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30/01/2021

Cultura, sfida capitale «Latini deve uscire dal comitato di Ascoli»

Corriere Adriatico

LA QUERELLE
PESARO Il bando ancora non c'è ma la corsa a Capitale italiana della cultura 2024 è già andata ben oltre la seduta scaldamuscoli, con la disputa tra Pesaro e Ancona, capoluoghi di confine, a contendersi la primogenitura a suon di lettere per l'imprimatur della Regione Marche, e a rischiare di diventar entrambi cadetti perchè anche la Romagna solatìa, rivierasca e felliniana si prepara a scendere in pista, così che Rimini potrebbe superare i due contendenti già lanciati con la sgambata del maratoneta. C'è ressa insomma allo start se si pensa che fra le tre città in lizza non si arriva a coprire una distanza di 220 chilometri.
Le scaramucce
Nel frattempo avanti con le scaramucce politico - istituzionali e i rapporti tra Pesaro e Regione investiti dal complesso di Calimero. Mercoledì il Comune di Pesaro, al termine di un pomeriggio convulso, causa endorsement di Palazzo Raffaello per Ascoli, ha inviato ad Ancona la lettera con la richiesta ufficiale di appoggio in modo da mettere nero su bianco la volontà già protocollata dalla giunta Fioravanti. Ma l'assessore alla Cultura Giorgia Latini non ha fatto in tempo a ribadire che la Regione non avrà figli e figliastri nel suo essere sponsor che è finita nel mirino del Pd pesarese per il suo doppio ruolo. Succede infatti che il nome figura nel Comitato tecnico che redigerà il progetto di Ascoli, insieme, tra l'altro, a figure del calibro del rettore della Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori o del direttore della Rete lirica delle Marche Luciano Messi. Questo prima ancora della sua nomina a Palazzo Raffaello perchè è da tempo che Ascoli accarezza l'investitura.
L'effetto scatenante
L'effetto è stata la reazione dei consiglieri regionali del Pd Biancani e Vitri che chiedono un passo indietro. «Fa piacere - scrivono - apprendere da parte dell'assessore Latini la disponibilità nell'accogliere e sostenere senza favoritismi tutte le candidature a Città della cultura 2024. Questo ci auguriamo si concretizzi anche con risorse regionali che possano aiutare i Comuni candidati a sostenere le spese per la presentazione e promozione del progetto, un impegno comunque gravoso per un'amministrazione locale».
La missiva
«Ci aspetteremmo però - proseguono - coerentemente con le rassicurazioni date, che l'assessore Latini rinunci a far parte del comitato tecnico che appoggia la sua città, Ascoli Piceno. Sebbene il comitato sia nato un anno fa, quando l'assessore non svolgeva ancora ruoli nell'esecutivo regionale, ma era in Parlamento come deputata, in questo momento risulta quanto meno inappropriato che resti all'interno dell'organismo. Crediamo che la carica di assessore assegni una responsabilità istituzionale nel rappresentare tutto il territorio regionale. Non è una questione di legittimità, ma di opportunità». E siamo solo agli inizi. La verità è che diventare Capitale italiana della cultura (che Ancona ha perso di un soffio) è un blasone che assicura non solo fondi statali, circa un milione, ma anche battage mediatico, inanellando in fila una serie di opportunità che a futura visione saranno determinanti per la valorizzazione post pandemia.
Partire da lontano
«Nel 2019 - spiega il vicesindaco Vimini -a Matera abbiamo lanciato la Capitale europea della cultura 2033 insieme a Urbino ed è un po' che accarezziamo la candidatura italiana. La scorsa settimana quando abbiamo illustrato il progetto in streaming abbiamo avuto 20mila follower e 600 interazioni, ancor prima oltre 100 iscritti ai tavoli tematici. Ma francamente non vedo tutta questa fretta a lanciarsi per primi, non sono i 100 metri, non c'è nessun traguardo da tagliare giocando sui centesimi di secondo e soprattutto non c'è ancora nessun bando». Nessuna fretta ma attenti a guardarsi alle spalle perchè ad Emma Petitti, presidente dell'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna a guida Bonaccini (è indicata come potenziale candidata del centrosinistra per le ravvicinate amministrative di Rimini) la candidatura della città di Fellini piace molto. Gradisca insomma.
Simonetta Marfoglia
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