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26/05/2020

Crisi storica, maxi cantieri da sbloccare

QN - La Nazione

di Luigi Caroppo Nella storia. Nell'abisso profondo, mai toccato, della crisi. Lo dice l'Irpet, l'istituto toscano di programmazione economica regionale: «Il primo trimestre di questo 2020 rimarrà nella nostra memoria per molte ragioni. In modo enfatico potremmo dire che sicuramente non ci ricorderemo di questi mesi come quelli in cui si è affrontata 'una crisi', o almeno non una di quelle che si incontrano abitualmente nel ciclo economico. Bensì ripenseremo a questi momenti come quelli in cui le nostre vite hanno vissuto 'la crisi', senza bisogno di altri aggettivi o elementi necessari per qualificarla. Ciò è quanto dicono i numeri che progressivamente si iniziano a ricostruire in merito all'andamento della nostra economia». E la sentenza è drammaticamente pesante, pesantissima: «Il crollo della produzione industriale della Toscana è peggiore di quello già drammatico osservato a livello nazionale, visto che per la nostra regione si stima una flessione del 33,1% rispetto a marzo 2019. Un terzo della produzione è scomparsa». Prospettive? La Toscana deve rialzare la testa, andare oltre la fase 'assistenzialismo'. Se l'immagine della 'locomotiva' d'Italia è lontana anni luce, bisogna quanto meno rimettere in moto la produzione che fa girare investimenti e assicura posti di lavoro. L'occasione c'è. Si chiama revisione del codice degli appalti e decreto semplificazioni. In una parola la possibilità di far riaprire i cantieri delle grandi opere in gran parte già finanziati. E la Toscana ne ha diverse che aspettano di partire o di finire. Lo dice chiaramente Stefano Frangerini, presidente Ance Toscana (Associazione nazionale costruttori edili della Toscana): «Mancano pochi giorni alla scadenza del termine entro cui il governo si è impegnato ad approvare il decreto legge semplificazione che dovrebbe, fra l'altro, prevedere norme sui lavori pubblici: un provvedimento fortemente atteso e voluto da Ance. Oltre al taglio degli adempimenti burocratici, ci attendiamo la conclusione della interminabile storia di alcune opere fondamentali per la Toscana ma bloccate da anni di adempimenti, autorizzazioni, pareri». L'elenco è conosciuto ormai anche nei sussidiari delle elementari, tanti sono gli anni che si ripetono gli stessi nomi: «Opere note quali la Tirrenica, la darsena Europo a Livorno, la nuova pista dell'aeroporto di Firenze - continua Frangerini - tutte opere che potrebbero avviarsi con commissari ai quali andrà assegnato il compito di accelerare e superare la fase preliminare alla gara ovverosia quei quattro o cinque anni che l'esperienza ci dice necessari alla sola approvazione del progetto». Questa è «la semplificazione che serve ed è utile all'Italia e che consentirebbe di trasformare in occupazione le tante risorse che le amministrazioni non spendono, non quella che vorrebbe superare la gara in quanto tale, le gare vanno semplificate ma non superate, per far questo bisogna avere il coraggio di riconoscere il ruolo delle imprese vere che lavorano sul territorio». L'anno scorso Confindustria Toscana ripropose cinque «urgenze nazionali»: «Tirrenica» e «Due Mari», il sistema degli aeroporti, il potenziamento dei porti, il nodo fiorentino dell'Alta velocità. Urgenze rimaste tali, che gli industriali toscani rilanciano a gran voce. Sul fronte politico Matteo Renzi e Italia Viva hanno posto come elemento cardine della permanenza in maggioranza il «Piano Shock» per sbloccare i cantieri (semmai inserendo anche un articolo sugli stadi nel nuovo decreto, Firenze molto interessata). La Regione Toscana richiama ora più che mai il «Patto per lo sviluppo» firmato dal governatore Rossi con le parti sociali del luglio scorso, per investimenti pubblici in infrastrutture, sanità e difesa del suolo, economia circolare e sostegno degli investinmenti privati. Tra le opere da sostenere: le terze corsie in A1 e A 11, 'Tirrenica' e Alta velocità, Darsena Europa, Piombino (settore logistico-portuale) e Marina di Carrara (progetto waterfront), interventi sul sistema aeroportuale toscano e ancora «Assi» di Lucca, Tosco-romagnola e Grosseto-Fano. © RIPRODUZIONE RISERVATA