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12/02/2021

Cristiana GrassoLIVORNO. Il sassolino lo hanno lan…

Il Tirreno - Cristiana Grasso

Cristiana GrassoLIVORNO. Il sassolino lo hanno lanciato loro, le donne dell'associazione Evelina De Magistris, ed è andato a picchiare sulla porta verde del Centro Donna di Largo Strozzi, luogo storico dell'impegno femminile livornese, messo su negli anni Ottanta dall'amministrazione comunale, su proposta della assessora Daniela Bertelli, insieme a molte donne, soprattutto femministe, tra cui la professoressa Liliana Paoletti Buti alla quale è intitolato. Oltre quarant'anni e il centro con il passare del tempo è diventato soprattutto un centro antiviolenza perdendo gran parte di quella componente culturale, letteraria anche, che sta a cuore alle "eveline" (del gruppo fa parte anche Bertelli), tra la ideatrici del centro che fa capo al Comune anche se viene gestito da soggetti che se lo aggiudicano attraverso un bando. In questi ultimi anni a gestirlo è stata l'associazione Ippogrifo, ora c'è stato il nuovo bando e presto si saprà chi sarà a prendere le redini del centro. Proprio in occasione di questo possibile cambio di guardia Evelina De Magistris ha deciso di aprire un dibattito, «che vogliamo costruttivo e non di contrapposizione con altre donne». Ne è uscito anche un documento-riflessione sulla finalità della struttura che ha raccolto un centinaio di firme un po' da tutta Italia e anche dall'estero.Ma cosa chiedono le "eveline"? «Un luogo di socialità femminile. Un luogo in cui poter esprimere creatività, in cui potersi incontrare e confrontare. Un luogo svincolato da orari predeterminati, inevitabili in un affidamento ad un soggetto gestore. Un luogo in cui l'attività di centro antiviolenza non sia prevalente, perché purtroppo molte, troppe donne soffrono abusi, prevaricazioni e violenze, ma esistono nel mondo anche tanta forza e desiderio femminile, che stentano a trovare luoghi fisici dove esprimersi».L'associazione ci tiene anche a sottolineare che non ha nessuna intenzione di subentrare nella gestione del centro. «Lo abbiamo detto anche all'amministrazione comunale, che non siamo interessate, né lo siamo mai state. Non ci interessa neppure chi avrà la gestione né imputiamo ai passati soggetti gestori la situazione, a nostro parere, asfittica in cui il centro versa da troppo tempo». Fatto sta che, nella recente manifestazione di interesse rivolta ai soggetti del terzo settore per l'affidamento della gestione del centro nei prossimi tre anni, il Comune ne pone ancora centrale la fisionomia di centro antiviolenza anche se delle novità, rispetto ai bandi precedenti ci sono... «Il Comune - risponde anche all'associazione De Magistris la vicesindaca Libera Camici -riconosce ed apprezza l'importante impegno delle "donne storiche" che hanno contribuito a far si che il Centro Donna potesse essere un luogo di consapevolezza del proprio essere per tutte le donne di qualsiasi età, appartenenza sociale ed etnica. Questo è un luogo di crescita culturale dedicato alle donne di ogni generazione e formazione, dove è possibile parlare di libertà, autostima e autodeterminazione per far crescere il senso del proprio valore. Un luogo aperto alle associazioni culturali con lo sguardo al femminile. Ma è altrettanto vero che negli anni è cresciuta sempre più la consapevolezza che, oltre ad aiutare le donne a crescere culturalmente per essere più libere, è necessario creare un luogo dove accogliere, ascoltare e sostenere la donna vittima di ogni forma di violenza».Comunque dei ritocchi al bando precedente sono stati fatti. «La nuova impostazione che è stata data a questo bando di affidamento, più aperta alla condivisione e alla molteplicità delle attività, consente all'amministrazione un ampio margine per sperimentare, come richiesto dalle associazioni del territorio, una forma mista di organizzazione delle attività destinando parte dei tempi e degli spazi del Centro Donna alla gestione attraverso la modalità dell'amministrazione condivisa dei beni comuni, stipulando un patto di collaborazione con tutte le associazioni culturali con uno sguardo al femminile che ne faranno richiesta».Ma a Evelina De Magistris le nuove "aperture" ad altre attività che non siano il servizio del centro antiviolenza, ad associazioni da affiancare a chi gestirà la struttura, non bastano. «È proprio lo spirito che vorremmo cambiare, il servizio antiviolenza è un servizio che non si tocca ma non vorremmo che fosse quello che caratterizza il centro. Chiediamo al Comune di Livorno di ripensare le proprie scelte gestionali e di aprire un confronto su questi temi. Si obietterà sui tempi visto che il bando è chiuso: potrebbe forse essere adottata una soluzione-ponte, in modo da discutere in modo approfondito e disteso». --© RIPRODUZIONE RISERVATA