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31/10/2018

Cpl, il pentito Schiavone conferma «Patto mafioso-imprenditoriale»

Il Mattino

I VERBALI
Mary Liguori
Prima «assolve» il padre, poi dice di averne raccolto il testimone e di avere designato l'imprenditore che, per conto della «sua» fazione del clan dei Casalesi, doveva prendere parte ai lavori di metanizzazione dell'Agro aversano. Processo Cpl Concordia, uno dei rami delle inchieste sulle coop rosse, dopo Ischia, coinvolse il Casertano ma, in sede di sentenza, il disegno accusatorio crollò parzialmente. Gli imprenditori ritenuti «soci» dei boss furono condannati. I vertici della Cpl Concordia assolti. Ma il secondo tempo s'apre con una carta a sorpresa. La variante «imprevedibile» è arrivata con il pentimento di Nicola Schiavone, primogenito del boss Francesco Sandokan. Sta riempiendo pagine e pagine di verbali, l'ex reggente del clan, e tra le varie trame che sta ricostruendo c'è quella che riguarda la metanizzazione della terra dei Casalesi. Dove, a suo dire, i quattro capi della cosca decisero ciascuno per la propria parte quali ditte dovevano entrare in quota nel momento in cui il ghiotto affare della metanizzazione divenne realtà. I verbali sono stati depositati al processo d'appello dal sostituto pg Paola Correra.
LE RIVELAZIONI
«Fino all'arresto di mio padre, nel 1998, non ne sapevo nulla perché avevo 19 anni e lui non mi parlava delle cose del clan. Io mi occupavo di altro. Nel 99 invece presi il suo posto e designai per la metanizzazione Claudio Schiavone come nostro imprenditore di riferimento. Lo stesso fu indicato anche per Villa Literno, ma da Bernardo Cirillo, cugino di Bardellino. A Casapesenna l'ultima parola spettava a Michele Zagaria: decise che lì avrebbe lavorato la ditta dei Piccolo che erano suoi soci». Il pentito continua illustrando quelli che, secondo lui, furono invece gli accordi con la Cpl Concordia. Fatti dei quali seppe «da Antonio Iovine». O ninno, pentito a sua volta, «mi disse che la Cpl, attraverso i suoi rappresentanti, che io non conosco, chiese al clan di garantire tranquillità durante i lavori di metanizzazione; in cambio avrebbe garantito assunzioni a persone da noi indicate e avrebbe dato subappalti a ditte nostre, cosa che in effetti avvenne». «Di questo si occupavano Zagaria e Antonio Iovine e l'accordo andò avanti fino al 2006». Schiavone riferisce poi di frizioni tra lui e Zagaria in merito all'impresa da incaricare per Aversa e di una riunione finalizzata a chiarire la diatriba alla quale avrebbero preso parte «io, Antonio Schiavone, gli imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone. Disposi che l'appalto andasse a Claudio Schiavone».
IL PRIMO GRADO
Il 14 ottobre del 2017 i giudici di Napoli Nord condannarono a 10 anni Antonio Piccolo e a 6 anni Claudio Schiavone (avvocati Paolo Trofino e Giuseppe Stellato) per il quale il capo d'accusa cambiò dall'associazione per delinquere di stampo mafioso al concorso esterno e ottenne il dissequestro dei beni. Tutti assolti, come detto, i vertici della Cpl: Roberto Casari (difeso dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Sena), Giuseppe Cinquanta (difeso dagli avvocati Arturo e Enrico Frojo) e Giulio Lancia (difeso dall'avvocato Bruno Larosa).
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