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16/06/2020

Crescita Sì, per i giovani (e, dunque, chi paga?)

Corriere L'Economia - Mauro Marè e Fabio Pammolli

Economia & Politica piani per la ricostruzione
All'aumentare dell'invecchiamento della popolazione, l'età dell'elettore mediano finisce per condizionare le politiche dei governi Ma le nostre chance sono i progetti per puntare sul capitale umano
Come far ripartire l'economia italiana? Nell'immediato siamo costretti ad aumentare il disavanzo e il debito pubblico. Francoforte ci ha consentito di tenere sotto controllo, per ora, il costo del debito. Ma non possiamo pensare che il quantitative easing si protragga per un tempo indefinito. Dobbiamo agire e prendere decisioni concrete e la prossima manovra di bilancio sarà la più complessa nella storia repubblicana. Serve impostare il lavoro per far sì che il tasso di crescita reale del Pil superi il tasso di interesse reale e definire avanzi primari credibili, per diversi anni. Non basta agire solo sul numeratore del rapporto debito/Pil. Serve agire con decisione sul denominatore, sulla crescita. Da ben prima di Covid-19, l'Italia era il malato d'Europa.
Fondi e programmi

In questi ultimi mesi abbiamo toccato con mano la difficoltà di tradurre gli stanziamenti in misure capaci di incidere sull'economia e sulla società. È una difficoltà che dobbiamo superare, a cominciare dagli investimenti, compressi da burocrazia, adempimenti formali, impianto della giustizia amministrativa, pervasività della sfera penale. È un capitolo decisivo, se vogliamo che il debito sia sostenibile. Gli investimenti pubblici sono al palo, come quelli privati: negli ultimi dieci anni, i primi sono diminuiti del 29,9% mentre i secondi sono cresciuti solo dell'8,8%, lontani dalla Germania, dove quelli privati sono aumentati del 60,1% e quelli pubblici del 47,1 per cento.


Di fronte alla massa di risorse che avremo a disposizione nei prossimi anni - circa 170 miliardi da fonti europee e alcune decine di miliardi da sforzi domestici - serve ricordare che ogni euro speso oggi influenza la crescita e la sostenibilità di domani. Per questo, va programmata sin da ora la riduzione della quota dei trasferimenti diretti - che adesso sono necessari - aumentando le risorse per interventi capaci di produrre effetti duraturi su istruzione, tecnologie, infrastrutture, sanità. A parole molti sono d'accordo ma, nella pratica, niente o poco accade, anno dopo anno.


Questa volta, però, se non sapremo spendere, e bene, scopriremo di aver imboccato un sentiero di non ritorno. Questo è un punto che merita di essere evidenziato, perché la preoccupazione per gli effetti di lungo periodo delle decisioni di oggi sembra del tutto assente nel dibattito di queste settimane. Eppure, come dovremmo sapere, la sostenibilità economica e ambientale di una politica economica dipende da come gli oneri di finanziamento si distribuiscono tra le generazioni; da come i benefici della spesa (e delle imposte) si distribuiscono tra giovani e anziani.


Generazioni

Si tratta di una vera e propria trappola. Come Alberto Alesina ci ha insegnato, l'Italia fa fatica a ripartire anche perché soffre di un vincolo politico molto forte, in cui le difficoltà del sistema istituzionale diventano più acute man mano che sale l'età del corpo elettorale: all'aumentare dell'invecchiamento della popolazione e del numero di anziani, l'età dell'elettore mediano finisce per condizionare le politiche dei governi. Qualsiasi iniziativa finalizzata a redistribuire i costi tra le diverse classi di età, si scontra con il blocco delle coorti più anziane. Se si vuole evitare che il conflitto tra le generazioni diventi esplosivo e devastante, serve trovare un diverso equilibrio.


Del resto, le questioni sanitarie e sociali legate all'epidemia, quelle ambientali sui modelli di crescita e di consumo di energia e risorse, hanno riproposto con forza un conflitto generazionale non più sotterraneo. Lo stesso conflitto distributivo, più che uno scontro tra classi economiche, si sta già manifestando in modo evidente come contrasto tra coorti di età, tra giovani ed anziani. Che fare, in concreto?


Risparmio e riforme

Primo punto sono gli investimenti nelle infrastrutture strategiche e nel digitale. Qui un ruolo decisivo potranno avere gli investitori istituzionali, da coinvolgere nella costruzione di piattaforme di coinvestimento pubblico-privato. Più in generale, serve pensare a come valorizzare il risparmio italiano, su basi volontarie sia chiaro, per investimenti strutturali.


Il secondo aspetto sono le riforme, e ve ne sono di urgenti: aumentare la concorrenza in molti settori dell'economia; modernizzare la sanità; eliminare i meccanismi di uscita pensionistica anticipata, a meno che gli anticipi non siano pienamente riflessi nel valore delle prestazioni; realizzare una riforma fiscale strutturale che sposti il prelievo dal lavoro alle altre basi imponibili; sbloccare gli investimenti, intervenendo con drastica decisione sul codice degli appalti e sui profili di responsabilità di chi decide.


Va introdotto un criterio che leghi il prelievo tributario all'età, per tener conto del peso diverso del patrimonio lungo il ciclo di vita. Va ridotta la tassazione sui redditi da lavoro e sulle imprese, riconsiderando quella sui patrimoni e sulle successioni. La differenza tra i punti di partenza va riequilibrata: le stime empiriche mostrano crescenti diseguaglianze, che colpiscono le giovani generazioni.


Previdenza e web tax

Un'idea interessante potrebbe essere quella di predisporre un meccanismo di lascito generazionale previdenziale, dove i padri o i nonni possano trasferire parti di montanti contributivi ai loro discendenti - che faranno molta più difficoltà ad accumulare prima di una certa età. Infine, va perseguita con decisione la tassazione delle nuove basi imponibili digitali, affiancando forme di tassazione esplicita delle transazioni alla tassazione dei profitti. Va ripensato il sistema di welfare, accrescendo le coperture in materia di pensioni e sanità per i più esposti, ma chiedendo un contributo più esplicito a chi può pagare. Infine, vi è un punto trascurato, ma decisivo: va rafforzato con energia l'investimento in istruzione, formazione e università. La crescita è legata al capitale umano, scientifico e tecnologico delle nazioni, cardine per una società aperta, capace di migliorare la qualità delle istituzioni e quella delle classi dirigenti. Non abbiamo alternative. Per i giovani, e per il Paese in cui vivranno.


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170

Miliardi

la quota del Recovery Fund stanziato

dalla Ue di cui potrebbe

beneficiare l'Italia

85,3

La speranza

di vita alla nascita

per le donne. L'età media in Italia è di 45,7 anni (Istat, 2020)

8,8%

La crescita

degli investimenti privati in Italia negli ultimi

dieci anni; in Germania sono aumentati del 60%

1,29

La media

dei figli per donna in Italia. L'età media al parto ha toccato

i 32,1 anni (Istat, 2020)