scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
05/10/2021

Cultura in cerca di «teste»

Corriere della Sera - Gabriele Ferraris

Gabo sul Corriere
La prima prova del nuovo sindaco saranno le nuove nomine
I n queste ore i torinesi decidono chi li amministrerà per cinque anni. Se sarà la scelta giusta, solo il tempo e i fatti ce lo diranno: ma sono certo che non ci vorrà molto a capirlo. Il primo, o uno dei primi banchi di prova dell'onestà intellettuale del nuovo sindaco saranno le nomine ai vertici delle principali istituzioni culturali della città che, per un concorso di cause, si ritrovano oggi in larga parte acefale. E per alcune di quelle cariche non si attende altro che l'insediamento del nuovo sindaco. Ad esempio, è impellente dare un sovrintendente al Regio: il 25 ottobre scade la prorogatio del commissario. Il mese scorso da queste colonne ho scongiurato i candidati di pensarci per tempo onde non ritrovarsi a prendere decisioni affrettate e sballate, ma non se ne sono dati per inteso. Manco un plissé.

E non si tratta soltanto del Regio. Da Film Commission ad Artissima, dai Musei Civici al Salone del Libro, è un tripudio di cadreghe vacanti: nelle prossime settimane si dovrà rinnovare o confermare una schiera di presidenti e direttori scaduti o prossimi alla scadenza. Per tutte o quasi tutte le cariche sono aperti, o si apriranno, appositi bandi che, di per sé, non sono una garanzia di trasparenza e men che meno di selezione dei migliori: troppi episodi deprecabili nel recente passato autorizzano un ragionevole pessimismo. L'amministrazione uscente ha offerto spettacoli non commendevoli, quali l'imbarazzante pantomima (due bandi e tre anni di piroette) per la direzione del Museo del Cinema; o la cocciuta imposizione di un sovrintendente del Regio decisa da una conventicola di partito attovagliata intorno a una pizza. Nessuna discontinuità, direi, rispetto alle pratiche del passato, se non un bel carico di ipocrisia e di ridicolo in più.


Assodato che il bando non garantisce un bel niente quando la politica decide di imporre le proprie ragioni di bottega, mi parrebbe logico e civile pretendere dal nuovo sindaco un reale cambiamento di stile, una rivoluzione copernicana, per il bene delle istituzioni culturali e dei cittadini che ne fruiscono.


Bando o nomina diretta non fa alcuna differenza, la differenza la farà soltanto l'assunzione di responsabilità da parte una politica che abbia il coraggio delle proprie scelte, senza nascondere i miserabili maneggi del sottogoverno dietro la foglia di fico di un «bando»; una politica che rinunci a considerare quelle poltrone come pedine nel gioco del potere, o come tessere di un mosaico perverso nel quale l'appartenenza ideologica o di clan prevale sul merito e sulla competenza.


I candidati principali hanno riconosciuto, tutti, la centralità della cultura come volano di sviluppo per Torino. Il vincitore dimostri nei fatti di credere alla sue parole, affidando le nostre eccellenze culturali a mani capaci ed esperte; rinunciando, almeno lì, a regalare una prebenda e uno strapuntino a famigli, portaborse, reggicoda, amici degli amici, candidati trombati e attivisti bisognosi. Per quelli, semmai, c'è il reddito di cittadinanza.


© RIPRODUZIONE RISERVATA