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22/07/2020

«Criminalità organizzata, le Marche a rischio»

QN - Il Resto del Carlino

La Dia mette in guardia dal pericolo infiltrazioni. «Nel Pesarese sono emerse presenze delle cosche calabresi, specie del reggino»
Le Marche , anche per via della loro posizione geografica centrale, «potrebbero richiamare gli interessi della criminalità organizzata, soprattutto in funzione del riciclaggio e del reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti» e «un potenziale crocevia anche di prodotti illeciti, quali sostanze stupefacenti, sigarette di contrabbando, merci oggetto di ricettazione, quelle contraffatte e rifiuti speciali». E' quanto emerge dalla relazione al Parlamento dell'attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia nel secondo semestre 2019. Inoltre, "le consistente risorse pubbliche investite nella delicata fase di ricostruzione" post sisma "fanno permanere alta l'attenzione per il contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti». I beni confiscati sono dislocati, secondo un ordine quantitativo decrescente, a Pesaro Urbino, Macerata, Ascoli Piceno e Ancona. Il report sottolinea che, al momento, le Marche non sono sede di «consolidati sodalizi criminali di tipo mafioso», anche se nel tempo sono emerse presenze criminali calabresi in particolare, nella provincia di Pesaro-Urbino, dove sono stati individuati soggetti riconducibili a cosche dell'area reggina; a San Benedetto del Tronto, con alcuni soggetti riconducibili alla 'ndrangheta del catanzarese; nella provincia di Macerata, così come nell'area di Fermo, riconducibili Via Bovio, teatro dell'omicidio Bruzzese, nella notte di Natale del 2018, ancora senza colpevoli a cosche del crotonese. E' marginale, invece, la presenza della camorra e, nel tempo, ha riguardato principalmente il reimpiego di capitali nel tessuto socioeconomico locale. In alcuni casi, pregiudicati di particolare spessore criminale hanno scelto il territorio marchigiano per trascorrervi la latitanza. Nella regione sono state rilevate anche presenze di soggetti collegati a sodalizi pugliesi, soprattutto foggiani che, attraverso il cosiddetto 'pendolarismo criminale', si sono resi responsabili di reati predatori, con metodi talvolta molto aggressivi, o di spaccio di stupefacenti. Nelle Marche è stata rilevata anche la presenza di gruppi criminali di matrice etnica che, seppur non caratterizzati da strutture organizzate stabili, tenderebbero progressivamente ad occupare porzioni di territorio. Secondo quanto emerge dal rapporto, la criminalità di origine straniera, infatti, «proprio in ragione dell'assenza di un capillare controllo delle aree da parte di gruppi criminali nazionali, sarebbe riuscita a ritagliarsi spazi nel settore degli stupefacenti, del traffico di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, riuscendo anche a riciclarne i proventi». La relazione evidenzia anche il ruolo del porto di Ancona, «punto di snodo per una serie di attività illecite, quali il traffico di tabacchi lavorati esteri, di merci contraffatte di origine cinese, il trasporto di clandestini, il traffico di stupefacenti provenienti dalle rotte turche e albanesi».