in arancione Fontana attende l’annuncio

La Repubblica - Andrea Montanari

Il cambio di colore
Nel giorno in cui la Lombardia si aspetta di tornare, da lunedì, in zona arancione, il presidente della Regione Attilio Fontana chiede al governo «un cambio di passo» e «semplificazione delle regole» sull'assegnazione dei fondi del Recovery Plain, mentre il sindaco Beppe Sala sostiene che «i fondi devono essere consegnati ai Comuni virtuosi». ● a pagina 2 Nel giorno in cui la Lombardia si aspetta di tornare da lunedì in zona arancione, Regione e Comune si dividono. Il presidente della Regione Attilio Fontana chiede al governo «un cambio di passo» e la «semplificazione delle regole» sull'assegnazione dei fondi del Recovery plan. Il sindaco Beppe Sala dice «basta alle cabine di regia» e sostiene che «i fondi devono essere consegnati ai Comuni virtuosi».
Anche perché «Milano ha perso 12 mila abitanti. Purtroppo abbiamo avuto a ieri 5.700 deceduti per Covid, ma la popolazione è cresciuta di 146 mila persone nell'ultimo decennio». Il sindaco ammette di essere «preoccupato per i prossimi 24 mesi. Ci vorranno due anni per recuperare i livelli di turismo del 2019. Ma la Milano del 2026 sarà anche meglio: ambiente».
Fontana, invece, definisce «utile e positivo» l'incontro ieri con il premier Draghi, che ha ribadito la centralità delle Regioni. Che per il governatore dovranno essere insieme agli altri enti locali i «veri soggetti attuatori» dei progetti, ma «in tempi rapidi e attraverso un cambio di passo, possibile solo partendo dalla semplificazione e dalla sburocratizzazione delle procedure». Fontana non lo cita espressamente, ma si riferisce al Codice degli appalti approvato dal governo Renzi nel 2016.
Nonostante il pressing sulle riaperture delle attività commerciali invocate nei giorni scorsi sia da Fontana che dal leader della Lega, Matteo Salvini, il premier Draghi si dice «incoraggiato» dalla collaborazione con le Regioni, ma aggiunge una ulteriore condizione ai parametri già introdotti dal decreto del governo. Scandisce: «Se riusciamo a ridurre il rischio di morte delle classi che sono più esposte a questo rischio, è chiaro che si riaprirà tutto con molta più tranquillità».
Ecco perché, sembra di capire, che, anche in Lombardia, il completamento del piano di vaccinazione degli anziani sarà determinante sulle decisioni di allentare le restrizioni. Draghi assicura comunque che «la volontà del governo è di vedere le prossime settimane come di riaperture non di chiusure». È in questo contesto che la Lombardia si presenta questo pomeriggio davanti al giudizio della cabina di regia e al Comitato tecnico scientifico. Dopo la zona rossa iniziata il 15 marzo il ritorno all'arancione da lunedì significherebbe bar e ristoranti ancora solo con il servizio di asporto, ma negozi di nuovo aperti. Anche i parrucchieri e i centri estetici. Scuole superiori di nuovo in presenza fino al 50 per cento. Si potrà di nuovo circolare liberamente, ma solo all'interno del proprio Comune. Mentre resterà in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5. Fontana è fiducioso e anticipa: «Mi auguro e farò di tutto e chiederò alla cabina di regia che la Lombardia possa passare in arancione.
Io ci conto e farò di tutto perché vengano valutati in modo positivo i nostri dati e le nostre considerazioni». I numeri certificano che il miglioramento c'è stato. Il rapporto tra i nuovi contagi per 100 mila abitanti è sceso a 203. Rispetto al tetto di 250 che fa scattare automaticamente la zona rossa. L'Rt settimanale che la Regione ha trasmesso alla Cabina di regia è sceso a 0,85. Ben al di sotto dell'1 che determina il cambio di colore con le restrizioni più rigide.
Esaminando poi i numeri del report sui nuovi contagi e l'evoluzione settimanale dell'epidemia si vede chiaramente che negli ultimi sette giorni solo la provincia di Como ha registrato più di 250 casi ogni 100 mila abitanti. Mentre Bergamo, Lecco, Lodi, Milano e Pavia sono rimaste sotto i 200 nuovi contagi per 100 mila abitanti. I nuovi casi sono diminuiti del 32 per cento rispetto alla settimana precedente. Il numero dei decessi è in leggera diminuzione, il due per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. Anche ieri i morti sono stati ancora 130, i nuovi positivi 2.537. Di cui 675 nel Milanese e 256 in città. Il rapporto tra i contagi scoperti e i tamponi effettuati è sceso al 4,6 per cento. Si sono liberati 4 letti nelle terapie intensive e 94 negli altri reparti.
Dall'opposizione, il Pd Samuele Astuti fa notare che «difficilmente tutti gli over ottanta che hanno aderito alla campagna riceveranno la dose entro domenica 11. Questa confusione indica che da Regione si fanno annunci senza avere la sicurezza di ciò che si dice. E questo è un ulteriore problema».

Foto: Arancione L'attesa delle riaperture sui Navigli: oggi il verdetto sull'uscita dalla zona rossa lombarda