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20/06/2020

Crediti d’imposta poco efficaci per rilanciare i consumi

ItaliaOggi - ALESSANDRA RICCIARDI

FRANCESCO MANFREDI
Ricciardi a pag. 6 Surreale l'ansia di utilizzare il Mes, quattrini che dovremo comunque restituire con gli interessi e che dopo i risultati greci nessuno in Europa vuole più perché il richiederli finirà per comportare una serie di imprevedibili condizionalità». Del resto i fondi per avviare una ricostruzione del Paese in verità ci sarebbero già, dice Francesco Manfredi, ordinario di economia aziendale della Università Lum Jean Monnet di Bari e Direttore della Lum School of Management: «Penso ai crediti in contenzioso, solo la pace fiscale dello scorso anno ha fruttato 40 miliardi, alla disponibilità dei cittadini a investire nei titoli di Stato, alla liquidità delle partecipate, Cdp da sola ha un deposito di 158 miliardi». Gli stati generali dell'economia? «Incomprensibili». E il piano Colao, una delusione: «102 proposte, alcune anche vecchie», argomenta Manfredi, «e invece servivano poche idee ma rivoluzionarie». Domanda. Gli stati generali stanno per chiudersi. Quali riforme sono emerse come prioritarie da parte del governo? Risposta. Sinceramente credo che nessuno abbia capito il senso di questa cosa, che ha finito per dare, ancora una volta, l'impressione di un Governo che, sia nella forma che nella sostanza, è completamente lontano dalla realtà. Tra l'altro, questa impermeabilità a una comunicazione approfondita e neutrale rende difficile capire non solo di cosa si discuta ma anche dei risultati generati. Lo scopriremo a breve, speriamo non su Twitter. D. Due punti da cui sarebbe essenziale partire? R. Reperire e immettere subito liquidità nel sistema economico e ricreare un clima di fiducia sociale. Due cose peraltro meno difficili di quanto ci viene detto, se solo pensiamo ai 900 miliardi immobilizzati nel contenzioso fiscale e in larga parte sbloccabili con un concordato intelligente e alla possibilità di normalizzare la percezione della situazione sanitaria dando voce ai ricercatori e ai professionisti seri. Senza fiducia non può esserci normalità sociale e senza normalità sociale non può esserci ripresa economica. D. Il presidente di Confindustria Bon o m i h a duramente attaccato il governo sulla Fase 3. Un'uscita dovuta all'«ansia d a p r e stazione», come ha commentato il premier Conte, o altro? R. Bonomi si conferma un « hombre vertical», sta dando prova di essere una persona competente, autonoma e pienamente consapevole del suo ruolo, che non è quello di laudator del Governo (più o meno amico) di turno, ma quello di avanzare proposte e critiche quando le cose evidentemente non funzionano. D. Gli industriali chiedono di velocizzare gli interventi, snellire le norme sugli appalti, ripensare la spesa pubblica, concentrare le risorse su investimenti strategici per lo sviluppo, pagare i 30 miliardi di debiti della pubblica amministrazione. Fattibile? R. Condivisibile e fattibile, certo. È ben chiaro anche agli imprenditori che, come l'Università Lum ha indicato tre mesi fa in un dossier sull'andamento dell'economia post-Covid, e oggi dicono anche Bce e Bankitalia, rischiamo di avere a fine anno una perdita di Pil del 14-15% , un milione e mezzo di disoccupati e 16 milioni di persone sotto la soglia di povertà. Quindi, le parole d'ordine non possono che essere: liquidità, rapidità e priorità. D. Una volta che riprende la produzione, bisognerà pure che riprenda la domanda. R. E infatti è urgente dare liquidità intelligente alla domanda, il che significa immediata (e non crediti d'imposta) e per s o s t e n e r e processi di acquisto in settori chiave che oggi sono in ginocchio e non hanno tempo di recuperare in futuro. Si sono scelti i monopattini, io avrei scelto il turismo, gli eventi, il commercio al dettaglio. Altrimenti per molte imprese diventa difficile chiudere in modo soddisfacente i processi economici (con le vendite), avendo il mercato già perso la gran parte dei 65 milioni di acquirenti stranieri del 2019. D. La liquidità rimane il grande tasto dolente per il Paese. Accedere al Mes per far partire la ricostruzione della Fase 3 è irrinunciabile? R. Per me è incomprensibile, se penso ai crediti in contenzioso (solo la pace fiscale dello scorso anno ha fruttato 40 miliardi), alla disponibilità dei cittadini a investire nei titoli di Stato, alla liquidità delle partecipate (solo Cassa depositi e prestiti ha 158 miliardi depositati sul conto della Tesoreria dello Stato). Proprio per questo mi sembra surreale questa ansia di utilizzare il Mes, quattrini che dovremo comunque restituire con gli interessi e che dopo i risultati greci nessuno in Europa vuole più perché, checché ne dica chi non ha ancora capito come vanno le vicende europee, il richiederli finirà per comportare una serie di imprevedibili condizionalità. D. In soldoni, di quanto abbiamo bisogno per far riprendere l'economia? R. Come Lum abbiamo stimato tre mesi fa che entro la fine d e l l ' a n n o a n d r a n n o i m m e s s i nel sistema almeno 300 miliardi (la G e r m a n i a s t i m a d i doverne immettere più d i 1 . 0 0 0 , giusto per capire gli o r d i n i d i grandezza) e abbiamo anche indicato una serie di fonti a cui attingere. Confermiamo questa analisi e siamo sempre in attesa di capire perché rinunciamo a utilizzare fonti interne e sicure per anelare al pericoloso e comunque insufficiente Mes o aspettare la metà del 2021 quando (forse) inizierà ad arrivare qualcosa dal Recovery Fund. D. Risolto il capitolo finanziamenti, resta da capire come impiegare utilmente le risorse. Quanto è utilizzabile da questo punto di vista il piano Colao? R. Mi sarei aspettato che un piano per il rilancio del Paese, soprattutto in un momento drammatico come questo che però genera la grande opportunità di ragionare liberamente anche su scenari di epocale cambiamento, contenesse non 102 proposte varie ed eventuali (alcune sinceramente banali e di impatto quasi nullo), ma tre o quattro grandi idee con proposte generali di tale valenza rivoluzionaria da apparire quasi come provocazioni. È sulle grandi idee che si aprono i grandi dibattiti e si concretizzano progettualità forti. Partire proponendo la formazione del middle management nella Pa o un piano di comunicazione del turismo (cose che peraltro si fanno da un decennio) mi pare francamente il segno di un'operazione debole. D. Da dove sarebbe partito? R. Per esempio dal sostenere le aggregazioni, che significa investire sulle reti e sul rafforzamento di filiere e distretti. Le reti tra sistemi territoriali, tra istituzioni a livello intra e intersettoriale, tra pmi; una strategia per rafforzare, specializzare e superare i nostri atavici difetti (la competizione tra microrealtà pubbliche) e limiti (le piccole/piccolissime dimensioni del nostro tessuto imprenditoriale), perché il modo migliore per aumentare i livelli di sostenibilità e di resilienza di un sistema è quello di aumentare la propensione e la capacità collaborativa delle sue parti. E poi trasformare il fisco, semplificandolo con la flat tax e orientandolo a sostenere in modo trasparente il reshoring di imprese e cittadini, l'innovazione strategica e gli investimenti sul capitale umano delle aziende, oltre che le aspirazioni delle famiglie. © Riproduzione riserva ta
Come l'Università Lum di Bari ha indicato tre mesi fa in un dossier sull'andamento dell'economia post-Covid (e oggi lo dicono anche Bce e Bankitalia) rischiamo di avere a fi ne anno una perdita di Pil del 14-15%, un milione e mezzo di disoccupati e sedici milioni di persone sotto la soglia di povertà. Quindi, le parole d'ordine non possono che essere: liquidità, rapidità e priorità
Bisogna reperire e immettere subito liquidità nel sistema economico e ricreare un clima di fi ducia sociale. Due cose peraltro meno diffi cili di quanto ci viene detto, se solo pensiamo ai 900 mld immobilizzati nel contenzioso fi scale e in larga parte sbloccabili con un concordato. Senza fi ducia non può esserci normalità sociale e senza normalità sociale non può esserci ripresa economica
È urgente dare liquidità intelligente alla domanda, il che signifi ca immediata (e non crediti d'imposta) e per sostenere processi di acquisto in settori chiave che oggi sono in ginocchio. Si sono scelti i monopattini, io avrei scelto il turismo, gli eventi, il commercio al dettaglio. Altrimenti per molte imprese diventa diffi cile chiudere in modo soddisfacente i processi economici (con le vendite)
Per me è incomprensibile il tifo per il Mes, se penso ai crediti in contenzioso (solo la pace fi scale dello scorso anno ha fruttato 40 miliardi), alla disponibilità dei cittadini a investire nei titoli di Stato, alla liquidità delle partecipate (solo la Cdp ha 158 miliardi depositati). Proprio per questo mi sembra surreale questa ansia di utilizzare il Mes, quattrini che dovremo comunque restituire

Foto: Francesco Manfredi