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02/11/2018

Cronache dal mercato del cambiamento

Showroom Porte e Finestre - Roberto Anghinoni

Un periodo di profonda trasformazione in una congiuntura debole che offre comunque spunti di crescita. Non tutti i comparti dell'edilizia sono in sofferenza e l'andamento positivo è condizionato da scelte di campo coraggiose. Le sfide per la distribuzione edile.
all'edilizia di non naufragare definitivamente: i bonus fiscali hanno messo in moto un circolo virtuoso che, tanto per dare un'idea, dal 1998 al 2017 (dati Camera Deputati - Cresme) sono state presentate 12.799.296 domande per detrazioni a seguito di interventi di ristrutturazione, per un valore di oltre 229 miliardi di euro con importi detraibili pari a quasi 102 miliardi di euro. E non si può fare a meno di rammentare che questi miliardi sono stati tutti fatturati, con evidente ritorno anche per l'Erario. Tra l'altro, negli anni successivi e fino a oggi il peso dei bonus fiscali (da un po' di tempo estesi anche ai condomini) è aumentato e la cessione del credito che permette al privato un risparmio immediato, ha ulteriormente invogliato alla ristrutturazione. In generale, quindi, tutte le attività che ruotano intorno alla ristrutturazione non stanno andando male. Dalla produzione alla distribuzione, sino agli applicatori professionali, il lavoro non manca, anche se il sostanziale blocco dei lavori pubblici, delle grandi opere in genere, ha riversato nella ristrutturazione una miriade di operatori, in genere poco specializzati e poco attenti all'innovazione, che hanno finito per inquinare un po' le acque, con prezzi molto concorrenziali. È già successo, non è infatti la prima volta che avvengono queste cose, e dobbiamo ricordare che negli anni della crisi circa 600.000 addetti hanno perso il posto di lavoro è sono fallite circa 120.000 imprese, non sempre per colpa loro. Le criticità deL codice AppALti L'eredità di dati che ci ritroviamo oggi, a inizio autunno, e in attesa che entro un paio di mesi i numeri di fine anno saranno disponibili, parla quindi di un mercato al palo per quanto attiene al valore della produzione, e purtroppo il nostro paese cresce, se così vogliamo dire, meno della metà degli altri partner europei. Le ultime stime (luglio 2018) vedono la crescita del PIL di circa l'1,4% (circa metà della media europea), mentre l'edilizia mostra una crescita contenuta che varia fra il +0,6 e il +0,8%. Il settore delle costruzioni è quello che cresce meno, rispetto ad altri comparti produttivi, è un po' come se fosse sganciato dalla dinamica complessiva dell'economia. Ma i motivi non sono un mistero.Fra la moltitudine dei problemi del nostro mercato, due sono particolarmente ingombranti: il nuovo Codice degli Appalti che invece di semplificare è riuscito (vox populi) nella quasi impossibile azione di complicare ulteriormente le cose; la farraginosità della Pubblica amministrazione, i cui meccanismi di spesa sono eufemisticamente inadeguati a sostenere l'attività di una economia moderna. Il nuovo Codice degli Appalti, non appena entrato in vigore, è riuscito a bloccare completamente l'attività per almeno due mesi. Le stesse stazioni appaltanti non sanno che cosa devono fare e nessuno si prende la responsabilità di modificare la situazione. Il sistema delle opere pubbliche è quindi bloccato, l'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) nel suo sito Internet ha aperto addirittura un link (Sblocca cantieri) dove viene costantemente aggiornata la situazione dei lavori che sono in ritardo o incompiuti, o addirittura bloccati a causa di una burocrazia asfissiante e delle disfunzioni legate al Codice degli Appalti.I danni provocati da questa situazione sono Fonte: Ance (*) investimenti in costruzioni al netto dei costi per trasferimento di proprietà Fonte: Ance ingenti perché, tutto sommato, dal 2016 il governo aveva concesso cospicui stanziamenti, aumentando le risorse per le infrastrutture, eliminando l'altro tremendo anacronismo del patto di stabilità, cercando (udite, udite) di mettere insieme uno straccio di programmazione della spesa pubblica. Tutto ciò è stato vanificato dall'inefficienza della Pubblica amministrazione, anche se il pensiero che tutti quei fondi forse erano solo sulla carta ha sfiorato più di una persona. In ogni caso, sempre secondo le stime dell'Ance, il 2017 che doveva essere l'anno della svolta ha perso il 3% del valore della produzione rispetto al 2016 (che già non era stato un gran che). Chi ha sofferto più di tutti sono stati i Comuni, che lo scorso anno hanno dovuto ridurre la spesa pubblica di circa 800 milioni (-7,4%), dopo che l'anno precedente avevano dovuto rinunciare a 1,7 miliardi di spesa. Per concludere con le nefandezze, a causa dell'inefficienza della Pubblica amministrazione nel biennio 2017/2018 sono stati perso 6 miliardi di investimenti aggiuntivi.Le previsioni per questo 2018, come è facile ipotizzare ancora prima della chiusura dei conti annuali, sono quindi tutte da rivedere al ribasso. L'ipotesi iniziale era quella di chiudere con un incremento di 2,4 punti percentuali, dovremo accontentarci di un terzo o poco più. Settori in creScita Se abbandoniamo i dati generali e ci addentriamo nel particolare, ci troviamo di fronte ad andamenti decisamente differenti dei vari comparti produttivi. La vivacità del mercato immobiliare indica anche che i nuovi proprietari, secondo una recente ricerca, prediligono il patrimonio edilizio esistente alle nuove abitazioni, e ciò significa inevitabilmente mettere mano soprattutto alle finiture, agli interventi per migliorare l'efficienza energetica. Una recente ricerca del Cresme, relativa al settore dell'impiantistica, racconta che lo scorso anno i produttori (+6,5%), i distributori (+4,4%) e gli installatori (+5,3%) hanno goduto di buona salute, con percentuali di crescita che altri comparti si possono sognare. Oggi, questo mercato di avvia verso un fatturato globale di circa 120 miliardi. C'entra apparentemente poco con noi, ma è comunque una indicazione che conferma quanto scritto più sopra, il mercato delle macchine per le costruzioni viaggia con crescite in doppia cifra, ormai da qualche anno, non solo per le quote export, ma anche per l'aumento della domanda interna. Ancora, sono in crescita anche i permessi per costruire (e ciò ci riguarda più da vicino). Non è un fenomeno nuovo, ma negli anni bui questi permessi non sempre si traducevano in nuovi cantieri. Speriamo che oggi questo possa avvenire. Per quanto riguarda il mercato dei serramenti, i dati di Unicmi su base Istat parlano di un 2018 che si dovrebbe chiudere con un'ulteriore crescita, un trend positivo iniziato due anni fa. Anche in questo caso, la maggior parte del prodotto è destinato al settore della ristrutturazione. DiStribuzione eDile A queste belle notizie dobbiamo però oggettivamente affiancarne altre un po' meno idilliache, anche se non forzatamente negative. La distribuzione edile probabilmente chiuderà questo 2018 con un leggero segno positivo (intorno all'1%), ma in questo caso abbiamo esempi da +5 o +6%, ed altri da -10 o -15%. Si tratta, principalmente, di problemi di identità e di scelte imprenditoriali. Credo che queste problematiche coinvolgano o coinvolgeranno, anche se in diversa misura, tutte le attività commerciali. Grande distribuzione organizzata e commercio elettronico si stanno appropriando di determinate categorie merceologiche - soprattutto quelle a basso valore tecnico - e mettersi in competizione è decisamente assurdo. La distribuzione edile ha il dovere di togliersi da questo tipo di competizione, naturalmente se desidera continuare a esistere. Molti lo hanno fatto (coloro i quali chiuderanno con un segno più), troppi non si sono ancora decisi (coloro i quali chiuderanno con un segno meno). Il cliente privato, nuovo, fondamentale cliente della rivendita edile, è abituato a esperienze di acquisto (e a modelli di offerta) che devono essere soddisfatti. È questo il motivo per cui gli show-room si stanno moltiplicando (ma non quelle di una volta, abbandonate a se stesse) ed è per questo che le rivendite edili stanno migliorando l'accoglienza, la varietà dell'offerta (serramenti compresi), la competenza dei collaboratori (architetti e geometri e non solo venditori). Meno magazzino e più consulenza. Per i professionisti le rivendite più all'avanguardia hanno predisposto aree tecniche che funzionano benissimo anche per i privati che vogliono sapere come sono composti i loro muri, come sono isolati i loro tetti, quali peculiarità hanno i nuovi serramenti, e così via. Sembra poco, ma è una rivoluzione. Sono queste le basi sulle quali la distribuzione edile (ma direi la distribuzione "tecnica" in genere) deve impostare la sua crescita: offrire, in modo corretto e convincente, servizi esclusivi che i principali e pericolosi competitor non possono garantire. Altro, al momento, non c'è.

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